(AGENPARL) - Roma, 4 Aprile 2026 - Il gasdotto GreenStream rappresenta una delle arterie energetiche più strategiche per l’Italia, collegando direttamente la Libia alla Sicilia e garantendo una quota rilevante delle forniture di gas naturale. In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità nei flussi energetici, questa infrastruttura assume un ruolo sempre più centrale.
Il GreenStream è un gasdotto sottomarino che parte dal complesso di Mellitah, in Libia, e approda a Gela, attraversando il Mar Mediterraneo. Il progetto è gestito congiuntamente dalla National Oil Corporation (NOC) e da Eni, partner storico dell’Italia nelle forniture energetiche dal Nord Africa.
Negli anni, il gasdotto è diventato una delle principali vie di importazione per il fabbisogno energetico italiano, contribuendo alla diversificazione rispetto ad altre rotte più instabili.
Tra il 2025 e il 2026, i flussi di gas dalla Libia hanno registrato forti oscillazioni:
- Riduzione delle importazioni fino al 30% nel 2025
- Interruzioni dovute a proteste locali e instabilità interna
- Successivo ripristino delle forniture
Nonostante le difficoltà, la Libia continua a considerare l’Italia come principale hub di ingresso verso il mercato europeo.
Parallelamente, Eni ha annunciato nuove scoperte offshore e il proseguimento delle attività esplorative, rafforzando il ruolo del gas libico nel mix energetico europeo.
Il futuro del GreenStream passa attraverso nuovi investimenti e interventi tecnici:
- Sviluppo del progetto offshore Bahr Essalam
- Rafforzamento della produzione libica
- Manutenzione e monitoraggio affidati a Saipem
Le attività includono la sorveglianza dei fondali marini e la gestione dell’integrità dell’infrastruttura, elementi cruciali per garantire continuità e sicurezza.
Il quadro energetico globale è fortemente condizionato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.
Nel 2026:
- Il traffico marittimo è crollato fino al 90%
- Fino a 15 milioni di barili al giorno risultano a rischio
- I prezzi del petrolio sono saliti da circa 70 a 120 dollari
- Il gas europeo (TTF) è raddoppiato fino a 60-70 euro
Le restrizioni imposte e le tensioni militari hanno reso estremamente instabile il trasporto energetico globale, aumentando i costi assicurativi e i rischi operativi.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha autorizzato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, ma la volatilità resta elevata.
Sul fronte del gas:
- Maggiore utilizzo degli stoccaggi
- Incremento delle forniture spot di GNL
- Misure di contenimento della domanda
Tuttavia, i rischi di approvvigionamento continuano a sostenere prezzi elevati e instabilità nei mercati.
Le alternative allo Stretto di Hormuz esistono, ma sono limitate:
- Capacità degli oleodotti alternativi: 3,5–5,5 milioni di barili/giorno
- Oleodotto Est-Ovest saudita: capacità fino a 5 milioni
- Pipeline Abu Dhabi-Fujairah: circa 1,1 milioni
Questi numeri restano insufficienti a compensare una chiusura prolungata di Hormuz.
In questo scenario, la Turchia emerge come corridoio energetico strategico:
- Rafforzamento del flusso attraverso il TurkStream (+22%)
- Ripresa dell’oleodotto Kirkuk-Ceyhan
- Progetti per trasportare gas dal Qatar e dall’Iraq verso l’Europa
Secondo gli esperti, Ankara potrebbe diventare un hub fondamentale nel medio termine, collegando Medio Oriente, Mar Caspio ed Europa.
Secondo l’economista Claudia Kemfert, i rischi persistenti manterranno i prezzi elevati e aumenteranno la dipendenza dalle riserve strategiche. Le infrastrutture alternative, infatti, non sono ancora sufficienti a garantire stabilità nel breve periodo.
In un contesto globale sempre più instabile, il gasdotto GreenStream rappresenta un pilastro fondamentale per la sicurezza energetica italiana. Tuttavia, la sua efficacia dipende da equilibri geopolitici fragili e da una rete di infrastrutture ancora insufficiente a compensare crisi sistemiche.
Il futuro energetico europeo si giocherà sulla capacità di diversificare le rotte, investire in nuove infrastrutture e rafforzare la cooperazione internazionale. Nel frattempo, il Mediterraneo resta al centro di una partita strategica decisiva.

