(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - Il sonetto “Il coniglio umanitario” meglio conosciuto come “ER LEONE E ER CONIJO”, scritto e pubblicato da Trilussa a gennaio del 1915 (da leggere e gustare assolutamente) appare ancora oggi a distanza di 11 anni come una favola simbolo di idealistica ingenuità, pericoloso buonismo e soprattutto monito per chi ha le idee “chiare” sulla pace e sugli armamenti da eliminare. Un coniglio animato da buoni e nobili sentimenti umanitari, convince il leone a tagliarsi gli artigli per diventare “buono” e non spaventare nessuno. Lo stesso coniglio gli chiede poi di intervenire su un lupo che aveva catturato un agnello ma il leone gli ricorda che le “prediche del coniglio” l’avevano convinto a privarsi dei suoi artigli e gli suggerisce di andare lui a dirimere la questione. La risposta che chiude il sonetto : “Ah no, disse il conijo, io so’ fratello tanto del lupo quanto dell’Agnello”. La morale? Le buone intenzioni ed il pacifismo astratto non possono cancellare la cattiveria del mondo. È un suicidio il disarmo unilaterale in un mondo complesso ed articolato! La bontà, privati della necessaria forza per difenderla, diventa debolezza ed espone ad inevitabili e certi pericoli te e chi ti sta accanto. Fu scritta da Trilussa in un periodo di forti tensioni internazionali ed era rivolta a politici/intellettuali che predicavano (anche allora) la pace assoluta senza tener conto di avversari pericolosi ed inattendibili. Ed oggi? Ci risiamo! Ricordiamo allora che le Forze Armate sono e rappresentano uno strumento primario della politica estera italiana e sono utilizzate per garantire sicurezza, proiezione strategica e reputazione internazionale dell’Italia. La partecipazione alle missioni all’estero fa crescere il peso diplomatico dell’Italia e rafforza i legami con gli alleati, sostiene la coooerazione militare con ONU, NATO e UE. Le FFAA agiscono in definitiva come attori geopolitici a protezione degli interessi nazionali e delle aree di importanza strategica, mirando con le missioni internazionali a portare pace e stabilizzare aree in crisi creando benessere e tutela dei diritti oltre a sviluppare le relazioni con altri paesi con la cooperazione nella difesa e nella formazione. Gli appartenenti alle Forze Armate di qualsiasi arma, corpo o specialità, conoscono bene il rischio che corrono nell’espletamento delle loro precipue, uniche e particolarissime attribuzioni: sanno bene di essere i primi a soccombere ed in elevata misura e non per questo si sottraggono ai loro doveri; negli ultimi due conflitti mondiali hanno fornito un contributo altissimo in termini di vite umane:
– la 1^ Guerra Monfiale ha causato circa 1.200.000 morti di cui 700.000 morti militari (1.000.000 considerando le morti post-conflitto) e circa 200.000 civili incluse le vittime per l’ influenza spagnola e la malnutrizione;
– la 2^ Guerra Mondiale causó circa 415,000 morti di cui 330.000 morti militari e circa 85.000 civili;
– l’Italia ha partecipato dal dopo guerra a oltre 120 missioni internazionali con un elevato tributo di sangue, in termini di vite umane.
I militari non sono guerrafondai e non gioiscono per la morte di bambini e dei civili inconsapevoli o di tutti quelli che soccombono direttamente o indirettamente per cause collaterali!
Il militare non fomenta o propugna la guerra come mezzo per risolvere un conflitto, ma, offre soluzioni pragmatiche e realiste, orientate all’azione pratica e concreta privilegiando l’utilità rispetto a teorie o ideali astratti; valuta le possibilità ma sostiene poi con determinazione e fermezza la possibile soluzione ultima (se la diplomazia ed il dialogo falliscono).
La guerra è caratterizzata da violenza, è orribile, da proscrivere ma occorre aprire gli occhi ed analizzare fatti e circostanze ( senza utopie, avendo ben chiari i fatti, i trattati e gli accordi ed analizzando le cause remote); se valutiamo con metri diversi questi elementi e ci lasciamo trasportare da sentimenti puri ma utopici e nebulosi o dall’ideologia che talvolta ammazza questo paese, si giunge a conclusioni affrettate.
L’ondivago ed insicuro Trump avrebbe potuto non intervenire sull’IRAN ma da circa 47 anni quella “civiltà “ alimenta e finanzia il terrorismo internazionale, era sul punto di realizzare la sua bomba atomica con un unico scopo e trucidava i dissidenti decimando un popolo impiccandoli alle gru (è noto come operano i guardiani della rivoluzione nel loro paese e come trattano le donne). L’autodeterminazione di un popolo è una norma fondamentale del diritto internazionale (che sancisce il diritto di ogni popolo di scegliere liberamente il proprio regime politico, economico e sociale, senza interferenze esterne come avvenuto finora) ma preoccupa il terrorismo che quello Stato ha alimentato per decenni ed alimenta tuttora e la ferma volontà di voler realizzare la bomba atomica per scopi noti a tutti.
Il “violento” Netanyahu sarebbe intervenuto su Palestina, Iran ed il Libano (per annientare Hamas ed Hezbollah) se il 7 di ottobre non fosse avvenuto il noto eccidio che molti dimenticano, da parte del gruppo terroristico di HAMAS, supportata da HEZBOLLAH?
Che entrambi abbiano sottovalutato le “ risposte” e stiano eccedendo é fuori di dubbio ma se domani tutte le cause che hanno generato i conflitti in atto dovessero essere rimosse sarà un vantaggio per tutti. Non tutti condivideranno ma sarebbe bene che “idee” e “tesi diverse” venissero valutate serenamente e democraticamente e prese in considerazione senza le certezze granitiche che molte/i hanno.