(AGENPARL) - Roma, 1 Maggio 2026 - *Primo Maggio, Rifondazione: boicottare centri commerciali aperti*
Dopo il 25 aprile anche il Primo Maggio ci saranno centri commerciali e
supermercati aperti grazie alla norma di liberalizzazione selvaggia
approvata con voto bipartisan durante il governo Monti.
Rifondazione Comunista invita a boicottare le strutture della grande e
media distribuzione che saranno aperti il giorno della festa dei lavoratori.
L'apertura dei centri commerciali durante tutti i giorni festivi dell'anno
– tutte le domeniche e le festività nazionali di natura laica o religiosa –
è una prepotenza verso lavoratrici e lavoratori.
Questa norma iperliberista ha consentito l'ipersfruttamento delle
lavoratrici e dei lavoratori della grande distribuzione, ma anche una
concorrenza sleale nei confronti del piccolo commercio e degli esercizi di
vicinato.
Si è consentito in questa maniera alla grande distribuzione di accaparrarsi
la gran parte della spesa delle famiglie italiane provocando la crisi del
piccolo commercio e la desertificazione delle nostre città e dei nostri
paesi.
Nessun risultato sul piano della riduzione dei prezzi ma perdita del
diritto al riposo e alla festa per lavoratrici e lavoratori, nonché
ulteriore desertificazione dei nostri centri abitati.
Si tratta di una scelta antisociale che avvantaggia solo i grandi gruppi.
Non si può assimilare lo shopping a servizi essenziali come la sanità o i
trasporti che devono essere garantiti anche nei giorni festivi.
In Italia da troppi anni si sta facendo una politica a favore delle catene
della grande distribuzione che – tra l'altro – supportano pochissimo
l'economia locale sia sul piano delle forniture sia sul piano del
reinvestimento degli utili.
Torniamo a chiedere che questa norma venga abolita e si torni – come in
gran parte d'Europa – a una regolamentazione delle aperture domenicali e
festive da parte di regioni e comuni.
La liberalizzazione degli orari e delle aperture non riguarda soltanto i
lavoratori e le lavoratrici della grande distribuzione. E' parte di un
modello sociale in cui il profitto viene prima degli esseri umani. Le
politiche neoliberiste erodono diritti, reddito, spazi di vita e libertà.
La "liberalizzazione" non è segno di modernità e di chissà quale presunto
progresso a cui bisogna per forza adeguarsi visto che in Francia, in
Germania e nella maggior parte dei paesi europei vige il principio
dell'apertura domenicale e festiva per deroghe e comunque una
regolamentazione ragionevole per tutelare lavoratori, piccolo commercio e
consumatori.
fermare dilagare grande distribuzione, restituire vita a città e paesi non
è impossibile. I consumatori possono essere accontentati con una turnazione
delle aperture regolamentata sulla base delle esigenze territoriali e
salvaguardando diritti di chi lavora.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista
