
(AGENPARL) – Roma, 27 maggio 2021 – Giuditta Pasotto, presidente dell’associazione nazionale GenGle, (GENitori sinGLE), il giorno dopo l’approvazione della legge della Regione Lazio a sostegno dei genitori separati, dichiara: “Quando ho ideato il termine ‘GenGle’ l’ho fatto proprio per motivi di inclusione sociale. Le famiglie con un solo genitore possono esistere non solo a seguito di una separazione ed un divorzio, ma anche a seguito di uno scioglimento di una coppia di fatto riconosciuta o non, ma anche a seguito di un lutto e ancora nel caso delle “ragazze madri”. Quindi bene la legge, ma c’è molto di più”. Sul sito della regione Lazio si legge una lodevole iniziativa: “Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità il testo unificato concernente “Misure di sostegno per i genitori separati in condizione di disagio economico e abitativo”, frutto della sintesi di due proposte di legge presentate da Michela Califano e Sergio Pirozzi, sottoscritte anche da altri consiglieri regionali. Obiettivo della nuova legge è quello di fornire un supporto ai genitori che, a seguito della separazione, si trovino in difficoltà economiche o con problemi abitativi, attraverso la promozione di specifici protocolli d’intesa, finalizzati a individuare strumenti di flessibilità lavorativa che favoriscano le relazioni familiari anche dopo la separazione, insieme a un pacchetto di misure di sostegno per garantire un’esistenza dignitosa e il recupero dell’autonomia abitativa del genitore”.
Da sempre GenGle promuove attività ed iniziative volte a sostenere i genitori single, che si trovano ad essere soggetti svantaggiati in ragione del loro status familiare a seguito dell’esperienza di separazione, sia questa scelta o subita, divorzio, scioglimento del nucleo familiare, lutto o perdita. A livello nazionale esprime raccomandazioni ai decisori pubblici volte ad intervenire in questo campo perché situazioni di vulnerabilità ed esclusione sociale a causa dello status familiare, non sono solo un problema del singolo, ma un problema del sistema paese.
“Da una ricerca del Dipartimento di Demografia di Firenze con cui collaboriamo – spiega Pasotto riportando i dati – in Italia ci sono circa 2,4 milioni di famiglie mono genitoriali, a cui si aggiungono almeno altri 500 mila genitori single in una stima in difetto di una situazione che spesso neanche viene censita” – lo studio dell’università continua – : “non
sorprende vedere che l’80% delle famiglie mono-genitore è costituito da madri sole, anche se la quota di padri soli è cresciuta nel tempo: nel 2018, circa 500 mila famiglie italiane sono costituite da padri che vivono con almeno un figlio, contro le 350 mila del 2000. Poco più di un terzo dei genitori soli è vedovo, circa la metà è separato/divorziato, mentre il 15% è celibe/nubile. Questa distribuzione è molto diversa da quella che si registrava all’inizio degli anni 2000, a segnalare i forti cambiamenti avvenuti (e tutt’ora in corso) anche nel nostro paese per quanto riguarda l’aumento delle separazioni coniugali e delle nascite al di fuori del matrimonio.”
“Credo che bisognerebbe dare a tutti le stesse opportunità. Lo scioglimento del vincolo matrimoniale non può essere una discriminante per accedere ad un sostegno economico.
La territorialità deve rimanere il punto cardine per poter accedere a queste agevolazioni. Se nelle separazioni è possibile affidarsi alle omologhe dei giudici, negli scioglimenti delle coppie di fatto registrate e non, spesso non ci sono appoggi giuridici che cristallizzino la situazione di fatto in caso di un accordo privato tra le parti.” Pasotto, ha fondato per il Comune di Firenze la prima ‘casa dei babbi’, e già allora si pose il problema di come effettuare la selezione includendo sia un padre separato sia un padre single. “Dunque – conclude Pasotto – salutiamo con favore e sosteniamo l’iniziativa della Regione Lazio del fondo per genitori separati, ma proprio per promuovere le pari opportunità di tutti i componenti del sistema famiglia chiediamo che tale contribuito in sede di emanazione non
sia discriminatorio facendo accedere solo chi è separato e risulti dallo stato civile, rispetto a chi sia solo separato di fatto o genitore single per qualsiasi altra ragione.