(AGENPARL) - Roma, 29 Aprile 2026 - . “Cercando di nascondere il tutto dietro il velo dell’avanzo primario e di considerazioni moraleggianti, il ministro Giorgetti ha definitivamente celebrato il funerale della crescita economica italiana. Nell’audizione sul Dfp, tra una considerazione surreale su qualche decimale in più o in meno, il ministro ci ha detto che per lui non può esserci crescita economica senza stabilità. Peccato che dopo tre anni e mezzo di Governo e quattro Leggi di bilancio non ci siano né stabilità né crescita. Il dramma di questo Governo è che ancora intona la litania dell’avanzo primario non rendendosi conto che negli ultimi 30 anni l’Italia ha chiuso in avanzo primario per ben 25 volte, senza mai raggiungere una crescita stabile e duratura e producendo un costante aumento del debito pubblico. E questo è accaduto anche adesso. Dopo aver ereditato il minimo del debito pubblico dopo la crisi pandemica, ovvero il 133,9% di fine 2023, che era addirittura inferiore al dato del debito del 2019, dopo tre anni e mezzo di Esecutivo Meloni siamo proiettati verso il 139-140% di debito alla fine di quest’anno, come peraltro messo in conto anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Giorgetti è l’ennesimo sacerdote dell’austerità come fine in sé che ha celebrato il funerale della crescita, resuscitando il debito pubblico. E questo anche in conseguenza della firma del Governo su un Patto di stabilità che condanna l’Italia, perché il criterio della spesa netta è una camicia di forza che si traduce in calo della spesa reale per tutto ciò che veramente serve al Paese. Abbiamo pure dovuto sorbirci il sermone di Giorgetti sul valore morale dell’avanzo primario, mentre intorno il mondo brucia e gli interventi di Istat, Bankitalia, Corte dei Conti e Upb hanno evocato revisioni in senso peggiorativo di tutti i fondamentali economici, a partire dalla già scheletrica crescita del Pil stimata dal Governo al +0,6% nel 2026. Tutti vogliamo un cospicuo avanzo primario e un deficit basso, ma bisogna capire a quali condizioni. Perché per noi il vero valore morale è quello di una produzione industriale in salute, di salari non divorati dall’inflazione, di una pressione fiscale che non soffoca le imprese e le energie economiche del Paese”. Lo comunica il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario.
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