
(AGENPARL) – lun 15 aprile 2024 *Cnpr Forum, promuovere le comunità energetiche*
*Volpi (FdI): “UE tenga conto del nostro sistema organizzativo”*
*L’Abbate (M5s): “Recuperare il gap con l’Europa”*
*Squeri (FI): “Serve una svolta culturale”*
*Dori (AVS): “Quota 15mila entro 2026 è un’utopia”*
“Le comunità energetiche rinnovabili sono uno strumento straordinario per
innovare la transizione energetica in Italia. Una soluzione socio economica
molto interessante, poiché rappresenta una funzione democratica la cui
platea di beneficiari è molto ampia. Inoltre, costituiscono una misura
etica perché riescono a garantire la sicurezza energetica proprio nel
momento in cui gli scenari di guerra hanno messo in discussione gli
approvvigionamenti nazionali”. Lo ha dichiarato *Andrea Volpi* (deputato di
Fratelli d’Italia in Commissione Lavoro e sindaco di Lanuvio), intervenuto
nel corso del Cnpr forum “Sviluppo sostenibile: il ruolo delle comunità
energetiche rinnovabili nella sfida verso il 2030” promosso dalla Cassa di
previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da *Luigi
Pagliuca*.
Le ‘comunità’ offrono, inoltre, uno straordinario contributo alla
decarbonizzazione fissato dall’agenda 2030. I finanziamenti del Pnrr per
agevolarle sono un’occasione importantissima, ma i ritardi dell’Italia
rispetto a queste misure sono evidenti. Il legislatore europeo – ha
aggiunto Volpi – dovrebbe tenere conto del fatto che non siamo un paese
scandinavo; rispetto ai nostri 8000 comuni, di cui 4000 sono borghi, la
realizzazione delle comunità energetiche impatta con quella che è la nostra
burocrazia e il nostro sistema organizzativo. Le comunità energetiche
rappresentano un sistema innovativo e produttivo al tempo stesso.
Incentivarle è una sfida da vincere a tutti i costi”.
Esprime qualche preoccupazione *Patty L’Abbate* (M5s), vice presidente
della Commissione Ambiente a Montecitorio: “Le comunità energetiche
rinnovabili sono molto importanti. In Europa rappresentano uno degli
elementi chiave per realizzare la transizione energetica. In Italia,
invece, c’è stato un ritardo che ci auguriamo venga recuperato al più
presto e auspichiamo che il ministero e gli enti governativi possano
offrire un supporto concreto per evitare la ‘povertà energetica’,
consentendo in maniera celere di utilizzare il meccanismo delle ‘comunità’.
Finalmente è partita anche la piattaforma del GSE che sta effettuando una
campagna di comunicazione per spiegare in maniera dettagliata ai cittadini
e alle piccole e medie imprese in che modo è possibile costituirle e
accedere agli incentivi disponibili”.
Sul gap che divide l’Italia dal resto d’Europa è intervenuto *Luca Squeri*
(Forza Italia), segretario della Commissione Attività produttive alla
Camera: “Siamo in ritardo rispetto all’Europa. Il contributo economico è
importante, come ogni iniziativa che favorisce l’implementazione
dell’energia da fonti rinnovabili perché il cammino della transizione
energetica è una sorta di ‘marcia olimpica’ piuttosto lunga. Le ‘comunità’
offrono un contributo al di là della quantità di consumo effettuato. Le
difficoltà non mancano – ha aggiunto Squeri – ma è determinante dare inizio
a questo nuovo percorso che offre la possibilità di contrastare le crisi
climatica ed energetica. Purtroppo ci sono ancora difficoltà burocratiche
che rallentano questo percorso. Criticità che devono essere risolte al più
presto”.
Per *Devis Dori* (deputato di Alleanza Verdi e Sinistra in Commissione
Giustizia a Montecitorio): “Le comunità energetiche possono essere la vera
rivoluzione in ambito energetico, non solo per l’Italia ma per tutta
l’Unione Europea. L’obiettivo è quello di raggiungere 15mila ‘comunità’
entro giugno 2026. Il Pnrr potrebbe aiutare in maniera determinante. Oggi
l’iter è bloccato dalla burocrazia, dalla lentezza della politica colpevole
forse di non crederci fino in fondo. Il futuro invece è proprio nella
autoproduzione di energia per attuare quella democrazia energetica tanto
auspicata. Serve, poi, una sensibilizzazione su questo tema perché ancora
tanti cittadini – rimarca Dori – non conoscono le comunità energetiche che
possono rappresentare anche nuove opportunità di lavoro”.
Nel corso dei lavori, moderati da *Anna Maria Belforte*, il punto di vista
dei professionisti è stato illustrato da *Elisabetta Polentini*
(commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma): “Le comunità
energetiche rinnovabili possono definirsi uno straordinario strumento di
welfare strutturale e sociale per famiglie e imprese. In Europa sono
migliaia mentre in Italia, secondo i conti di Enea, sono poco più di 50
agli incentivi e ai contributi finanziati dal Pnrr. La promozione delle
comunità energetiche rinnovabili può favorire senza dubbio la transizione
energetica apportando un indubbio valore al nostro Paese.”.
Le conclusioni sono state affidate a *Paolo Longoni* (consigliere
dell’Istituto nazionale esperti contabili): “Proverei a interrogare dieci
cittadini mediamente alfabetizzati appartenenti al mondo delle imprese o
delle professioni o degli amministratori locali, chiedendo loro se sanno
cos’è una comunità energetica. Sono convinto che otto su dieci
risponderebbero di non saperlo. Il motivo principale per il quale c’è
scarsa diffusione delle comunità energetiche in Italia, che sono
associazioni tra cittadini, attività commerciali, piccole e medie imprese
che decidono di unire le proprie forze per produrre e consumare energia su
scala locale, è che molti non sanno dell’esistenza e della possibilità di
avviarle. Lo stesso vulnus che ha riguardato la liberalizzazione del gas e