(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - Nel pieno della trasformazione digitale europea, la sicurezza informatica si conferma una delle principali priorità strategiche per governi, istituzioni finanziarie, infrastrutture critiche e sistema produttivo. L’entrata in vigore di normative come NIS2, DORA e Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica sta ridefinendo ruoli, responsabilità e modelli organizzativi, attribuendo al Chief Information Security Officer una funzione sempre più centrale nella governance del rischio e nella tutela della resilienza operativa.
In questo contesto si inserisce la nomina di Fabio Ugoste, Information Security Officer del Gruppo Intesa Sanpaolo, alla Presidenza di AssoCISO, l’associazione italiana dei Chief Information Security Officer. Una realtà che punta oggi a rafforzare il proprio ruolo di interlocutore qualificato nei confronti delle istituzioni, del mondo accademico e delle imprese, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di standard professionali riconosciuti e alla crescita della cultura della cybersecurity nel Paese.
In questa intervista, il Presidente Ugoste illustra le priorità del nuovo mandato: dal riconoscimento professionale del CISO alla creazione di un Registro qualificato dei professionisti della cybersecurity, fino alla necessità di portare competenze e modelli di resilienza digitale anche nei territori, nelle PMI e nelle amministrazioni locali.
Domanda. Presidente Ugoste, AssoCISO è un’associazione che opera in un settore al centro dell’agenda di governo e delle imprese. Chi è oggi AssoCISO e perché un professionista della sicurezza informatica dovrebbe scegliere di farne parte?
Fabio Ugoste: “Negli ultimi anni la figura del CISO è passata da scelta organizzativa avanzata ma spesso facoltativa a requisito richiesto dalle normative. Direttive come NIS2, DORA e il Perimetro di Sicurezza Nazionale hanno aumentato le responsabilità, senza però definire in modo chiaro chi sia qualificato ad assumerle. È in questo spazio che opera AssoCISO: lavoreremo con istituzioni e università per definire standard professionali riconoscibili e rappresentare i CISO nei contesti in cui queste regole vengono costruite.
Iscriversi oggi significa contribuire a costruire il futuro della professione — e non subirlo. Ma anche avere accesso a una comunità qualificata con cui confrontarsi su responsabilità sempre più complesse.”
Domanda. In Italia la figura del CISO non ha ancora un riconoscimento professionale formale. Come intende muoversi AssoCISO su questo fronte?
Fabio Ugoste: “Oggi chiunque può definirsi CISO: non esistono requisiti minimi verificabili né standard condivisi. È un limite serio, sia per i professionisti sia per le organizzazioni che si affidano a loro.
Per questo stiamo creando un Registro qualificato dei professionisti della cybersecurity: non un semplice elenco, ma uno strumento di garanzia. AssoCISO non erogherà formazione, ma definirà gli standard che la formazione dovrà rispettare e certificherà che siano stati raggiunti, in collaborazione con università e istituzioni.
Per le aziende significa poter contare su criteri chiari nella scelta delle competenze; per le istituzioni, avere un riferimento credibile nei processi normativi e nelle gare pubbliche.”
Domanda. Il quadro normativo sta ridisegnando le responsabilità della sicurezza. Qual è la sua priorità come Presidente?
Fabio Ugoste: “La sicurezza informatica non è più una funzione tecnica: è una leva strategica che incide sulla continuità operativa, sulle infrastrutture critiche e sulla sovranità digitale.
La nostra priorità è rendere AssoCISO un interlocutore strutturale nei tavoli tecnici e nei processi normativi, contribuendo in modo concreto alla definizione degli standard professionali.
Non vogliamo essere un’associazione che comunica solamente. Vogliamo costruire — il Registro, le partnership, la presenza sul territorio — e comunicare risultati.
La resilienza digitale del Paese dipende anche dalla qualità dei suoi professionisti. Il nostro compito è garantirla.”
Domanda. Come rappresentare davvero PMI, enti locali e realtà distribuite sul territorio?
Fabio Ugoste: “È proprio in quei contesti che il rischio è più alto e l’accesso alle competenze più limitato. Oggi il know-how è concentrato nelle grandi organizzazioni, mentre chi opera sul territorio spesso non ha gli stessi strumenti né le stesse reti di confronto.
AssoCISO vuole colmare questo divario, portando competenze e relazioni dove oggi mancano. Lo faremo con una presenza territoriale concreta: referenti regionali, incontri con le organizzazioni, momenti operativi direttamente nei contesti locali.
Un’associazione è credibile solo se non parla esclusivamente a chi è già al centro. Il nostro obiettivo è portare valore anche dove oggi la rappresentanza è più debole.”

