(AGENPARL) - Roma, 7 Giugno 2026 - La notte tra il 6 e il 7 giugno segna un pericoloso inasprimento del conflitto. Le forze russe hanno esteso il loro raggio d’azione colpendo obiettivi di estrema delicatezza: un sito di stoccaggio nucleare a Chornobyl e due unità navali di soccorso umanitario nel Mar Nero.
Attacco al sito di stoccaggio di Chornobyl Alle 02:10 di stanotte, un drone russo ha colpito l’edificio di ricezione dei container presso l’impianto di stoccaggio centralizzato di carburante esaurito (CSFSF) nell’Oblast di Kiev. L’esplosione ha causato un incendio di 40 metri quadrati, prontamente domato dai soccorsi. Energoatom, l’ente statale ucraino, ha rassicurato: nessun combustibile nucleare era presente nell’edificio al momento dell’impatto e i livelli di radioattività nel sito di Chornobyl restano, al momento, entro i limiti di norma.
Violazioni nel Mar Nero Parallelamente, Mosca ha preso di mira due navi civili del Servizio di ricerca e soccorso marittimo ucraino, impegnate in missioni umanitarie all’interno del corridoio marittimo del Mar Nero. Il ministro Oleksii Kuleba ha denunciato un attacco che viola apertamente la Seconda Convenzione di Ginevra, che garantisce protezione alle imbarcazioni di soccorso. L’operazione ha provocato il ferimento di diversi membri del personale; l’evacuazione delle unità è attualmente gestita dalla Marina ucraina.
Un deliberato disprezzo per le norme internazionali Gli attacchi di queste ore sembrano seguire una logica comune: colpire le infrastrutture che garantiscono la sicurezza civile e la stabilità dei corridoi umanitari. Se l’incursione a Chornobyl sposta l’asticella del rischio sul piano ambientale, l’offensiva contro le navi di ricerca conferma la volontà russa di paralizzare le operazioni civili e umanitarie nel Mar Nero, in un contesto di escalation che ignora sempre più marcatamente il diritto internazionale umanitario.
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/06/07/8038117/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/06/06/8038091/
