(AGENPARL) - Roma, 26 Aprile 2026 - Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato di aver individuato e distrutto tre bombe anti-bunker di fabbricazione statunitense nel nord dell’Iran. La notizia, diffusa dall’agenzia Tasnim, aggiunge un nuovo, inquietante capitolo alla già altissima tensione tra Teheran e Washington.
L’operazione di neutralizzazione
Secondo quanto riportato dai vertici militari iraniani, gli ordigni – progettati specificamente per penetrare obiettivi sotterranei fortificati – sono stati localizzati grazie a operazioni di intelligence e successivamente distrutti in sicurezza dalle unità degli artificieri dell’IRGC. Non sono state fornite coordinate precise sulle località del ritrovamento, ma il riferimento al “nord dell’Iran” suggerisce un’area strategica lontana dai consueti teatri di confine.
Deterrenza e accusa agli USA
Il ritrovamento di questo tipo di armamenti sul suolo iraniano viene presentato da Teheran come la prova definitiva delle intenzioni aggressive degli Stati Uniti e dei loro alleati. L’azione dell’IRGC si inserisce nel quadro della “risposta oltre le aspettative” minacciata solo poche ore fa dal comando delle Guardie Rivoluzionarie, che avevano avvertito come ogni violazione della sovranità iraniana sarebbe stata punita duramente.
Contesto critico
La notizia arriva mentre il Ministro degli Esteri Araghchi è impegnato in una missione diplomatica tra Oman e Russia e mentre Washington è ancora sotto shock per la sparatoria al Gala dei Corrispondenti. La presenza di bombe “bunker-buster” suggerisce che il livello di minaccia militare abbia raggiunto una soglia critica, mettendo a rischio la fragile tenuta dei canali diplomatici ancora aperti.
