(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - L’esplosione dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali spinge la richiesta di nuove infrastrutture, ma il mercato delle costruzioni fatica a tenere il passo. Servono nuovi modelli di approvvigionamento, maggiore standardizzazione e una gestione diversa del rischio.
La corsa globale ai data center sta entrando in una nuova fase. La domanda di capacità di archiviazione ed elaborazione dei dati cresce a ritmi senza precedenti, alimentata dall’espansione dell’intelligenza artificiale, del cloud computing e dei servizi digitali. Secondo le principali previsioni di mercato, la capacità globale dei data center potrebbe raddoppiare entro il 2030.
Dietro questa crescita, tuttavia, si nasconde un problema meno visibile ma sempre più critico: la capacità del settore di costruire nuove infrastrutture con la velocità richiesta dal mercato.
Secondo gli esperti del settore, il vero collo di bottiglia non riguarda soltanto la disponibilità di terreni, energia elettrica o autorizzazioni urbanistiche. A rappresentare una sfida crescente è soprattutto il modello stesso con cui vengono progettati, appaltati e realizzati i data center.
Una domanda senza precedenti
La pressione sul comparto è alimentata da una combinazione di fattori che agiscono simultaneamente: crescita dei servizi cloud, sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa, aumento della domanda di calcolo ad alte prestazioni e necessità di infrastrutture digitali sempre più distribuite.
Tuttavia, la realizzazione di nuovi data center si scontra con vincoli complessi e interconnessi: disponibilità di siti idonei, accesso all’energia, sostenibilità ambientale, resilienza delle catene di approvvigionamento e scarsità di competenze specialistiche. A questi si aggiunge un ulteriore elemento: il numero di grandi appaltatori in grado di assumersi rischi legati a tempi, costi e prestazioni continua a diminuire, mentre la domanda cresce rapidamente.
Il limite dei modelli tradizionali
Il modello predominante nel settore resta il cosiddetto “Design and Build” (D&B), che affida a un unico soggetto la responsabilità della progettazione e della costruzione dell’opera.
Questo approccio ha garantito per anni un’elevata certezza nella gestione del rischio e un unico interlocutore per investitori e finanziatori. Tuttavia, quando viene applicato su larga scala e in modo ripetitivo, mostra limiti sempre più evidenti.
La concentrazione dei progetti nelle mani di un numero ristretto di grandi contractor riduce la concorrenza e contribuisce all’aumento dei costi di realizzazione. Inoltre, i processi di gara tendono a restringere ulteriormente il mercato man mano che i progetti diventano più complessi e vengono coinvolti fornitori specializzati.
Costi in aumento e rischio di scarsità
La conseguenza è una dinamica che molti operatori definiscono ormai strutturale: aumento dei costi di costruzione, crescita dei prezzi dei materiali, maggiore pressione sulle catene di fornitura e carenza di personale qualificato.
Anche qualora venissero risolti i problemi relativi a energia, pianificazione e disponibilità dei terreni, questa configurazione del mercato continuerebbe a esercitare una pressione significativa sui costi.
Per gli investitori e gli operatori del settore il problema diventa quindi individuare nuove modalità di collaborazione con il mercato delle costruzioni per realizzare infrastrutture digitali su larga scala in modo sostenibile e competitivo.
Standardizzazione e industrializzazione come soluzione
Una delle risposte più promettenti individuate dagli esperti consiste nell’abbandonare la logica del progetto unico e personalizzato per adottare un approccio più vicino ai processi industriali.
L’idea è quella di considerare i data center come asset produttivi ad alta tecnologia replicabili, sviluppando progetti di riferimento standardizzati, protocolli tecnici condivisi e criteri di prestazione uniformi.
Questo consentirebbe di ampliare il numero di partner coinvolgibili, aumentare la concorrenza, ridurre i tempi decisionali e migliorare il controllo dei costi lungo l’intero ciclo di realizzazione.
Il ruolo dei metodi di costruzione moderni
Un cambiamento di questo tipo potrebbe inoltre favorire la diffusione dei Modern Methods of Construction (MMC), ovvero sistemi industrializzati e modulari di costruzione.
La prefabbricazione e la produzione in serie di componenti standardizzati permetterebbero di ridurre i tempi di realizzazione, migliorare la qualità costruttiva e diminuire la pressione sulla manodopera di cantiere.
Tuttavia, affinché questi modelli diventino economicamente sostenibili, è necessario garantire una domanda prevedibile e continuativa, elemento che oggi manca in molti programmi di sviluppo infrastrutturale.
La sfida strategica per il Regno Unito e per il mercato globale
Con la crescente competizione internazionale per attrarre investimenti nei data center, la capacità di organizzare la fornitura su larga scala diventa un fattore strategico.
Secondo gli analisti, i Paesi e le aziende che riusciranno a superare le attuali dinamiche di scarsità saranno quelli meglio posizionati per intercettare la prossima ondata di investimenti legata all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture digitali.
La sfida non riguarda più soltanto la costruzione di nuovi edifici, ma la creazione di un ecosistema capace di realizzare rapidamente, in modo standardizzato e sostenibile, le infrastrutture che sosterranno l’economia digitale dei prossimi decenni.
