
(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - Benjamin Netanyahu (Crediti: U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0)
L’analisi del Washington Post firmata da Max Boot accende un faro su una crisi profonda. La dottrina di sicurezza di Benjamin Netanyahu, un tempo basata su una prudente deterrenza, è diventata un peso per la strategia a lungo termine di Israele.
Dal “falciare l’erba” alla guerra totale In passato, Netanyahu gestiva le crisi con la strategia del “tagliare l’erba”: operazioni brevi, mirate a mantenere la deterrenza senza destabilizzare la regione. Dopo il 7 ottobre 2023, questo quadro è cambiato radicalmente. Il premier ha abbracciato una retorica massimalista, promettendo la distruzione totale dei nemici su più teatri d’operazione.
I rischi della nuova dottrina:
- Sovraccarico militare: Le operazioni simultanee a Gaza, in Libano, Siria e Iran stanno esaurendo le risorse dello Stato.
- Dipendenza esterna: Israele sta perdendo la sua storica autosufficienza. La necessità di un sostegno militare statunitense costante indebolisce la capacità di Tel Aviv di agire in autonomia.
- Il fallimento del dominio: Occupare territori non significa controllo. Nonostante la superiorità bellica, Israele è impantanato in conflitti di logoramento senza una chiara strategia di uscita.
L’avvertimento di Ben-Gurion Boot chiude citando il fondatore di Israele, David Ben-Gurion: il potere militare da solo non garantisce la sicurezza. Senza un orizzonte diplomatico, la caccia alla “sicurezza assoluta” rischia di erodere le fondamenta stesse dello Stato.
La conclusione dell’analisi è netta: la ricerca di un dominio regionale attraverso la forza pura non è sostenibile per un piccolo Stato in un contesto complesso. Israele rischia di indebolire la propria forza strategica invece di rafforzarla.
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