(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Genesi 4:9) Dichiarazione del SECAM sulle tensioni sociali e sugli atti di violenza contro i cittadini di altri paesi africani in Sudafrica Il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) ( www.SECAM.org ), l’organismo per la comunione, la consultazione e il coordinamento della Chiesa cattolica in Africa e nelle isole vicine, è profondamente preoccupato per i recenti eventi nella Repubblica del Sudafrica, caratterizzati da atti di violenza xenofoba contro cittadini di altri paesi africani.In queste circostanze particolarmente gravi, SECAM esprime la sua solidarietà fraterna ed ecclesiale alla Conferenza Episcopale Cattolica dell’Africa Meridionale (SACBC) per la sua posizione profetica a sostegno dei migranti africani vittime di discriminazione e xenofobia. Estende inoltre la sua vicinanza a tutte le vittime di questa violenza e alle loro famiglie, che sono state gravemente colpite.Al centro di questa crisi si cela una sfida fondamentale alla coscienza umana. La rivelazione biblica insegna che ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26-27), una verità che è alla base dell’infinita dignità di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua origine, nazionalità, tribù, cultura o status migratorio. SECAM ribadisce con forza che questa dignità deve rimanere il criterio primario per ogni organizzazione sociale e politica pubblica. Qualsiasi violenza diretta contro gli stranieri costituisce non solo una grave violazione della persona umana, ma anche una negazione dei fondamenti della fratellanza universale e dell’Africa che desideriamo.SECAM ribadisce la necessità di un equilibrio tra la legittima sovranità degli Stati e l’imperativo obbligo per i migranti di rispettare le leggi e le consuetudini del Paese ospitante. Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le autorità politiche, per il bene comune di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrare a diverse condizioni giuridiche, specialmente riguardo ai doveri degli immigrati verso il Paese di adozione. Gli immigrati sono tenuti a rispettare con gratitudine il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li accoglie, a osservarne le leggi e a contribuire al sostentamento della comunità» (CCC, n. 2241).Gli atti di violenza recentemente verificatisi in Sudafrica costituiscono una grave violazione dei principi africani e del diritto continentale. Essi minano i diritti fondamentali garantiti dalla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli , in particolare il diritto alla vita, alla dignità, alla sicurezza e all’uguaglianza davanti alla legge. Sono inoltre in contrasto con i valori cardine del continente, come la solidarietà africana, lo spirito di Ubuntu – Io sono perché noi siamo – e gli ideali del panafricanismo e del Rinascimento africano.Alla luce di questa situazione, SECAM invita il Governo della Repubblica del Sudafrica ad adottare misure urgenti, concrete e sostenibili per garantire la protezione di tutte le persone che vivono sul suo territorio, in conformità con i suoi impegni continentali e internazionali. Esorta il Governo a condurre indagini imparziali, a identificare e perseguire i responsabili di questi atti, a porre fine a ogni forma di giustizia sommaria e a rafforzare la legittima autorità dello Stato.SECAM esorta inoltre l’Unione Africana ad assumere pienamente il suo ruolo di custode dei valori continentali, a garantire l’effettiva attuazione degli strumenti giuridici africani in materia di diritti umani e a incoraggiare l’istituzione di meccanismi di prevenzione e allerta precoce contro la violenza xenofoba. È in gioco la credibilità dell’Africa, che aspira a diventare un attore chiave sulla scena internazionale.SECAM invita le persone a respingere ogni forma di violenza, ogni retorica di odio e stigmatizzazione, a rifiutare i discorsi che dividono i popoli africani e a promuovere una cultura di incontro, dialogo e fratellanza africana.Seguendo l’esempio del buon Samaritano (Luca 10,30-35), siamo tutti chiamati a riscoprire un’etica della vicinanza, in cui lo straniero non è percepito come una minaccia, ma riconosciuto come un fratello o una sorella di cui siamo custodi.In questo momento critico, SECAM ribadisce il suo fermo impegno nei confronti dei migranti, dei poveri e dei più vulnerabili, per promuovere una società fondata sulla giustizia, la pace e la dignità umana, nonché sul dialogo tra i popoli e le nazioni africane. Invita tutti gli uomini e le donne di buona volontà a lavorare instancabilmente per costruire un’Africa riconciliata, fedele alla sua profonda vocazione di essere, dal Cairo a Città del Capo, una famiglia di popoli uniti nella dignità e nella solidarietà.Infine, SECAM assicura a tutte le vittime della violenza xenofoba la sua vicinanza spirituale, pastorale e di sostegno: cari fratelli e sorelle, non siete soli; non vi abbandoneremo mai!+ Fridolin Cardinale Ambongo
Arcivescovo di Kinshasa
Presidente del SECAMDistribuito da APO Group per conto del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM).FONTE
Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM)
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