(AGENPARL) - Roma, 2 Giugno 2026 - "Nel suo messaggio per l'80° anniversario della Repubblica, il Presidente
Sergio Mattarella ha evocato la Costituzione come una "casa comune" fondata
sulla libertà e sulla pacifica convivenza. Eppure, al di là del
cerimoniale, questa celebrazione rischia di ridursi a un esercizio di vuota
retorica istituzionale. C'è una distanza ormai incolmabile e drammatica tra
le parole del Colle e la realtà materiale del Paese. La parata militare che
attraversa i Fori Imperiali nasconde una realtà ben diversa da quella
immaginata dai padri costituenti, trasformando una data che dovrebbe
appartenere ai diritti e alla giustizia sociale in una sfilata di reparti
pronti al fronte e tecnologie di distruzione". Lo dichiara in una nota
Giovanni Barbera, membro della Direzione nazionale di Rifondazione
Comunista.
"Il bilancio del Paese – prosegue l'esponente del PRC – fotografa il crollo
verticale del progetto della Costituente. Le statistiche ufficiali
dell'Istat descrivono una società lacerata dalle disuguaglianze, dove la
povertà assoluta è un fenomeno strutturale che colpisce il 9,7% della
popolazione: quasi 6 milioni di persone sotto la soglia minima di
sussistenza e oltre 8 milioni a rischio indigenza. Il tradimento più
evidente riguarda il lavoro: l'Italia è l'unico paese OCSE con salari reali
fermi da trent'anni e con circa un occupato su dieci che si colloca nella
fascia dei "lavoratori poveri". Di fronte a questo disastro sociale,
l'appello presidenziale alla solidarietà suona drammaticamente astratto se
non accompagnato da politiche economiche di radicale redistribuzione della
ricchezza".
"In questo quadro, il disconoscimento della Repubblica di Pace nata dalla
Resistenza si fa lampante. Esibire i muscoli dello Stato attraverso i
sistemi d'arma calpesta l'articolo 11 della Carta, che ripudia la guerra.
Una scelta ancora più inaccettabile di fronte alle scelte geopolitiche del
governo, appiattito su logiche di scontro frontale e di cobelligeranza di
fatto, dall'invio continuativo di armi all'Ucraina alle missioni nel Mar
Rosso, fino alla complicità strutturale con Israele. Questa postura
alimenta una spinta pericolosa verso il riarmo globale: le spese militari
italiane toccano i 45 miliardi di euro complessivi in ambito NATO. Si
spendono miliardi per gli arsenali mentre si tagliano risorse vitali per la
sanità pubblica, la scuola e il welfare".
"La Repubblica – aggiunge il dirigente del PRC – si difende attuando i
diritti, non mostrando i muscoli. La vera parata dovrebbe essere quella dei
lavoratori, dei medici e degli insegnanti, non quella delle tecnologie di
morte. Per ritrovare il senso di questa data dobbiamo ascoltare la lezione
di Sandro Pertini, che nel suo discorso d'insediamento del 1978 gridò: "Si
svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di
vita". Oggi, celebrare il 2 Giugno significa disertare la retorica della
sfilata per organizzarsi e lottare nelle piazze. È il momento di costruire
un'opposizione reale contro la politica del riarmo e dello smantellamento
dei diritti, riprendendoci il testimone della Resistenza per un'Italia
fondata davvero sul lavoro, sull'uguaglianza e sulla giustizia sociale",
conclude Barbera.