(AGENPARL) - Roma, 21 Febbraio 2026 - L’ascesa dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando le prospettive del settore software. Le preoccupazioni degli investitori riguardo all’impatto degli agenti di IA sulle piattaforme tradizionali hanno recentemente provocato una significativa ondata di vendite sui titoli del comparto. Tuttavia, secondo gli analisti di Goldman Sachs, l’innovazione non rappresenta necessariamente una minaccia generalizzata: al contrario, potrebbe rafforzare diverse aziende, a patto di valutarle con un approccio più selettivo.
La svendita e il cambio di sentiment
La recente correzione delle azioni software riflette un cambiamento rapido nel sentiment degli investitori, più che un deterioramento dei fondamentali. Il timore principale è che, se gli agenti di intelligenza artificiale diventassero l’interfaccia primaria per i lavoratori, le piattaforme tradizionali rischierebbero di trasformarsi in semplici archivi di dati, perdendo potere di determinazione dei prezzi e centralità strategica.
In precedenza, le valutazioni del settore incorporavano aspettative di crescita del fatturato a medio termine (entro il 2028) comprese tra il 15% e il 20%. Dopo la recente rivalutazione, i multipli implicano ora una crescita stimata più contenuta, tra il 5% e il 10%. Questo repricing ha aumentato la volatilità, ma potrebbe anche creare opportunità per le aziende con modelli solidi e posizionamento strutturale forte.
IA: minaccia o acceleratore?
Secondo il team di ricerca guidato da Matthew Martino, esistono “percorsi credibili” attraverso cui l’intelligenza artificiale può rafforzare la crescita di lungo periodo del software, anziché indebolirla. La chiave, spiegano gli analisti, è distinguere tra aziende vulnerabili alla disintermediazione degli agenti e quelle che, al contrario, integrano l’IA nei propri prodotti, migliorando efficienza, automazione e valore aggiunto.
Gli investitori stanno osservando con attenzione le nuove piattaforme di orchestrazione degli agenti, che permettono di coordinare più sistemi IA in flussi di lavoro complessi. Questi sviluppi hanno contribuito alla forte rivalutazione di alcune azioni del settore, ma hanno anche alimentato timori su una possibile trasformazione radicale della catena del valore.
Il “quadro di impatto IA”
Per aiutare a valutare l’effetto dell’innovazione sulle singole società, Goldman Sachs Research ha elaborato un “quadro di riferimento per l’impatto dell’IA”, basato su sei criteri fondamentali:
- Rischio di orchestrazione – la probabilità che livelli di agenti IA possano bypassare la piattaforma e diventare il principale generatore di valore.
- Modello di monetizzazione – modelli basati su utenti (più vulnerabili) rispetto a quelli fondati su dati o asset proprietari (più resilienti).
- Proprietà del sistema di registrazione – se la piattaforma gestisce approvazioni, conformità ed esecuzione, risulta più difficile da sostituire.
- Moat di dati e integrazione – la presenza di flussi di lavoro dipendenti da dati strutturati e segnali proprietari integrati nel sistema.
- Esecuzione dell’IA – capacità reali e già implementate, non solo roadmap teoriche.
- Allineamento del budget – se l’adozione dell’IA aumenta o riduce la priorità strategica del prodotto.
Dove l’IA può rafforzare il software
Per alcune applicazioni leggere, monetizzate tramite licenze per utente, l’orchestrazione degli agenti potrebbe modificare nel tempo il modo in cui viene catturato il valore. Tuttavia, a livello di piattaforma e infrastruttura, la dinamica è diversa: gli agenti tendono ad aumentare la necessità di gestione dei dati, sicurezza, orchestrazione dei carichi di lavoro e resilienza dei sistemi.
Queste funzioni, collocate al di sotto dell’interfaccia utente, sono più difficili da aggirare e potrebbero beneficiare direttamente dell’espansione dell’IA. In altre parole, mentre alcune categorie potrebbero subire pressione, altre potrebbero vedere un incremento della domanda e una maggiore rilevanza strategica.
La vera domanda per gli investitori
“La questione fondamentale non è se gli agenti cambieranno il software — lo faranno”, osserva Martino. Piuttosto, è essenziale analizzare l’intero stack tecnologico per individuare dove l’IA rappresenterà un elemento di disintermediazione e dove, invece, fungerà da catalizzatore di crescita.
In questo contesto, le aziende che possiedono dati proprietari, sistemi di integrazione profonda nei processi aziendali e capacità concrete di implementazione dell’IA potrebbero essere tra le principali beneficiarie della trasformazione in corso.
L’intelligenza artificiale, dunque, non è necessariamente un fattore uniformemente negativo per il settore software: per alcuni operatori può rappresentare una minaccia competitiva, per altri un’opportunità strutturale di rafforzamento. La differenza, secondo gli analisti, dipenderà dalla posizione lungo la catena del valore e dalla solidità del modello di business.
