(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - L’ Organizzazione Comune di Mercato del vino, nata nel 1962 insieme alla Politica Agricola Comune, rappresenta uno dei sistemi regolatori più longevi e identitari dell’Unione Europea. La sua evoluzione normativa racconta sessant’anni di trasformazioni economiche, territoriali e culturali, in cui il settore vitivinicolo europeo – che ancora oggi detiene quasi la metà delle superfici vitate mondiali e oltre il 60% della produzione globale – ha richiesto strumenti specifici per garantire stabilità, qualità e competitività internazionale.
Nella fase originaria, tra gli anni Sessanta e Novanta, l’OCM Vino si fondava su un impianto fortemente interventista: diritti di impianto e reimpianto per controllare l’offerta, premi di estirpazione per ridurre le superfici eccedentarie, distillazioni obbligatorie o di crisi per assorbire i surplus, prezzi minimi garantiti per i vini da tavola. Era un modello coerente con la PAC dell’epoca, orientata alla gestione delle eccedenze e alla stabilizzazione dei redditi agricoli.
La prima grande riforma organica arriva nel 1999 con il Regolamento (CE) n. 1493/1999, che introduce una revisione complessiva del sistema. L’obiettivo è semplificare il quadro normativo e rendere il settore più competitivo, attraverso una nuova disciplina dei diritti di impianto, misure strutturali di ristrutturazione e riconversione dei vigneti, distillazioni più mirate e un aggiornamento delle norme tecniche di produzione e classificazione dei vini.
La svolta più profonda si realizza nel 2008 con il Regolamento (CE) n. 479/2008, anticipato dal documento COM(2006)319 della Commissione Europea. La riforma nasce dalla necessità di affrontare la concorrenza internazionale, ridurre le eccedenze strutturali e modernizzare il settore. Vengono introdotti i Programmi Nazionali di Sostegno (PNS), che diventano il cuore operativo dell’OCM, con misure come la promozione nei Paesi terzi, la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, la vendemmia verde, l’assicurazione del raccolto e i fondi di mutualizzazione. La distillazione di crisi viene progressivamente ridimensionata, mentre i diritti di impianto vengono avviati verso l’abolizione, poi prorogata fino al 2015.
Con il Regolamento (UE) n. 1308/2013, l’OCM Vino confluisce nell’OCM Unica, pur mantenendo una disciplina specifica che riguarda le pratiche enologiche, le norme di etichettatura, la gestione delle DOP e IGP, le autorizzazioni di impianto e gli interventi strutturali finanziati dai PNS. Il regolamento del 2013 diventa la base normativa di riferimento per tutto il decennio successivo.
La riforma della PAC 2021–2027 introduce un nuovo quadro regolatorio attraverso i Regolamenti (UE) 2021/2115, 2021/2116 e 2021/2117, che integrano gli interventi dell’OCM nei Piani Strategici Nazionali, rafforzano la dimensione ambientale, aggiornano le norme sulle indicazioni geografiche, sulle pratiche enologiche e sulle autorizzazioni di impianto, e ridefiniscono la governance finanziaria e i controlli.
Negli anni più recenti, il settore è stato interessato da ulteriori aggiornamenti. Il Regolamento (UE) 2024/1143 riforma l’intero sistema delle Indicazioni Geografiche, rafforzando la protezione internazionale delle IG, il ruolo dei consorzi di tutela e la semplificazione delle procedure di modifica dei disciplinari. Nel 2026, il cosiddetto “Pacchetto Vino” (Reg. UE 2026/471) aggiorna le norme di etichettatura, le pratiche enologiche, la disciplina delle IG e gli interventi di mercato, rappresentando l’ultima evoluzione normativa del comparto.
Nel quadro attuale, le misure attivabili dagli Stati membri attraverso i Programmi Nazionali di Sostegno – ora integrati nei Piani Strategici della PAC – comprendono la promozione nei Paesi terzi, la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, la vendemmia verde, l’assicurazione del raccolto, i fondi di mutualizzazione, gli investimenti materiali e immateriali, la distillazione dei sottoprodotti, gli interventi ambientali e le azioni di sostegno alle denominazioni di qualità.
L’insieme di queste riforme ha trasformato l’OCM Vino da un sistema di gestione delle eccedenze a un modello moderno, orientato alla competitività, alla sostenibilità e alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo europeo. Oggi l’OCM rappresenta uno strumento strategico per accompagnare il settore nelle sfide globali: cambiamento climatico, volatilità dei mercati, tutela delle IG, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. È un impianto normativo che continua a evolvere, mantenendo un equilibrio tra tradizione, identità territoriale e modernizzazione produttiva, e che rimane centrale per la politica agricola e agroalimentare dell’Unione Europea.