(AGENPARL) – Tue 10 March 2026 ADUC
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La salamandra e il timo che ricresce. Un animale che sfida la biologiaA sud di Città del Messico, si apre un paesaggio inatteso: Xochimilco, un arcipelago di canali lacustri e isole coltivate. È uno degli ultimi frammenti sopravvissuti dell’immenso sistema che un tempo sosteneva Tenochtitlán, la capitale azteca. Qui, l’acqua non è solo un elemento naturale: è un archivio, un modo di ricordare.
Il nome stesso — Xochimilco, “il luogo del campo di fiori” — racconta un passato in cui la terra galleggiava, letteralmente, su giardini costruiti a mano. Le chinampas, sottili isole rettangolari create con fango e vegetazione, sono ancora oggi coltivate come se il tempo non fosse mai passato. Xochimilco è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ma la sua sopravvivenza è tutt’altro che garantita. È un ecosistema delicatissimo, un equilibrio che richiede cura costante. Le chinampas, se abbandonate, si disfano. I canali, se non mantenuti, si interrano.
È in queste acque dove la luce filtra come un velo, viveva — e in parte vive ancora — l’axolotl, la salamandra che ha sfidato la biologia moderna e che continua a custodire i suoi segreti Per secoli è stato parte integrante dell’ecosistema di Xochimilco: nascosto tra le radici delle piante acquatiche, mimetizzato nel fango, capace di rigenerare arti, tessuti e, come ora sappiamo, persino organi complessi come il timo.
Gli abitanti di quelle acque lo considerano una creatura liminale, a metà tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Gli scienziati, invece, lo osservano con un misto di stupore e invidia: ogni volta che credono di aver compreso i suoi limiti, l’axolotl li oltrepassa.
L’ultima sorpresa riguarda un organo che, negli esseri umani, è fragile come un ricordo: il timo.
Per noi, il timo è un maestro severo ma effimero. Addestra i linfociti T, li prepara a riconoscere il mondo e a difenderci da ciò che non dovrebbe entrare. Poi, lentamente, decade. Nell’adolescenza si restringe, nell’età adulta si ritira, nella vecchiaia diventa quasi un’ombra.
È un organo che non torna indietro. Una volta perduto, è perduto.
Il team di ricerca, guidato dalla dott.ssa Maximina Yun del Centro per le Terapie Rigenerative di Dresda (Germania), ha osservato la rigenerazione del timo nell’axolotl, ha assistito a qualcosa che, fino a ieri, sarebbe sembrato fantascienza. La ricerca è pubblicata sulla rivista scientifica Science Immunology.
Dopo la rimozione chirurgica del timo, l’axolotl non si limita a guarire..
Ricostruisce tutto:
* la forma dell’organo
* la sua architettura interna
* i compartimenti dove maturano i linfociti T
* la piena funzionalità immunitaria
È come se un’orchestra perdesse il direttore e, dopo qualche battito di silenzio, ne comparisse uno nuovo, identico al precedente, pronto a ricominciare la sinfonia.