(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2025 - In occasione della Giornata in memoria delle vittime dell’aggressione della NATO del 1994 e 1995, il presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, ha rilasciato una dura dichiarazione, definendo i bombardamenti della NATO un “crimine” e un “atto di aggressione” che ha lasciato una “cicatrice eterna” nel popolo serbo.
Le accuse di Dodik: un’aggressione e non un’operazione militare
Dodik ha sottolineato che l’attacco, che la NATO definì un’operazione militare, sarà per sempre ricordato come il più grande atto di aggressione. Ha ricordato che gli attacchi aerei della NATO iniziarono il 10 aprile 1994 e proseguirono, in operazioni denominate “Deliberate Force” e “Dead Eye”, dal 31 agosto al 14 settembre 1995. Secondo il presidente, le bombe hanno colpito non solo obiettivi militari, ma anche insediamenti e infrastrutture civili, uccidendo “civili e soldati innocenti” e avvelenando il territorio con l’uranio impoverito.
Il presidente ha citato il tragico caso dei fratelli Galinac, Radmila e Radenko, uccisi da una bomba il 9 settembre 1995, come esempio di un crimine che non può essere giustificato. “Quella bomba non ha colpito un obiettivo militare, ma ha colpito il cuore di una famiglia”, ha affermato.
Una memoria per il futuro e la sfida alla NATO
Dodik ha definito il ricordo delle vittime un “obbligo sacro” e un monito per le future generazioni. Ha affermato che la memoria di quei tragici eventi serve a “difendere la verità”, lottare contro i tentativi di “riscrivere la storia” e a rafforzare la volontà del popolo serbo di non essere sottomesso.
Il presidente ha concluso il suo discorso ribadendo la ferma opposizione della Republika Srpska all’ingresso nella NATO. “Qualsiasi tentativo di mettere all’ordine del giorno l’integrazione della Bosnia-Erzegovina nella NATO è destinato al fallimento. Per noi, è una storia chiusa. La nostra risposta sarà sempre un orgoglioso NO”, ha affermato Dodik, definendo la memoria delle vittime della NATO il “pilastro del nostro futuro”.
