(AGENPARL) - Roma, 15 Maggio 2026 - La libertà dei media globale non è mai stata così in pericolo negli ultimi 25 anni. Il nuovo rapporto di Reporters Without Borders (RSF) scuote le cancellerie: oltre la metà dei paesi vive una situazione “grave” o “difficile”. In questo scenario cupo, il crollo di Israele segna un punto di non ritorno.
Israele scende in classifica
Dall’inizio del conflitto il 7 ottobre, lo Stato ebraico è scivolato dalla 112ª alla 116ª posizione. Non è un caso statistico. RSF denuncia una pressione crescente sull’indipendenza dei media e il peso di una legislazione sempre più restrittiva.
Il bilancio di sangue
Il dato più drammatico riguarda chi sta sul campo. Oltre 220 giornalisti sono stati uccisi tra Gaza e il Libano. Di questi, almeno 70 sono morti proprio a causa del loro lavoro. Il giubbotto con la scritta “PRESS” non garantisce più alcuna protezione: la verità è diventata un bersaglio.
Censura e propaganda
Il rapporto punta il dito contro due fattori interni:
- La censura militare: Ogni informazione sulla sicurezza deve passare il vaglio preventivo delle autorità.
- Le leggi antiterrorismo: I nuovi emendamenti della Knesset criminalizzano il consumo di “pubblicazioni terroristiche”, uno strumento che rischia di imbavagliare il diritto di cronaca.
Mentre l’informazione indipendente arranca, avanzano i media di parte. Il canale di estrema destra Canale 14 è ora il secondo più visto nel Paese. Il pluralismo arretra, lasciando spazio a una narrazione unilaterale che alimenta solo il conflitto.
https://english.wafa.ps/Pages/Details/169989
