(AGENPARL) – Roma, 28 Gennaio 2026
L’Unione Europea ha compiuto un passo significativo verso l’apertura delle proprie frontiere all’immigrazione dall’India, firmando quello che è stato definito il più grande accordo di libero scambio mai concluso dal blocco. L’intesa, siglata a Nuova Delhi, include anche un ampio programma di “mobilità” che faciliterà l’arrivo in Europa di studenti, ricercatori, lavoratori stagionali e professionisti altamente qualificati indiani.
Ad annunciarlo è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa congiunta con il primo ministro indiano Narendra Modi. Von der Leyen ha confermato che Bruxelles istituirà inoltre un “Legal Gateway Office” in India, con l’obiettivo di agevolare e accelerare il trasferimento legale di cittadini indiani verso l’Unione Europea.
«Questo è positivo per le nostre economie, è positivo per l’amicizia tra i nostri popoli. Questa apertura è vantaggiosa per tutti», ha dichiarato la presidente della Commissione.
Nonostante la portata delle novità sul fronte migratorio, molti media tradizionali hanno dato maggiore risalto all’aspetto commerciale dell’intesa, relegando in secondo piano le implicazioni legate all’immigrazione. Eppure l’India è già oggi uno dei principali Paesi di origine dell’immigrazione legale verso l’UE: nel 2024, i cittadini indiani hanno ottenuto 192.400 permessi di soggiorno per la prima volta, il secondo dato più alto dopo l’Ucraina.
La decisione di ampliare ulteriormente i canali di ingresso arriva in un contesto complesso per il mercato del lavoro europeo. L’Unione registra infatti un tasso di disoccupazione giovanile del 14,8%, con quasi 2,9 milioni di under 25 senza lavoro, e una disoccupazione complessiva del 6%, superiore a quella di Stati Uniti e Regno Unito. Questo ha già sollevato interrogativi e critiche in merito all’impatto dell’importazione di manodopera straniera sui salari e sull’occupazione locale.
Esperienze analoghe negli Stati Uniti, in particolare con il programma di visti H1-B, hanno alimentato polemiche simili. I critici sostengono che tali meccanismi abbiano contribuito a comprimere i salari e favorito pratiche di assunzione considerate discriminatorie o nepotistiche in aziende a forte presenza indiana.
L’accordo sulla mobilità è stato firmato in parallelo a un vasto trattato di libero scambio tra UE e India. L’intesa prevede la riduzione dei dazi europei sul 99,5% dei prodotti indiani e su quasi il 97% delle esportazioni europee verso il subcontinente. Secondo le stime di Bruxelles, l’accordo consentirà alle imprese europee di risparmiare circa 4 miliardi di euro l’anno in costi tariffari e potrebbe raddoppiare le esportazioni UE verso l’India entro il 2032.
Tuttavia, la forte disparità salariale e normativa tra Europa e India alimenta il timore che molte aziende possano scegliere di delocalizzare la produzione nel subcontinente, beneficiando della manodopera a basso costo pur mantenendo un accesso quasi privo di dazi al mercato unico europeo. Preoccupazioni simili sono emerse anche dopo la recente firma dell’accordo tra l’UE e i Paesi del Mercosur, duramente contestato dagli agricoltori europei, in particolare francesi.
Secondo Narendra Modi, attualmente oltre 800.000 cittadini indiani vivono nell’Unione Europea. Alla cerimonia di presentazione dell’accordo erano presenti, oltre a von der Leyen e Modi, anche il presidente del Consiglio europeo António Costa. Quest’ultimo ha sottolineato il valore personale dell’intesa, ricordando le proprie origini familiari in India:
«Sono molto orgoglioso delle mie radici a Goa, da dove proviene la famiglia di mio padre. Il legame tra Europa e India ha per me un significato molto speciale», ha affermato.
