
(AGENPARL) - Roma, 17 Maggio 2026 - La Repubblica Islamica dell’Iran si prepara a cambiare radicalmente le regole del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Ebrahim Azizi, presidente della commissione Sicurezza Nazionale del Parlamento, ha annunciato l’introduzione di un nuovo meccanismo professionale per la gestione dei flussi lungo una “rotta designata”.
Tasse e servizi specializzati La novità più rilevante riguarda l’addebito di tariffe per quelli che Teheran definisce “servizi specializzati”. Secondo Azizi, il nuovo sistema è pienamente in linea con la sovranità nazionale e mira a garantire la sicurezza del commercio internazionale. Di fatto, l’Iran intende riscuotere pedaggi dalle navi commerciali che transitano nel braccio di mare più strategico al mondo per l’energia.
Vantaggi solo per i “partner” Il nuovo meccanismo non sarà aperto a tutti. Il legislatore ha precisato che solo le navi dei Paesi che collaborano con l’Iran potranno beneficiare di questa rotta. Al contrario, lo stretto rimarrà chiuso agli operatori del cosiddetto “Progetto Libertà”, l’iniziativa militare lanciata dagli Stati Uniti. In particolare, il divieto totale di transito resterà in vigore per le imbarcazioni battenti bandiera statunitense o israeliana.
Uno stallo diplomatico pericoloso L’annuncio arriva in un momento di estrema tensione, nonostante il cessate il fuoco mediato dal Pakistan lo scorso 8 aprile. I negoziati di Islamabad tra Washington e Teheran si sono fermati a causa delle reciproche richieste giudicate “irragionevoli”. Recentemente, anche il vice presidente del Parlamento Ali Nikzad ha confermato che l’organo legislativo approverà presto una legge per ufficializzare questo nuovo regime legale.
Le conseguenze sui mercati L’introduzione di tasse di transito e il blocco selettivo delle navi minacciano di mantenere alti i prezzi del petrolio a livello globale. Mentre Cina, Giappone e Pakistan hanno già iniziato a negoziare con Teheran per assicurarsi il passaggio, l’Occidente osserva con preoccupazione. La gestione iraniana dello stretto non sembra destinata a tornare allo status quo precedente al conflitto, segnando un nuovo capitolo nella geopolitica del Golfo Persico.