
(AGENPARL) - Roma, 20 Maggio 2026 - Il viceministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, smentisce le voci su un possibile abbandono del trattato da parte dell’Iran. Mosca si riafferma come mediatore chiave in Medio Oriente, lanciando un chiaro monito alle politiche di pressione di Washington
Mentre l’amministrazione Trump annuncia un ridimensionamento strategico degli impegni militari in Europa, il fronte mediorientale resta il vero ago della bilancia geopolitica. A riportare l’attenzione sul dossier iraniano è arrivata oggi una nota ufficiale da Mosca: il viceministro degli Esteri Sergey Ryabkov, in un’intervista alla TASS, ha respinto con forza le ipotesi di un ritiro dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare (NPT).
Il “vittimismo” strategico di Teheran
Ryabkov ha definito le accuse circolate nelle ultime settimane come “inappropriate e infondate”. Secondo Mosca, nonostante le tensioni crescenti, gli attacchi subiti dagli impianti nucleari e la pressione costante dell’asse USA-Israele, Teheran mantiene fede ai propri obblighi internazionali.
Il diplomatico russo ha sottolineato che l’Iran continua a cooperare con l’AIEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), ribadendo la propria disponibilità a una gestione costruttiva degli accordi di salvaguardia.
Il monito di Mosca a Washington
Il senso dell’uscita russa non è solo tecnico, ma puramente politico. Con questa dichiarazione, il Cremlino intende togliere a Washington e ai suoi alleati ogni giustificazione per ulteriori azioni aggressive contro Teheran.
Il messaggio che Mosca invia all’Occidente è duplice:
Legittimità: Finché l’Iran resta dentro il trattato NPT e collabora con l’AIEA, ogni attacco militare è percepito dalla comunità internazionale come un’aggressione ingiustificata.
Asset Strategico: La Russia si pone come unica garante della stabilità nel dossier iraniano. Se la pressione statunitense dovesse spingere Teheran oltre il limite, la responsabilità di un collasso del controllo nucleare ricadrebbe interamente sulla Casa Bianca.
Un ordine mondiale in transizione
Questa mossa della diplomazia russa evidenzia un paradosso sempre più evidente: mentre l’Occidente sembra muoversi verso un disimpegno interno e una ristrutturazione delle priorità difensive (come dimostrato dai tagli agli impegni NATO), Mosca continua a tessere la sua tela diplomatica in Medio Oriente.
L’asse Mosca-Teheran si rafforza proprio nel momento in cui l’architettura di sicurezza occidentale mostra i primi, concreti segni di cedimento. In questo scenario, il controllo del dossier nucleare iraniano diventa non solo una questione di non proliferazione, ma la pedina fondamentale per definire chi detterà le regole del nuovo ordine multipolare