(AGENPARL) - Roma, 12 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Thu 12 March 2026 CONFERENZA STAMPA 12 MARZO 2026 – Saluto di Giancarlo Galeazzi
Da dietro le quinte (dove ho deciso di stare) ho seguito la riorganizzazione culturale e amministrativa del Festival del Pensiero Plurale, e mi sento di dire: “Bravi, bravi tutti!” Non vi siete limitati ad “essere eredi”, ma avete saputo “farvi eredi” di una manifestazione che ha quasi 30 anni di vita con la sua rassegna clou “Le parole della filosofia”: primo Festival filosofico delle Marche, e uno dei primi in Italia. Un Festival che ha coinvolto nel tempo le figure più significative della filosofia contemporanea, tenendosi lontano dal “divismo” filosofico e dalla tendenza “pop”, e impegnandosi invece a realizzare un luogo dove “ritrovarsi insieme a pensare” (non è poco) e “ritrovarsi a pensare insieme” (è anche di più) in una città che, dedita da sempre al “commercio delle cose”, ha saputo ora aprirsi al “commercio delle idee”.
Sotto questo profilo ritengo che il Festival del Pensiero Plurale abbia svolto e continui a svolgere un compito non solo di animazione culturale, ma anche (almeno indirettamente) di educazione permanente e di formazione democratica, in quanto si caratterizza come una manifestazione che non ha niente di “ideologico”, ma è tutta all’insegna del “dialogico”: questa è la cifra del pluralismo, quando esso non è frammentazione inconcludente bensì diversità feconda, come ho documentato in due “Quaderni del Consiglio regionale delle Marche”: La Società Filosofica Italiana di Ancona dalla fondazione ad oggi (2014) e Ancona filosofica. La filosofia specchio di una città (2023).
Quindi essere riusciti a non disperdere l’esperienza di questo Festival anzi a potenziarla mi pare un bel risultato, di cui essere orgogliosi, e per questo nutro gratitudine verso coloro che vi hanno contribuito; in particolare Antonio Luccarini, direttore scientifico del Festival, Marco Nocchi, presidente della nuova Associazione “Pensiero Plurale” che lo gestisce, e Francesca Di Giorgio da sempre anima della comunicazione e non solo. Questi amici, con i loro collaboratori, aspirano (a me pare legittimamente) a fare del Festival non solo un’eccellenza a livello di città e di regione, ma anche a livello nazionale, dove fra i tanti Festival che nel tempo si sono moltiplicati porta una sua specificità, sintetizzata nel titolo: “Pensiero plurale”, espressione cara a Hannah Arendt.
E l’abbiamo fatta nostra per indicare un Festival che non ha un carattere solo filosofico o settoriale, ma punta invece a coltivare le varie forme del pensiero in un’ottica di “apertura” coinvolgente, magari innamorando alla filosofia e, più in generale, alla cultura che (va ricordato) non appartengono al dominio dell’economico, ma si muovono nell’ambito dell’erotico: non ci si innamora solo delle persone, ma anche del sapere, se sappiamo suscitarne il desiderio: l’incontro con i filosofi e, più in generale, con i pensatori, gli intellettuali è sempre generativo. Vederlo vissuto a livello di cittadinanza è bello: ripaga dell’impegno inventivo e organizzativo che il Festival richiede.
Pertanto mi rallegro con gli operatori a diverso titolo coinvolti nel Festival, con i partner dell’Associazione e con gli sponsor dell’iniziativa: Ancona merita questa coralità di apporti per essere effettivamente il capoluogo di una regione plurale, orgogliosa di essere plurale in chiave collaborativa. Certamente il Festival ha contribuito ad andare in questa direzione: il che è stato motivo di soddisfazione, quando ero direttore del Festival, e lo è anche ora che ne sono onorario. Ebbene, al di là del successo del Festival, conta essersi impegnati, per cui vorrei adattare al nostro caso una convinzione di Jacques Maritain, secondo il quale «la cosa principale, dal punto di vista dell’esistenza nella storia, non è di riuscire (ciò non è mai duraturo), ma di esserci stati (ciò non si può cancellare)».
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