(AGENPARL) - Roma, 20 Aprile 2026 - Non è più solo gelo diplomatico, ora è tamburo di guerra. Dopo il boicottaggio ufficiale dei colloqui di Islamabad la crisi tra Teheran e Washington subisce un’ulteriore, pericolosa accelerazione. Il Comando Militare Centrale iraniano (Khatam ul-Anbiya) ha rotto il silenzio definendo il sequestro della nave Touska un “atto di pirateria armata” e promettendo una risposta immediata.
Ritorsione imminente: l’ordine ai Pasdaran
Le dichiarazioni raccolte nelle ultime ore non lasciano spazio a interpretazioni: i vertici militari della Repubblica Islamica hanno dichiarato di avere le “dita sul grilletto” (finger on the trigger)
L’ordine di ritorsione sarebbe già passato alla catena di comando dei Pasdaran. Teheran non considera più il sequestro della nave come una disputa legale, ma come una violazione diretta della sovranità nazionale e degli accordi (ormai carta straccia) sul cessate il fuoco.
Islamabad: il vertice fantasma
Mentre la delegazione statunitense guidata da Jared Kushner e Steven Witkoff si trova di fatto in un vicolo cieco in Pakistan, le fonti di Al Jazeera confermano la linea dura anticipata da questa testata: l’Iran ha saltato il tavolo perché considera gli Stati Uniti “partner inaffidabili” e “pirati internazionali”. Il mediatore pachistano, il Premier Shehbaz Sharif, si trova ora a gestire un imbarazzo diplomatico senza precedenti, con gli inviati di Trump pronti a ripartire senza aver nemmeno aperto i dossier.
L’incognita Stretto di Hormuz
Il timore degli analisti internazionali è che la ritorsione possa colpire il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Teheran ha già dimostrato in passato di poter strangolare il transito petrolifero mondiale e, con il veto totale sul trasferimento dell’uranio arricchito già messo agli atti, il regime sembra aver scelto la via dello scontro frontale.