(AGENPARL) - Roma, 17 Agosto 2026 - Un’analisi di Kenneth Luongo, pubblicata sabato scorso su National Interest, analizza il recente traguardo dei microreattori nucleari negli Stati Uniti, evidenziando tuttavia come la loro effettiva commercializzazione sia ancora lontana e come il rapido mutare del settore dell’intelligenza artificiale (IA) e la concorrenza della Cina stiano complicando le ambizioni nucleari americane.
1. Il traguardo dei microreattori e le applicazioni commerciali
Quattro aziende statunitensi hanno raggiunto la criticità rispettando la scadenza fissata dalla presidenza Trump per il programma Reactor Pilot Program (RPP), sebbene la loro effettiva distribuzione sul mercato richieda ancora anni:
- Antares: Il suo reattore Mark-0 (prototipo del commercializzabile R1 Mark1 a combustibile HALEU TRISO e raffreddato a sodio) ha raggiunto la criticità il 4 giugno presso l’Idaho National Laboratory. Il Mark-1 è stato selezionato per alimentare la base congiunta di San Antonio, in Texas, e l’azienda collabora anche con la NASA per una potenziale base lunare.
- Valar Atomics: Il reattore Ward-250 (un reattore ad alta temperatura a gas, raffreddato a elio) ha raggiunto la criticità il 18 giugno in Utah. L’azienda ha avviato una partnership con Nvidia per valutare l’alimentazione dei data center IA tramite unità distribuite a blocchi (gigasites).
- Deployable Energy: Ha raggiunto il traguardo il 30 giugno all’INL con un reattore a moderazione d’acqua e raffreddato a elio (considerato una “batteria nucleare” da 1 MW) progettato per entrare in un container da 20 piedi.
- Aalo Atomics: Il reattore di test Aalo-X (sodio-colato da 10 MW) ha raggiunto la criticità allo scadere della mezzanotte del 4 luglio all’INL. L’azienda ha stretto una partnership strategica con Crusoe per validare l’efficacia dell’energia nucleare sui carichi di lavoro IA.
2. Il modello mutato dei data center IA
Mentre inizialmente si prevedeva che i colossi tecnologici (hyperscalers come Amazon, Microsoft, Google e Apple) avrebbero costruito enormi data center per alimentare l’espansione dei modelli di frontiera dell’IA (aggiungendo circa 100 gigawatt alla rete statunitense entro il 2030), questo modello è oggi sotto pressione:
- Critiche come quelle di Alex Karp (CEO di Palantir) mettono in guardia contro i rischi legati ai modelli di frontiera centralizzati, suggerendo invece sistemi proprietari protetti da specifici livelli applicativi.
- Se questa tendenza dovesse affermarsi, potrebbe ridimensionare la costruzione di mega data center e la relativa domanda energetica, alterando i piani delle aziende nucleari orientate a quel mercato.
Una mossa pragmatica e a breve termine che si scontra con i ritardi delle nuove tecnologie energetiche, simili a quelle descritte nelle analisi sulle difficoltà di approvvigionamento dei data center americani.
3. La doppia sfida della Cina nell’Intelligenza Artificiale
La Cina rappresenta una minaccia duplice per il predominio statunitense grazie a una strategia incentrata su modelli open-source rapidi ed economici:
- Piattaforme cinesi come DeepSeek vengono ampiamente adottate a livello globale (anche da aziende occidentali), sebbene il NIST statunitense abbia evidenziato come tali modelli promuovano le narrazioni del Partito Comunista Cinese e possano rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale.
- Questo approccio ricorda la Belt and Road Initiative (BRI): offrendo tecnologia e infrastrutture diffuse, Pechino costruisce dipendenze a lungo termine, posizionandosi come futuro fornitore di energia nucleare nel Sud Globale e insidiando le esportazioni nucleari americane.
4. Ritardi tecnologici e limiti di scala negli Stati Uniti
Anche se il boom dei data center dovesse procedere come previsto, permangono forti dubbi sulla tempestività del nuovo nucleare americano:
- I piccoli reattori modulari (SMR) difficilmente saranno pronti in tempo per coprire la domanda del prossimo decennio. Come soluzione tampone, le aziende si sono affidate al riavvio di impianti storici come Three Mile Islande Palisades.
- Il settore privato e Wall Street mostrano resistenza a investire nella costruzione di grandi reattori (come gli AP-1000) a causa dei rischi legati ai costi eccessivi. Le difficoltà si riscontrano anche con i partner internazionali: i piani di investimento da 350 miliardi dalla Corea del Sud procedono a rilento, mentre il progetto da 40 miliardi con il Giappone è frenato da questioni legate alla responsabilità nucleare.
