(AGENPARL) - Roma, 17 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Tue 17 February 2026 Biologico: Anabio-Cia, con il marchio italiano più valore, trasparenza e
fiducia
Il via libera al “marchio biologico italiano” da parte della Conferenza
Stato-Regioni segna un passaggio cruciale per la tutela dell’origine dei
prodotti e la valorizzazione della filiera bio nazionale. Lo dice
Anabio-Cia, accogliendo con soddisfazione l’intesa raggiunta, che ha
sbloccato il decreto, considerato un tassello fondamentale per consolidare
la fiducia dei consumatori e sostenere la crescita del comparto.
Per Anabio-Cia, infatti, si tratta di uno strumento strategico, una
certificazione volontaria che si affianca al logo europeo sulle produzioni
biologiche.
“Il marchio del biologico italiano -sottolinea il presidente di Anabio-Cia,
Giuseppe De Noia- dà valore alle nostre materie prime e rafforza la
trasparenza nei confronti dei consumatori, rappresentando un passo decisivo
per lo sviluppo del settore. Arriva a sostenere concretamente i produttori,
assicurare tracciabilità, migliorare la competitività sui mercati esteri e
promuovere qualità e sostenibilità, nel rispetto del regolamento Ue.
Soprattutto, offre ai cittadini una riconoscibilità immediata delle
produzioni biologiche italiane”.
Secondo Anabio-Cia, i dati parlano chiaro, confermando una domanda in
aumento: +6,2% le vendite di alimenti biologici in Italia nel 2025; 5,5
miliardi di euro il valore del mercato interno e 3,9 miliardi di euro il
peso dell’export, in costante crescita. Numeri che indicano un interesse
crescente dei consumatori verso prodotti sostenibili e tracciabili. “Questo
marchio -conclude De Noia- aggiunge un’ulteriore garanzia per chi acquista
consapevolmente”.
In Basilicata sono circa 116 mila gli ettari dei 538 mila totali che
costituiscono la superficie agricola destinata al biologico; quasi un
quarto della SAU regionale è destinata a questo metodo di produzione. Su
questa crescita (nel giro di un anno le aziende biologiche sono quasi
raddoppiate) hanno inciso le politiche di sviluppo rurale messe in atto
dalla Regione Basilicata, prevalentemente con gli aiuti al reddito concessi
a quegli agricoltori che hanno adottato, sull’intera superficie aziendale,
tecniche biologiche. Cia Potenza-Matera aggiunge: i dati del rapporto Bio
dell’Ismea certificano che da noi in un decennio la superficie è
cresciuta del 174% (più 84mila ettari) e gli operatori in oltre 2mila. In
Basilicata al primo posto i cereali (39mila ha), seguiti da prati pascolo
(28mila ha), colture foraggere (20,5 mila ha), colture industriali (9.400
ha), olivo (6.600 ha) e vigneti (circa 1000 ha).
“L’agricoltura biologica e biodinamica risponde a tante delle sfide che,
oggi, l’Italia e l’Europa devono fronteggiare, dalla mitigazione climatica
alla sicurezza alimentare, passando per l’occupazione e la tenuta delle
aree considerate erroneamente marginali. Gli agricoltori agroecologici –
afferma Cia – sono pertanto i protagonisti di una transizione necessaria e
vanno quindi sostenuti e valorizzati”.
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