(AGENPARL) - Roma, 23 Settembre 2025 - (AGENPARL) – Tue 23 September 2025 *Regione Puglia, Ministero della Giustizia e Terzo Settore insieme per il
reinserimento sociale: siglato il nuovo Protocollo per l’esecuzione penale
esterna*
Ricostruire il senso di comunità, ripensare la giustizia come percorso
educativo, creare reali occasioni di reinserimento sociale per chi ha
commesso reati. Con questi obiettivi il Dipartimento Welfare della Regione
Puglia ha siglato il nuovo Protocollo d’Intesa, in collaborazione con il
Ministero della Giustizia – Dipartimento della Giustizia di Comunità e
Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – e con il mondo del
volontariato organizzato e del Terzo Settore pugliese.
Si tratta di un accordo che rafforza la giustizia di comunità, attraverso
percorsi di esecuzione penale esterna basati su attività di volontariato e
lavori di pubblica utilità non retribuiti, rivolti a persone condannate o
imputate. Un’iniziativa fondata sul principio che la pena, per essere
davvero utile alla società, debba tendere non solo alla punizione, ma
soprattutto alla rieducazione e alla reintegrazione della persona.
“La giustizia, per essere giusta, deve essere anche capace di
riconciliazione. In un tempo in cui il carcere rischia di essere solo un
luogo di esclusione e ripetizione del reato, noi scegliamo di investire sul
cambiamento, sulla responsabilità, sulla relazione con la comunità. Questo
protocollo è un atto di civiltà e di speranza, perché restituisce alla pena
il suo significato costituzionale: educare, non spezzare. Offrire nuove
possibilità, non chiudere porte.” – dichiara *Michele Emiliano*, presidente
della Regione Puglia.
Il Protocollo è il risultato di un’alleanza istituzionale e sociale che
coinvolge il Dipartimento Welfare della Regione Puglia e i principali
attori della giustizia di comunità e del volontariato: l’Ufficio
Interdistrettuale dell’Esecuzione Penale Esterna (UIEPE), il Provveditorato
dell’Amministrazione Penitenziaria, CSVnet Puglia, la Conferenza Regionale
Volontariato Giustizia e il Forum del Terzo Settore Puglia.
L’accordo punta a costruire percorsi personalizzati di reinserimento,
promuovendo la partecipazione della collettività e rafforzando i legami tra
istituzioni e territorio. Al centro vi è una visione di giustizia
trasformativa, che riconosce nel volontariato e nel coinvolgimento civico
strumenti efficaci per restituire fiducia, dignità e appartenenza a chi ha
sbagliato.
Il Protocollo risponde anche alle più recenti novità legislative: grazie al
Decreto Legge 92/2024 è oggi possibile accedere all’affidamento in prova al
servizio sociale anche in assenza di un lavoro, a patto che la persona sia
inserita in un’attività di volontariato o pubblica utilità idonea. Un
cambio di paradigma che apre la strada a nuovi strumenti di reinserimento.
Il cuore dell’accordo è l’idea che la comunità debba e possa avere un ruolo
attivo nel processo di riparazione e reintegrazione. Non si tratta solo di
misure alternative alla detenzione, ma di un modello culturale che
restituisce significato alla pena come occasione di crescita,
responsabilizzazione e riconciliazione.
In questo contesto, verranno realizzati percorsi di reinserimento sociale
che siano su misura per le esigenze di ciascuno, mettendo al centro la
finalità rieducativa ma anche l’opportunità concreta di inclusione nella
vita della comunità. Parallelamente, saranno promosse campagne di
sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, al fine di diffondere una
cultura della giustizia di comunità e valorizzare il ruolo fondamentale che
il volontariato svolge nel processo di recupero.
Inoltre, le istituzioni e i partner coinvolti lavoreranno attivamente per
creare e rafforzare una rete stabile sul territorio, in cui enti del Terzo
Settore e amministrazioni locali collaborino per offrire accoglienza,
sostegno e accompagnamento a chi è coinvolto in questi percorsi. Questo
sistema di relazioni è pensato per favorire la crescita personale di chi ha
commesso reati, aiutandolo a sviluppare senso di responsabilità, competenze
relazionali e un forte senso di appartenenza alla comunità.
Infine, un’attenzione particolare sarà dedicata a consolidare e rendere
strutturali le esperienze e le buone pratiche già sperimentate in Puglia
negli anni precedenti, per garantire che queste metodologie possano essere
mantenute e ampliate nel tempo, costruendo così un modello di reinserimento
sociale sostenibile e replicabile.
“Una società che non reintegra è una società che rinuncia alla sicurezza
vera. La recidiva si combatte restituendo dignità, non cancellando le
persone. Questo protocollo non è solo un documento, ma un segnale politico
e culturale: crediamo che anche chi ha sbagliato possa trovare una strada
diversa, se accompagnato con serietà. E crediamo che la comunità possa e
debba avere un ruolo attivo nel processo di cambiamento.” – afferma *Ruggiero
Mennea*, consigliere delegato al Welfare della Regione Puglia.
L’accordo sarà attuato attraverso la costituzione di un Comitato
tecnico-operativo, con il compito di monitorare, valutare e indirizzare le
azioni previste, garantendo continuità e coerenza tra gli interventi.
“Con questo protocollo ribadiamo un principio fondamentale: la pena non
deve assumere un carattere meramente afflittivo, ma deve tendere alla
rieducazione del condannato, favorendo il reinserimento sociale attraverso
percorsi personalizzati di responsabilizzazione e crescita. Il
coinvolgimento del volontariato e del Terzo Settore permette di costruire
progetti di partecipazione alla vita di comunità e di riparazione.L’accordo
si pone peraltro in linea con gli altri interventi del dipartimento volti a
recuperare la finalità rieducativa della pena ; il riferimento è, tra gli
altri, ai percorsi di giustizia riparativa ed al patto di inclusione per i
minori in carico al Centro di Giustizia Minorile” ” – spiega *Valentina
Romano*, direttrice del Dipartimento Welfare della Regione Puglia.
La firma di questo Protocollo rappresenta un passo avanti concreto verso
una giustizia più umana, partecipata e orientata alla riparazione. È un
atto che unisce istituzioni, operatori, volontari e comunità locali nella
consapevolezza che il cambiamento non può avvenire solo nei tribunali o
nelle carceri, ma deve nascere e crescere nella società.
In un tempo in cui le tensioni sociali rischiano di alimentare esclusione e
sfiducia, il Dipartimento Welfare regionale continua a scegliere di
investire sulla ricostruzione dei legami, sulla centralità della persona e
sul potere trasformativo delle relazioni.
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