(AGENPARL) - Roma, 12 Gennaio 2026 - L’Unione Europea starebbe chiedendo al governo laburista di Sir Keir Starmer di accettare una controversa “clausola Farage” nel quadro del cosiddetto reset della Brexit, una disposizione che imporrebbe una pesante sanzione finanziaria al Regno Unito qualora un futuro governo decidesse di ritirarsi dall’accordo. La notizia, riportata dal Financial Times, ha sollevato accuse secondo cui Bruxelles starebbe tentando di limitare la sovranità democratica britannica e di vincolare le scelte dei futuri Parlamenti.
Secondo il quotidiano, gli eurocrati vorrebbero inserire una clausola di recesso con un “elevato livello” di compensazione economica nel caso in cui un eventuale governo guidato da Nigel Farage decidesse di annullare l’accordo in fase di negoziazione. L’intesa prevedrebbe un riallineamento normativo del Regno Unito con l’UE in settori chiave come agricoltura, produzione alimentare ed energia, riportando di fatto Londra sotto molte delle regole di Bruxelles.
Il primo ministro Starmer, da tempo critico nei confronti della Brexit, sostiene che il riallineamento ridurrebbe i costi per le imprese britanniche, eliminando gli oneri burocratici legati all’export verso l’UE e avvicinando economicamente il Paese al mercato unico senza arrivare a un rientro formale nell’Unione. I critici, tuttavia, parlano apertamente di un “tradimento della Brexit”.
Nigel Farage, leader di Reform UK, ha denunciato l’iniziativa come una cessione di sovranità a Bruxelles e un ritorno sotto l’influenza della Corte di giustizia europea, che potrebbe acquisire un ruolo centrale nella risoluzione delle controversie commerciali. Farage e la leader dei Conservatori Kemi Badenoch hanno entrambi promesso che, se eletti, si ritireranno dall’accordo negoziato dai laburisti.
Un diplomatico dell’UE, rimasto anonimo, ha definito la clausola una “disposizione di sicurezza per garantire stabilità e fungere da deterrente per Farage e soci”, aggiungendo che Bruxelles punta a un accordo di lungo periodo e non limitato all’orizzonte elettorale del 2029. Farage ha risposto duramente: “Nessun Parlamento può vincolare il suo successore. Se Starmer firma, è un oltraggio democratico”.
Le critiche sono state rilanciate anche da esponenti di Reform UK. Laila Cunningham, candidata sindaco di Londra, ha accusato l’UE di essere “terrorizzata dalla democrazia” e Starmer di comportarsi come “il burattino perfetto” di Bruxelles. Zia Yusuf, responsabile delle politiche del partito, ha ribadito che il Parlamento britannico è sovrano e che nessun accordo può vincolare i futuri governi.
Yusuf ha inoltre annunciato che una vera “clausola Farage” consisterebbe nella richiesta alla Francia di restituire gli 800 milioni di sterline versati dal Regno Unito per fermare l’immigrazione illegale attraverso la Manica, oltre alla cessazione immediata dei pagamenti di welfare ai cittadini stranieri, inclusi quelli dell’UE, misura che secondo Reform UK farebbe risparmiare ai contribuenti oltre 6 miliardi di sterline l’anno.
Dal canto suo, un portavoce del Partito Laburista ha difeso l’impostazione dei negoziati, affermando che le clausole di recesso sono una componente standard di qualsiasi accordo internazionale e che descriverle come un attacco alla democrazia è “francamente estenuante”.
