(AGENPARL) - Roma, 28 Giugno 2026 - MOGADISCIO – La capitale somala è teatro di una crescente contrapposizione politica tra il governo federale e i leader dell’opposizione.
Abdullahi Mohamed Ali Sanbaloolshe, ex direttore dell’Agenzia Nazionale di Intelligence e Sicurezza (NISA), ha accusato il Presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver preso di mira lui, l’ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire e alcuni anziani tradizionali durante i recenti scontri a Mogadiscio.
Le accuse dell’ex capo NISA
Secondo Sanbaloolshe, le forze governative avrebbero attaccato la residenza di Khaire mentre al suo interno si trovavano vari esponenti, tra cui il capo del clan Mursade. L’ex direttore ha affermato di non essere disposto a perdonare l’accaduto.
La replica del Governo
Il Ministro della Difesa somalo, Ahmed Moallin Fiqi, ha respinto con fermezza tali affermazioni, definendole prive di fondamento. Al contrario, Fiqi ha accusato l’ex capo dell’intelligence e altri esponenti dell’opposizione di aver minacciato la sicurezza nazionale.
Il Ministro ha dichiarato che alcuni individui legati all’opposizione sono stati coinvolti in attacchi con mortai diretti al palazzo presidenziale. Fiqi ha sottolineato come uno dei colpi abbia sfiorato i depositi di carburante della città, rischiando di provocare un grave disastro.
Il governo ha inoltre riferito di essere in possesso di informazioni riguardanti il sostegno e i finanziamenti esteri ricevuti da alcune delle persone coinvolte. Sarebbero state utilizzate armi non destinate a uso pubblico.
Stallo elettorale e impatto umanitario
Lo scambio di accuse avviene in un clima di elevata tensione politica riguardante le elezioni e l’orientamento del Paese.
I dati relativi agli scontri armati di inizio giugno — avvenuti nei pressi dello snodo di Dabka e propagatisi in aree densamente popolate come Hawlwadaag, Abdiaziz, Hodan, Wardhigley e parti di Karaan — indicano un bilancio pesante. Si contano almeno 13 morti, 189 feriti e circa 12.500 famiglie sfollate.
Crediti: Voice of America / Public Domain.
