(AGENPARL) - Roma, 17 Maggio 2026 - Gli Stati Uniti tornano a esprimere un cauto ottimismo sul futuro politico della Libia, indicando l’emergere di “progressi significativi” nel percorso verso l’unificazione delle istituzioni statali e l’organizzazione di elezioni nazionali dopo anni di divisioni, conflitti e paralisi istituzionale.
A sottolineare i recenti sviluppi è stato Massad Boulos, che in una dichiarazione pubblicata sul proprio account ufficiale su X ha evidenziato i passi avanti compiuti dalla Libia sul piano politico, economico e militare.
Secondo il funzionario statunitense, il Paese nordafricano starebbe attraversando una fase delicata ma potenzialmente decisiva per il rafforzamento dell’unità nazionale, grazie a iniziative condivise tra le istituzioni dell’est e dell’ovest della Libia.
Tra i segnali considerati più rilevanti da Washington vi è la firma di un bilancio nazionale unitario, evento che non si verificava da ben tredici anni.
Un risultato politicamente significativo in un Paese che, dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, ha vissuto una lunga fase di frammentazione istituzionale, con governi paralleli, banche centrali separate, amministrazioni concorrenti e strutture militari divise tra Tripolitania e Cirenaica.
Per gli Stati Uniti, l’approvazione di un bilancio condiviso rappresenta non soltanto un passaggio tecnico-amministrativo, ma soprattutto un segnale politico di cooperazione tra le diverse autorità libiche.
Il tema economico resta infatti uno degli elementi centrali della crisi libica: il controllo delle risorse energetiche, della spesa pubblica e delle entrate petrolifere ha alimentato negli anni rivalità interne e tensioni tra le varie fazioni politiche e militari.
La possibilità di arrivare a una gestione economica più coordinata viene considerata dagli osservatori internazionali un passaggio fondamentale per qualsiasi prospettiva di stabilizzazione duratura.
Un altro elemento evidenziato da Massad Boulos riguarda la cooperazione militare.
Il consigliere statunitense ha richiamato l’attenzione sull’organizzazione congiunta, nella città di Sirte, di una delle fasi dell’esercitazione speciale “Flintlock 26”, promossa dal Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM).
L’iniziativa viene interpretata come un indicatore dell’avvicinamento operativo tra le diverse componenti militari libiche e della crescente disponibilità alla cooperazione sul piano della sicurezza.
L’esercitazione Flintlock rappresenta uno dei principali programmi multinazionali di addestramento e cooperazione antiterrorismo organizzati dagli Stati Uniti nel continente africano e coinvolge forze armate di diversi Paesi partner.
La scelta di Sirte assume anche un forte valore simbolico. Situata in una posizione strategica tra est e ovest del Paese, la città è stata negli ultimi anni uno dei principali epicentri delle tensioni militari e delle operazioni contro gruppi jihadisti.
Nel suo intervento, Boulos ha ribadito il pieno sostegno degli Stati Uniti agli sforzi diplomatici delle Nazioni Unite in Libia.
Washington continua infatti a sostenere il lavoro della Hanna Tetteh e della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia, considerate dagli Stati Uniti attori centrali nel tentativo di accompagnare il Paese verso una soluzione politica condivisa.
Secondo Boulos, il processo guidato dall’ONU rimane la cornice principale attraverso cui promuovere l’organizzazione di elezioni nazionali, la riunificazione delle istituzioni e il rafforzamento della stabilità.
Il diplomatico statunitense ha inoltre spiegato di aver discusso gli sviluppi libici nel corso di interviste rilasciate ad Al Jazeera, Al Arabiya e Sky News Arabia, soffermandosi in particolare sui progressi compiuti nel coordinamento tra le istituzioni dell’est e dell’ovest della Libia.
Nonostante i segnali positivi evidenziati dagli Stati Uniti, la situazione libica continua a restare complessa e fragile.
Dal 2011 il Paese è stato attraversato da una lunga stagione di instabilità politica, conflitti armati, interferenze straniere e profonde divisioni territoriali e istituzionali.
Negli anni si sono alternati governi rivali, alleanze militari variabili e tentativi di mediazione internazionale spesso rimasti incompiuti.
Anche il percorso verso le elezioni nazionali ha subito ripetuti rinvii. Le consultazioni previste nel dicembre 2021 furono infatti sospese a causa delle forti divergenze tra le fazioni libiche sulle regole elettorali, sulla legittimità dei candidati e sulla distribuzione del potere.
Da allora, la comunità internazionale ha continuato a lavorare per favorire un compromesso politico capace di creare le condizioni minime per il voto.
La stabilizzazione della Libia resta una priorità strategica non soltanto per il Nord Africa ma anche per l’intera area mediterranea.
Il Paese possiede enormi risorse energetiche, occupa una posizione geografica cruciale e rappresenta uno snodo centrale per le rotte migratorie verso l’Europa.
Per questo motivo gli sviluppi politici libici vengono seguiti con grande attenzione sia dagli Stati Uniti sia dalle principali potenze regionali e internazionali.
Washington vede nel rafforzamento delle istituzioni unificate e nel sostegno al processo ONU una condizione indispensabile per evitare nuove escalation militari e contenere l’influenza di attori esterni interessati agli equilibri geopolitici del Mediterraneo e dell’Africa.
Le dichiarazioni di Massad Boulos riflettono dunque un clima di prudente apertura verso gli ultimi sviluppi in Libia.
Tuttavia, molti osservatori sottolineano che il percorso verso una reale unità nazionale resta ancora pieno di ostacoli.
Le divisioni politiche, le rivalità armate, la frammentazione amministrativa e gli interessi economici legati alle risorse petrolifere continuano infatti a rappresentare fattori di instabilità.
Nonostante ciò, la firma di un bilancio condiviso, la cooperazione militare a Sirte e il rilancio dell’impegno ONU vengono oggi interpretati come segnali concreti di un possibile riavvicinamento tra le diverse anime del Paese.
La sfida sarà trasformare questi segnali in un processo politico stabile e duraturo, capace finalmente di portare la Libia verso elezioni credibili, istituzioni unificate e una pace sostenibile dopo oltre un decennio di crisi.