(AGENPARL) - Roma, 3 Maggio 2026 - Il governo cubano sta affrontando una delle crisi economiche più drammatiche degli ultimi sessant’anni, mettendo a rischio il pilastro storico della sussistenza statale: la “libreta”. Il leggendario libretto di razionamento, introdotto da Fidel Castro nel 1963, non riesce più a garantire nemmeno i beni minimi necessari alla popolazione a causa del collasso della produzione interna e della cronica mancanza di valuta pregiata. I ritardi nelle consegne di riso, fagioli e zucchero sono ormai sistematici, costringendo milioni di cubani a dipendere da un mercato nero dai prezzi proibitivi o dai nuovi negozi privati che vendono prodotti importati a tariffe inaccessibili per chi percepisce uno stipendio statale.
L’economia tra inflazione e scarsità
Il collasso del sistema produttivo, unito alla difficoltà nel reperire greggio dopo i recenti tagli alle forniture alleate, ha svuotato i magazzini dello Stato lasciando l’Avana in una paralisi quasi totale. Mentre la leadership cubana continua ad attribuire la colpa della crisi alle sanzioni statunitensi, la realtà parla di un’inflazione galoppante che ha reso il peso cubano quasi carta straccia. Questa situazione ha generato una profonda spaccatura sociale tra chi riceve rimesse dall’estero in dollari e chi resta legato alle briciole del sistema pubblico, alimentando un’ondata migratoria senza precedenti verso il nord e l’Europa.
L’esodo e la tensione sociale
La scarsità di cibo, unita ai continui blackout e alla mancanza di carburante, sta alimentando un’ondata migratoria senza precedenti verso gli Stati Uniti e l’Europa. La “libreta”, che una volta era il simbolo dell’uguaglianza sociale promessa dalla Rivoluzione, oggi è diventata il documento che certifica la fine di un modello economico. Senza riforme strutturali profonde e immediate, l’Avana rischia di affrontare una stagione di tensioni sociali difficilmente controllabili, con una popolazione che non può più contare nemmeno sul minimo vitale garantito dallo Stato.
La sfida elettorale USA: l’incognita Trump
A rendere il quadro ancora più fosco è la “spada di Damocle” rappresentata dalle prossime elezioni americane e dalla retorica di Donald Trump. L’ex presidente ha più volte ventilato, in caso di vittoria, un inasprimento radicale del blocco, parlando apertamente di azioni decise contro quella che definisce la “minaccia comunista” a pochi chilometri dalle coste della Florida. Questa minaccia di una pressione diplomatica e militare ancora più asfissiante agisce come un moltiplicatore di instabilità: se Washington dovesse chiudere ogni spiraglio di dialogo residuo, l’Avana potrebbe trovarsi di fronte a un isolamento totale proprio mentre il suo sistema sociale di base smette di funzionare, trasformando l’isola in una vera polveriera nel cuore dei Caraibi.
