(AGENPARL) - Roma, 28 Giugno 2026 - Il Cairo e Ankara consolidano i rapporti attraverso accordi strategici e esercitazioni congiunte, segnando un netto superamento delle tensioni del passato.
IL CAIRO – Le relazioni tra Egitto e Turchia entrano in una fase di consolidamento strategico. In una giornata che segna un importante passo avanti nella normalizzazione diplomatica tra le due potenze regionali, fonti ufficiali al Cairo hanno annunciato un rafforzamento della cooperazione militare tra i due Paesi.
Il vertice al Cairo
Al centro del dialogo vi è stato l’incontro ufficiale tra il capo di Stato Maggiore egiziano, il generale Ahmed Khalifa, e il suo omologo turco, il generale Selçuk Bayraktaroğlu. Il summit nella capitale egiziana non rappresenta un evento isolato, ma si inserisce in una serie di iniziative concrete che stanno ridisegnando l’asse tra Il Cairo e Ankara.
Secondo quanto emerso dall’incontro, le delegazioni hanno discusso attività congiunte finalizzate non solo all’ampliamento della collaborazione, ma anche a un profondo scambio di conoscenze specializzate tra le rispettive forze armate.
Le tappe del disgelo
Il rafforzamento dei legami militari poggia su basi concrete gettate nelle ultime settimane:
- Esercitazioni militari: Si sono tenute la scorsa settimana, dimostrando un’interoperabilità crescente tra i due eserciti.
- Comitato Misto: L’incontro dei capi di Stato Maggiore segue la quinta riunione del Comitato Misto di Cooperazione Militare.
- Nuovo patto di collaborazione: È stato siglato un accordo formale che sancisce l’impegno reciproco a lungo termine.
Il contesto storico: dal gelo alla cooperazione
Questo riavvicinamento assume una valenza geopolitica significativa se letto alla luce del decennio trascorso. Le relazioni tra i due paesi avevano attraversato una fase di profonda instabilità in seguito agli eventi del luglio 2013, che portarono al rovesciamento dell’allora presidente egiziano Mohamed Morsi, figura chiave dei Fratelli Musulmani.
La rottura diplomatica fu dettata da divergenze ideologiche e politiche insanabili, culminate nel rifiuto di Morsi di ascoltare gli avvertimenti dell’allora ministro della Difesa, Abdel Fattah el-Sisi, riguardo all’imposizione della shariacome base della giurisprudenza nazionale. La tensione raggiunse il suo apice quando Morsi invocò la “guerra santa” (jihad) contro il governo siriano di Bashar al-Assad, posizioni che accelerarono la crisi politica interna in Egitto.
La successiva mobilitazione popolare, che raccolse 22 milioni di firme, portò alla deposizione di Morsi, al suo arresto e alla successiva ascesa alla presidenza di Abdel Fattah el-Sisi.
Oggi, il nuovo corso delle relazioni bilaterali segna un distacco definitivo da quelle turbolenze, indicando la volontà di entrambi i governi di privilegiare la stabilità regionale e la cooperazione pragmatica rispetto alle divisioni ideologiche del passato.
