(AGENPARL) - Roma, 27 Maggio 2026 - Nel capitolo dedicato al biometano, il Governo conferma una scelta politica precisa: investire in una filiera che non è solo energetica, ma profondamente agricola, circolare e strategica per la decarbonizzazione del Paese. I 2,2 miliardi di euro previsti dal Decreto PNRR 2026 si inseriscono infatti in un percorso già tracciato dal legislatore e dal quadro europeo.
Il riferimento normativo principale è il DM 15 settembre 2022, che ha definito criteri, modalità e incentivi per la produzione di biometano sostenibile, in attuazione del PNRR – Missione 2, Componente 2. Quel decreto ha rappresentato il primo passo per strutturare una filiera nazionale capace di valorizzare i sottoprodotti agricoli, ridurre le emissioni e creare nuove opportunità economiche per le imprese agricole e agroindustriali.
Il nuovo intervento del Governo si colloca in continuità con quella impostazione, ma la rafforza alla luce delle priorità fissate dalla strategia europea REPowerEU, che chiede agli Stati membri di aumentare rapidamente la produzione di biometano per ridurre la dipendenza energetica dall’estero e accelerare la transizione verso fonti rinnovabili. L’Italia, con una delle più grandi disponibilità di biomasse agricole in Europa, è in una posizione favorevole per diventare un hub produttivo, ma servono investimenti, certezza normativa e tempi autorizzativi compatibili con gli obiettivi europei.
Il decreto in preparazione punta proprio a questo: sostenere nuovi impianti, favorire la riconversione di quelli esistenti e consolidare una filiera che integra agricoltura, allevamenti e industria energetica. Il biometano viene così riconosciuto come un pilastro della sovranità energetica nazionale, ma anche come uno strumento di politica agricola, perché consente alle aziende di diversificare il reddito, ridurre i costi di gestione dei reflui e contribuire alla riduzione delle emissioni in linea con gli impegni assunti dall’Italia nel quadro del Regolamento (UE) 2018/842 sugli obiettivi di riduzione delle emissioni nei settori non ETS.
In questo senso, l’intervento del Governo non è solo tecnico: è un tassello politico che rafforza la capacità del Paese di rispondere alle crisi energetiche, di valorizzare le risorse agricole e di allinearsi agli obiettivi europei senza sacrificare la competitività delle imprese. Il biometano diventa così un punto di incontro tra politiche climatiche, politiche agricole e politiche industriali, con un impatto diretto sulla sicurezza energetica e sulla sostenibilità del sistema produttivo italiano.