(AGENPARL) - Roma, 18 Aprile 2026 - L’Organismo Congressuale Forense, nel ribadire la posizione critica già manifestata in ordine a numerose norme del decreto sicurezza, esprime forte stupore e ferma contrarietà nei confronti del testo risultante dagli emendamenti approvati il 17 aprile dal Senato della Repubblica in tema di diritti dei migranti.
Il recente decreto sicurezza aveva già inopinatamente escluso di fatto il diritto del migrante ad accedere al patrocino a spese dello Stato. Oggi si introduce un compenso all’avvocato, subordinato esclusivamente all’assistenza al reimpatrio volontario del migrante e da corrispondere all’esito della partenza dello straniero.
Il testo licenziato, nella logica che lo ispira e nelle conseguenze che ne derivano, non solo lede il diritto di difesa effettiva dell’individuo, ma addirittura stravolge il ruolo e la funzione dell’avvocato, essenziale nel garantire l’assetto democratico del nostro ordinamento. La persona, migrante o cittadino che sia, ha diritto a una difesa effettiva e a un difensore che sia ed appaia privo di interessi rispetto alle scelte da adottare nella difesa dell’assistito.
L’Organismo Congressuale Forense afferma che l’attività difensiva ha, quale sua prerogativa, la libertà da qualunque potere e che alcun compenso può essere subordinato o previsto solo in ragione di una sorta di collaborazione da parte dell’avvocato nel conformare la sua attività e le sue scelte agli obiettivi perseguiti dalla politica.
L’OCF delibera lo stato di agitazione dell’intera avvocatura in attesa che, in sede di successivo passaggio alla Camera dei Deputati, si modifichi integralmente il testo a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo e dello Stato di diritto.