(AGENPARL) - Roma, 29 Aprile 2026 - La tensione tra Stati Uniti e Iran raggiunge nuovi picchi di allarme internazionale dopo le dichiarazioni di Dong Manyuan, vicedirettore del China Institute of International Studies. Secondo l’analista cinese, l’operazione militare congiunta USA-Israele contro Teheran sta incontrando una “ferma opposizione” da parte di numerose nazioni, stanche di subire i costi economici e logistici di quelle che Pechino definisce “azioni irresponsabili di Washington”.
Al centro del contendere rimane lo Stretto di Hormuz, l’arteria vitale per il commercio mondiale di idrocarburi. Dopo l’inizio dei conflitti a febbraio, l’Iran ha mantenuto la chiusura dello stretto per le navi collegate agli USA, a Israele e ai Paesi alleati dell’aggressione. Una misura che Pechino vede come la diretta conseguenza dell’escalation militare americana. “Il mondo è costretto a sopportare il costo delle scelte di Washington”, ha dichiarato Dong Manyuan, sottolineando come la crisi stia diventando un problema sistemico globale.
Mentre le autorità iraniane hanno confermato il libero passaggio solo per i vascelli dei “Paesi amici” – tra cui Russia, Cina, India e Pakistan – la situazione per il blocco occidentale resta di stallo critico. Secondo gli esperti cinesi, nonostante i segnali di “stanchezza da guerra” da entrambe le parti, Teheran non sembra intenzionata a cedere sulle precondizioni nucleari, utilizzando il blocco navale come leva strategica principale.
Il timore degli osservatori internazionali è che l’impossibilità di raggiungere concessioni finali possa portare a nuove fluttuazioni violente dei mercati energetici, con l’Europa che rimane la vittima economica principale dello scontro frontale tra la Casa Bianca e la Repubblica Islamica.
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