(AGENPARL) - Roma, 6 Novembre 2026 - Le forze navali di Stati Uniti, Giappone, India e Australia hanno avviato giovedì 5 novembre l’esercitazione militare congiunta Malabar 2026, una delle principali iniziative di cooperazione marittima tra i quattro Paesi del Quad, il partenariato strategico impegnato nella sicurezza e nella stabilità della regione indo-pacifica.
Le manovre, programmate fino al 12 novembre nelle acque dell’Oceano Pacifico a sud della regione giapponese del Kanto, comprendono operazioni di guerra antisommergibile, esercitazioni contro unità navali di superficie e attività tattiche coordinate tra navi da guerra, sottomarini e velivoli da pattugliamento marittimo.
Secondo la Forza di autodifesa marittima giapponese (JMSDF), l’obiettivo è migliorare le capacità operative delle forze partecipanti e rafforzare l’interoperabilità militare nel quadro della strategia per un Indo-Pacifico libero e aperto.
L’iniziativa ha tuttavia suscitato critiche da parte di esperti e rappresentanti della difesa cinese, che considerano il crescente coordinamento militare tra i quattro Paesi un possibile fattore di tensione nei rapporti con Pechino.
Malabar 2026: esercitazioni dal 5 al 12 novembre al largo del Giappone
La nuova edizione di Malabar si svolge sotto il coordinamento del Giappone e coinvolge unità delle marine militari dei quattro Paesi, con il supporto di aerei specializzati nella sorveglianza e nella guerra antisommergibile.
Le attività sono articolate in una fase portuale, dedicata alla pianificazione operativa, agli incontri professionali e allo scambio di competenze, seguita da una fase in mare.
Le esercitazioni comprendono la ricerca e l’individuazione di sottomarini, il coordinamento delle operazioni contro navi di superficie e l’impiego integrato di sistemi navali e aerei.
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è migliorare la capacità delle forze partecipanti di operare congiuntamente in situazioni complesse, aumentando l’efficienza delle comunicazioni e delle procedure tattiche.
Le manovre si inseriscono in un contesto regionale caratterizzato dalla crescita delle capacità navali della Cina e da una crescente attenzione internazionale alla sicurezza delle rotte marittime asiatiche.
Navi da guerra, sottomarini e aerei da pattugliamento: le forze impegnate
La partecipazione militare comprende diverse piattaforme navali e aeree specializzate.
Il Giappone schiera la portaelicotteri JS Ise, la fregata multiruolo JS Mogami, un sottomarino e un aereo da pattugliamento marittimo P-1.
La Marina statunitense partecipa con una nave da trasporto anfibio della classe LPD e un velivolo P-8A Poseidon, progettato per la sorveglianza marittima e le operazioni antisommergibile.
L’India è rappresentata dalla fregata missilistica stealth INS Sahyadri, appartenente alla flotta orientale della Marina indiana.
L’Australia contribuisce con la fregata HMAS Stuart della Royal Australian Navy e un aereo P-8A della Royal Australian Air Force.
La combinazione di navi di superficie, sottomarini e velivoli consente di simulare scenari operativi complessi, nei quali il coordinamento tra piattaforme differenti costituisce un elemento fondamentale.
Guerra antisommergibile al centro dell’addestramento
Uno degli aspetti più rilevanti dell’esercitazione riguarda la capacità di individuare, monitorare e contrastare unità sottomarine.
La guerra antisommergibile rappresenta una componente strategica delle moderne operazioni navali, soprattutto nelle aree caratterizzate da importanti rotte commerciali e dalla presenza di flotte militari avanzate.
I velivoli P-8A Poseidon e P-1 giapponesi svolgono un ruolo centrale nelle attività di sorveglianza, grazie ai sistemi di rilevamento e monitoraggio delle unità subacquee.
Le fregate e le altre navi partecipanti contribuiscono attraverso i propri sensori e sistemi di comunicazione, consentendo la condivisione delle informazioni operative.
L’addestramento punta quindi a migliorare la capacità delle quattro marine di reagire in modo coordinato a eventuali minacce sottomarine.
