(AGENPARL) - Roma, 12 Maggio 2026 - Lo scontro per il controllo dello Stretto di Hormuz si sposta al Palazzo di Vetro, ma i toni restano da guerra fredda. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha denunciato apertamente il tentativo di Washington di manipolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso una risoluzione sulla sicurezza marittima che punta il dito contro Teheran per coprire, di fatto, le responsabilità degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali.
Gharibabadi ha affidato la sua durissima replica a un post su X, accusando gli americani di voler “cambiare le carte in tavola”. Secondo il diplomatico, Washington sta cercando di trasformare le legittime risposte iraniane a anni di assedio e sanzioni illegali in una colpa da punire. Il principio della libertà di navigazione, ha chiarito Gharibabadi, è un caposaldo del diritto internazionale ma non può essere usato in modo politico o selettivo per giustificare la militarizzazione del Golfo Persico o il sostegno incondizionato al regime israeliano.
Il nodo del contendere è la bozza di risoluzione discussa segretamente tra Washington e alcuni paesi del Golfo. Il testo non si limita a chiedere lo stop alle attività iraniane nello stretto, ma minaccia esplicitamente nuove sanzioni paralizzanti e, per la prima volta, apre alla possibilità di autorizzare l’uso della forza in caso di rifiuto da parte di Teheran.
Per la Repubblica Islamica, si tratta di un approccio destinato al fallimento. Ogni testo che ignori l’aggressione sistematica subita dall’Iran e il suo diritto sovrano alla difesa sarà considerato viziato e privo di qualsiasi credibilità legale. Teheran non arretra: la sicurezza dello Stretto di Hormuz non può essere discussa ignorando il ruolo destabilizzante della flotta statunitense nella regione.vocazioni è “viziato, di parte e destinato al fallimento”.
