(AGENPARL) - Roma, 9 Aprile 2026 - “Le comunicazioni di oggi della Presidente del Consiglio in Parlamento non riescono a nascondere una realtà che i dati evidenziano con chiarezza: il bilancio economico e sociale del governo Meloni è profondamente deludente”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabbile Economia nella segreteria nazionale del Partito democratico. “Quando Giorgia Meloni si è insediata, nell’ottobre 2022, l’Italia cresceva al 4,8 per cento – sottolinea – e il nuovo governo aveva ereditato dai precedenti esecutivi 200 miliardi di risorse del PNRR da investire. Tre anni e mezzo dopo, la crescita si è arenata allo 0,5 per cento nel 2025, un dato nettamente inferiore alla media della zona euro, e questo nonostante l’apporto tutt’altro che trascurabile degli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Senza il PNRR, il quadro sarebbe ancora più cupo. La manifattura italiana – prosegue l’esponente dem – ha pagato il prezzo più alto: la produzione industriale è calata per tre anni consecutivi, e settori cruciali come l’automotive hanno subito una crisi devastante, come dimostrano i dati della produzione di Stellantis, crollata del 45 per cento in tre anni. Una debacle industriale senza precedenti nel dopoguerra, di fronte alla quale il governo ha risposto con ritardo, improvvisazione e misure del tutto insufficienti. Sul fronte fiscale – aggiunge Misiani – la cosiddetta riforma “epocale” ha prodotto l’effetto opposto a quello promesso: la pressione fiscale è passata dal 41,7 per cento del PIL nel 2022 al 43,1 per cento nel 2025, il livello più alto da undici anni. I cittadini e le imprese italiane pagano oggi più tasse di prima. Altro che riduzione del carico tributario.
Sul versante della spesa pubblica, il governo ha scelto l’austerità, scaricandone il costo sui servizi fondamentali: in rapporto al PIL sono stati ridotti gli stanziamenti per sanità, istruzione, università, ricerca e innovazione, politiche industriali, casa e assetto urbanistico. Scelte che ipotecano il futuro del Paese. Sì, l’occupazione è cresciuta, e questo va riconosciuto. Ma in un contesto di stagnazione economica, quella crescita occupazionale si è tradotta in un sensibile calo della produttività del lavoro, con salari reali ancora al di sotto dei livelli di cinque anni fa. Non è questo il modello di sviluppo di cui l’Italia ha bisogno”, evidenzia il senatore dem. “Meloni aveva costruito la propria narrazione sull’idea che ‘i conti sono in ordine’ e che ‘l’Italia sta meglio del resto d’Europa’. Quella narrazione sta crollando sotto il peso dei fatti. La ‘stabilità’ tanto decantata si è tradotta in zero riforme strutturali, produzione industriale in calo ininterrotto e un Paese che cresce meno della metà dei suoi partner europei. Questa è la condizione reale dell’Italia dopo tre anni e mezzo di governo della destra. Gli italiani – conclude Misiani – avrebbero meritato risposte serie. Da Giorgia Meloni, oggi, hanno avuto l’ennesimo comizio elettorale.