(AGENPARL) - Roma, 24 Gennaio 2026L’accordo del Regno Unito per la cessione delle isole Chagos, considerate di importanza strategica cruciale, è stato sospeso dopo un deciso intervento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il primo ministro britannico Sir Keir Starmer ha infatti ritirato la legge che avrebbe dovuto formalizzare il passaggio di sovranità delle isole alla nazione insulare di Mauritius, Paese con forti legami con la Cina comunista.
All’inizio della settimana, Trump ha definito la possibile cessione del Territorio Britannico dell’Oceano Indiano – che ospita una base militare congiunta anglo-americana “vitale” – un “atto di grande stupidità” e privo di qualsiasi giustificazione strategica. Le sue dichiarazioni sono arrivate in un momento di forte tensione geopolitica, segnato anche dal confronto sul futuro della Groenlandia e dai timori di un’espansione dell’influenza cinese in aree chiave.
Starmer ha inizialmente minimizzato le critiche, sostenendo che fossero funzionali alla strategia di Trump sulla Groenlandia piuttosto che a una reale opposizione alla cessione delle Chagos. Tuttavia, resta centrale la preoccupazione per il futuro della base militare di Diego Garcia, utilizzata da oltre cinquant’anni dalle forze britanniche e statunitensi e considerata un avamposto fondamentale nello scacchiere indo-pacifico.
Secondo i termini dell’accordo proposto, Londra avrebbe non solo ceduto la sovranità delle isole a Mauritius, ma avrebbe anche versato circa 100 milioni di sterline l’anno per riaffittare i terreni della base militare per i successivi 99 anni. Il tutto subordinato al rispetto dell’intesa da parte di Mauritius, Paese membro dell’iniziativa cinese Belt and Road e con stretti rapporti con Pechino.
Dopo l’intervento di Trump, il partito conservatore britannico ha però avvertito che l’accordo potrebbe violare il trattato del 1966 tra Stati Uniti e Regno Unito, che stabiliva il mantenimento della sovranità britannica sul territorio. Di conseguenza, il governo ha deciso di ritirare il disegno di legge prima della sua discussione alla Camera dei Lord, come riportato dal Telegraph.
La decisione originaria di procedere alla cessione risale al 2022, sotto il governo conservatore di Rishi Sunak, in seguito a una sentenza consultiva non vincolante del 2019 della Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU sulla “decolonizzazione” del territorio. La linea è stata poi portata avanti dall’esecutivo laburista di Starmer, sostenuto da esponenti favorevoli alle riparazioni storiche.
La vicenda riflette una più ampia inquietudine di Washington sulla capacità degli alleati europei di mantenere il controllo di territori strategici, come dimostrato anche dal caso della Groenlandia. In parallelo, le relazioni tra Londra e Washington si sono ulteriormente tese per l’approvazione britannica di una nuova maxi-ambasciata cinese a Londra, che ha sollevato timori legati alla sicurezza e allo spionaggio.
In questo contesto delicato, Starmer si prepara a una visita ufficiale in Cina insieme al cancelliere Rachel Reeves e a importanti rappresentanti del mondo imprenditoriale, nel tentativo di rafforzare i rapporti economici con Pechino. Una mossa che rischia però di alimentare ulteriori frizioni con gli Stati Uniti, sempre più diffidenti verso l’avvicinamento britannico al Dragone.