La Cina critica le manovre: «Rischiano di alimentare il confronto regionale»
Le esercitazioni hanno suscitato una reazione critica da parte di alcuni osservatori militari cinesi.
Song Zhongping, esperto di affari militari intervistato venerdì dal quotidiano cinese Global Times, ha sostenuto che le operazioni antisommergibile rappresentano uno degli obiettivi principali di Malabar 2026.
Secondo Song, la posizione geografica delle manovre, le piattaforme utilizzate e la tipologia delle attività indicano un’attenzione particolare alle capacità sottomarine della Marina cinese.
L’esperto ha osservato che, pur non avendo identificato ufficialmente la Cina come obiettivo dell’esercitazione, i quattro Paesi potrebbero utilizzare queste attività per migliorare la propria capacità di monitorare le operazioni navali cinesi nel Pacifico occidentale.
Si tratta di una valutazione strategica attribuita all’analista cinese, non di un obiettivo dichiarato ufficialmente dagli organizzatori.
Song ha inoltre sottolineato che le manovre offrono anche alla Cina l’opportunità di osservare le procedure operative dei Paesi partecipanti e studiarne le modalità di coordinamento.
L’avvertimento al Giappone sul rischio di una valutazione strategica errata
Uno dei passaggi più significativi dell’analisi di Song Zhongping riguarda il ruolo del Giappone nella sicurezza regionale.
Secondo l’esperto, Tokyo starebbe cercando di rafforzare la propria capacità di deterrenza nei confronti della Cina attraverso una crescente collaborazione militare con Stati Uniti, India e Australia.
Song ritiene tuttavia che questa strategia possa indurre il Giappone a sopravvalutare le proprie capacità militari, confondendo la potenza complessiva delle forze partecipanti con le risorse operative di cui dispone autonomamente.
L’analista ha avvertito che tale interpretazione potrebbe provocare errori di valutazione nelle decisioni strategiche giapponesi.
Le sue osservazioni riflettono la posizione critica di una parte del dibattito cinese sulla cooperazione militare del Quad.
Dal punto di vista di Tokyo e dei Paesi partner, invece, le esercitazioni costituiscono uno strumento per migliorare la preparazione operativa e rafforzare la deterrenza in una regione caratterizzata da crescenti sfide alla sicurezza marittima.
Il Ministero della Difesa cinese accusa Tokyo di rafforzare la militarizzazione
Le critiche alle esercitazioni si inseriscono in una più ampia discussione sulle politiche di difesa del Giappone.
Il 29 ottobre, il portavoce del Ministero della Difesa cinese Zhang Xiaogang aveva accusato Tokyo di intensificare la cooperazione militare con potenze esterne alla regione e di rafforzare le proprie capacità offensive.
Tra le questioni sollevate figurano lo sviluppo di missili a medio e lungo raggio, il potenziamento delle infrastrutture militari nelle isole sud-occidentali giapponesi e l’espansione delle attività congiunte con gli alleati.
Secondo Pechino, queste iniziative rischiano di favorire la formazione di blocchi contrapposti e aumentare l’instabilità regionale.
Venerdì 6 novembre, un altro portavoce della difesa cinese, Chen Xi, ha criticato il progetto giapponese di rafforzare l’industria nazionale della difesa come componente della politica economica.
Chen ha sostenuto che questa strategia potrebbe accelerare il riarmo del Giappone, esprimendo preoccupazione per le sue conseguenze sulla sicurezza asiatica.
Le autorità giapponesi, da parte loro, presentano il rafforzamento delle capacità militari come una risposta alle nuove esigenze di difesa nazionale e agli sviluppi del contesto strategico regionale.
India, la fregata INS Sahyadri rafforza la cooperazione navale
La partecipazione indiana rappresenta un elemento importante dell’esercitazione Malabar 2026.
La fregata INS Sahyadri, progettata e costruita in India, è arrivata il 4 novembre alla base navale giapponese di Yokosuka, dove è stata accolta dai rappresentanti della JMSDF.
Secondo il Ministero della Difesa indiano, l’esercitazione costituisce un’opportunità per migliorare il coordinamento operativo, rafforzare l’interoperabilità e favorire lo scambio di competenze professionali tra le marine partecipanti.
