(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - La tregua siglata lo scorso 17 aprile vacilla pericolosamente. Per la prima volta dalla firma dell’accordo, i caccia israeliani sono tornati a colpire la periferia sud di Beirut, l’area di Ghobeiri, per un’operazione di “eliminazione mirata”. L’obiettivo, confermato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, era Malek Balou, alto comandante della Forza Radwan di Hezbollah.
Il ritorno delle bombe sulla capitale
L’esplosione, udita in tutta la capitale libanese, segna una drastica escalation. Netanyahu, via Telegram, ha rivendicato l’azione: “Nessun terrorista ha l’immunità. La mano lunga di Israele raggiungerà ogni nemico”. Secondo il premier israeliano, l’attacco è necessario per garantire la sicurezza dei residenti del nord di Israele, martoriati dai lanci di Hezbollah.
Tregua di carta: 2.700 morti da marzo
Nonostante il cessate il fuoco mediato da Washington, la tensione non si è mai spenta. Solo nella giornata di oggi, altri raid israeliani nel sud e nell’est del Libano (Valle della Bekaa) hanno causato almeno 13 vittime. Hezbollah, dal canto suo, continua a rivendicare operazioni contro le forze israeliane nel sud del Paese. Dal 2 marzo ad oggi, il bilancio delle vittime in Libano ha superato quota 2.700.
L’impatto sul memorandum USA-Iran
Questo attacco su Beirut rischia di avere ripercussioni immediate sui negoziati in corso tra Trump e Teheran. Mentre la diplomazia pakistana lavora al memorandum dei 14 punti, l’eliminazione di un vertice di Hezbollah — principale alleato dell’Iran — potrebbe spingere Teheran a irrigidire la propria posizione o a rispondere militarmente, allontanando la firma dell’accordo prevista per metà maggio.
