(AGENPARL) - Roma, 29 Aprile 2026 - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente invitato l’Iran ad arrendersi, dichiarando che la Repubblica islamica sarebbe già stata sconfitta sia sul piano militare che economico.
“Ora non possono fare altro che arrendersi. È tutto ciò che devono fare”, ha affermato Trump parlando con i giornalisti, ribadendo una linea dura nei confronti di Teheran.
“Militarmente annientati”
Il leader statunitense ha sostenuto che le operazioni condotte dagli Stati Uniti e da Israele avrebbero inflitto un colpo decisivo all’Iran.
“Militarmente, li abbiamo annientati. Ma la loro economia è davvero in difficoltà. È un’economia morta”, ha dichiarato, sottolineando anche la pressione economica esercitata sul Paese.
Un conflitto ancora senza soluzione
Le dichiarazioni arrivano in un contesto di forte instabilità, dopo l’operazione militare lanciata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha dato il via a oltre un mese di scontri.
Secondo fonti iraniane, il bilancio dei 40 giorni di guerra avrebbe superato le 3.000 vittime, mentre la situazione sul campo resta incerta nonostante una fragile tregua.
Cessate il fuoco contestato
Il 7 aprile Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane, successivamente esteso. Tuttavia, Teheran non ha riconosciuto l’estensione unilaterale della tregua da parte di Washington, dichiarando di voler agire in base ai propri interessi nazionali.
Negoziati falliti
I tentativi diplomatici per porre fine al conflitto, avviati attraverso colloqui a Pakistan, non hanno prodotto risultati concreti. Le parti restano distanti su questioni chiave, tra cui il programma nucleare iraniano e le condizioni per una pace duratura.
Escalation retorica
Le ripetute richieste di resa da parte di Trump rappresentano un’ulteriore escalation sul piano politico, che rischia di complicare i negoziati già fragili.
Nonostante alcuni segnali di apertura, il conflitto tra Washington e Teheran resta lontano da una soluzione definitiva, con tensioni che continuano a influenzare l’equilibrio geopolitico in Medio Oriente.