La fase portuale comprende incontri tecnici, sessioni di pianificazione e attività di confronto tra gli equipaggi.
Le operazioni in mare consentiranno successivamente di applicare le procedure sviluppate durante la preparazione.
La partecipazione si inserisce nella visione indiana MAHASAGAR, orientata alla cooperazione marittima, alla sicurezza e alla crescita condivisa nelle regioni oceaniche.
Nuova Delhi mantiene priorità strategiche differenti
Secondo Song Zhongping, l’India presenta interessi strategici parzialmente differenti rispetto agli altri tre membri del Quad.
L’attenzione di Nuova Delhi rimane infatti fortemente concentrata sull’Oceano Indiano, area fondamentale per la sicurezza nazionale, le rotte commerciali e gli approvvigionamenti energetici del Paese.
La partecipazione alle esercitazioni nel Pacifico occidentale consente comunque alla Marina indiana di acquisire esperienza nell’impiego congiunto di piattaforme avanzate.
La cooperazione con Stati Uniti, Giappone e Australia offre inoltre opportunità per migliorare le procedure operative e rafforzare le capacità di sorveglianza marittima.
L’India continua tuttavia a mantenere una propria autonomia strategica e non considera il Quad un’alleanza militare formalmente equivalente alla NATO.
Malabar, oltre trent’anni di cooperazione navale
Le esercitazioni Malabar hanno una lunga storia.
L’iniziativa nacque nel 1992 come programma bilaterale di addestramento tra India e Stati Uniti, con l’obiettivo di migliorare la cooperazione tra le rispettive marine.
Nel corso degli anni, le manovre si sono progressivamente ampliate, coinvolgendo nuove piattaforme militari e scenari operativi più complessi.
Il Giappone ha iniziato a partecipare nel 2007 ed è diventato membro permanente dell’esercitazione nel 2015.
L’Australia è tornata a partecipare nel 2020, completando la presenza dei quattro Paesi che oggi costituiscono il Quad.
Da allora, Malabar è diventata una delle principali occasioni di addestramento multinazionale nella regione indo-pacifica.
Indo-Pacifico, la competizione strategica resta al centro degli equilibri regionali
L’esercitazione Malabar 2026 si svolge in un momento in cui le principali potenze asiatiche stanno rafforzando le proprie capacità navali.
La crescita della Marina cinese, le controversie nel Mar Cinese Meridionale e le tensioni intorno a Taiwan rappresentano elementi importanti del contesto regionale.
Stati Uniti, Giappone, India e Australia sostengono la necessità di preservare la libertà di navigazione e promuovere un ordine marittimo basato sul diritto internazionale.
La Cina, invece, critica le iniziative che considera finalizzate al contenimento della propria influenza e denuncia il rischio di una crescente contrapposizione tra blocchi.
Queste differenti interpretazioni evidenziano la complessità degli equilibri strategici nell’Indo-Pacifico.
Malabar 2026 tra deterrenza militare e stabilità regionale
Le esercitazioni proseguiranno fino al 12 novembre, con attività dedicate al coordinamento tra navi da guerra, sottomarini e velivoli da pattugliamento.
Per i Paesi partecipanti, l’iniziativa rappresenta un’occasione per migliorare le capacità operative e consolidare la collaborazione nel settore della sicurezza marittima.
Per gli osservatori cinesi critici verso il Quad, invece, il rafforzamento delle esercitazioni multinazionali rischia di alimentare una competizione militare sempre più intensa.
Malabar 2026 conferma quindi il ruolo crescente della cooperazione navale tra Stati Uniti, Giappone, India e Australia negli equilibri strategici del Pacifico occidentale.
La sfida per tutti gli attori regionali sarà mantenere canali di comunicazione e strumenti di gestione delle crisi capaci di evitare che l’aumento delle attività militari provochi incidenti o errori di valutazione.
In una regione fondamentale per il commercio mondiale, la sicurezza delle rotte marittime e la stabilità dell’Indo-Pacifico continueranno a dipendere tanto dalla preparazione militare quanto dalla capacità diplomatica dei governi coinvolti.
