(AGENPARL) Roma, 7 luglio – Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota del Dott. Giuseppe Di Domenica, membro del  Board Scientifico SIS 118

“La chiarezza credo sia l’elemento migliore per comprendere correttamente le contrapposte opinioni sull’ “affaire 118”, ma – come diceva il grande Sanguineti – “la nozione di chiarezza, per nostra disgrazia, pare essere intrinsecamente e fatalmente oscura”. Proponiamo di superare la dialettica della sterile polemica per venire al bandolo di questa complessa questione.Abbiamo AAROI, SIAARTI, quindi anestesisti, con SIMEU, ossia medici di pronto soccorso, supportati da FIMEUC, che con magnifica eloquenza illustrano il modello del dipartimento unico,  quale panacea di tutti i mali dell’emergentismo sanitario italiano.Purtroppo, la realtà narra tragicamente una serie di evidenze, rappresentanti la base di tutto il ragionamento a seguire, che partono dal pensionamento del personale medico attualmente in servizio.Si stima come per il prossimo quinquennio vi sarà una carenza di specialisti in medicina di emergenza urgenza di circa 4200 unità, cioè più di 700 specialisti in meno all’anno. (fonte Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza CoSMEU, assieme al Segretariato Italiano Giovani Medici SIGM ed a FederSpecializzandi).Fin troppo evidente, quindi, come il dipartimento ecumenico sottenda ad una tesaurizzazione medica ospedaliera e ad una innaturale, sostanziale, drastica depauperizzazione della presenza del medico nel Sistema 118, per motivi ovviamente numerici.

Così – erroneamente – può ritenersi: “o vive l’uno o vive l’altro”.

I colleghi di FIMEUC considerano, correttamente, il Sistema quale datato “ 30 anni fa” ma pronunciano questa datazione quasi quale evocazione suggestiva di una innominabile sciagura. Peccato che a tali eclatanti pronunciamenti denotanti almeno minimale memoria storica faccia reiterato sistematico riscontro la sostanziale mancata presa d’atto relativa alla definizione legislativa da parte dello Stato di un Sistema dell’Emergenza chiaramente strutturato, come non solo opportuno quanto assolutamente necessario relativamente ai contesti, ai luoghi, alle distanze, alle complessità ed alle necessità specifiche, a livello territoriale ed a livello ospedaliero.Tale chiarissima e modernissima impostazione legislativa, attualmente vigente, esattamente come per gli altri contesti dimensionali – altrettanto chiaramente sanciti dal legislatore, nonche’ gestionalmente ed operativamente strutturati ed uniformemente accettati e riconosciuti – di una Sanità nazionale che prevede, per quanto funzionalmente integrate, una medicina territoriale ed una medicina ospedaliera, ha comportato su base normativa specificamente afferente, nonché strettamente consequenziale, l’inquadramento del personale medico nei ruoli dedicati e distinti, per quanto culturalmente unitari, di medici di emergenza territoriale e di medici di emergenza ospedalieri.Al riguardo, non sembra affatto manifestarsi, quale dato prevalente, fra i numerosi colleghi del 118 una brama ardente di trasferimento verso i DEA\PS, di cui tanto si parla, né la volontà di colleghi ospedalieri di infilarsi impetuosi e numerosi in ambulanze, automediche ed elicotteri, in questo rilevando chiaramente come il profilo culturale e disciplinare unico di tipo clinico, in realtà evidenzi due contesti operativi  profondamente diversi, di cui uno specifico della medicina di emergenza territoriale 118 e l’altro della medicina di emergenza ospedaliera, non affatto incompatibili ma sicuramente caratterizzati da motivazioni ed anche da profili specifici di formazione e di addestramento anche profondamente diversi.Quanti medici ospedalieri agognano la scalata di scarpate fangose, l’assistenza a pazienti critici politraumatizzati sulla strada mentre si segano in due le automobili, o si verricellano a decine di metri di altezza sotto turbinose pale di elicotteri ? Si avanzano poi interessanti proposte ecumeniche di definizioni di funzioni, valorizzazione del personale sanitario, e quant’altro già ampiamente previsto dalla SIS 118 in consensus conference (https://www.sis118.org/wp-content/uploads/2019/10/Standard_118.pdf)  nonché di documentabile più assoluto ed abissale disinteresse proprio da parte di queste società scientifiche solo negli ultimi 30 anni. Molto divertente la preoccupata, chissà perché, notazione sul 112 che sembra ammiccare ad una presunta assoluta ostatività della SIS 118 a questo numero unico NUE, che invece consideriamo assolutamente necessario, oltre che obbligatorio in conformità alla legislazione europea ma, proprio in tale conformità, da implementarsi nel Paese con modello organizzativo completamente diverso rispetto all’attuale (gestione COVID-19 docet…), quindi assicurando – da subito e più che doverosamente- a tutta la popolazione nazionale la possibilità di accesso diretto al Sistema di Emergenza Territoriale tramite il numero unico 118 in caso di imminente pericolo di perdere la vita.Normale che una visione di un prossimo futuro fatto di scarsezze numeriche abbia improvvisamente sollecitato l’interesse su un area, considerata naturalmente,  di “caccia” da parte di quella dirigenza dei DEA\PS da sempre in carenza di personale e magari da sempre alla compianta, affranta, strenua aspirazione ad una direzione di dipartimento di emergenza ospedaliero puntualmente sottratta da anestesisti e chirurghi (punctum dolens, vero?..).Peccato non aver sollecitato e portato avanti un visione di riforma comune, valorizzativa per tutte le componenti, al fine di risolvere questi decennali e peraltro ingravescenti problemi, con una strategia fatta non di accaparramento ma di risoluzione degli stessi pienamente rispettosa della autonomia, del valore e della consistenza obiettiva, oltre che della importanza dimensionale, delle altre unità operative, particolarmente quando si tratti di macrostrutture ad elevata complessità gestionale, senza scomposte,  irricevibili invasioni di campo, intanto di impianto legislativo.Va, in ogni caso, preso atto come sia difficile parlare fra nobili e liberti, in particolare in clima di rissa permanente e di NIET di sovietica memoria, e anche qui, chissà perché, ma lo approfondiremo, se necessario pubblicamente, a breve.Non posso invece che lodare le ambizioni lungimiranti di certa componente infermieristica, che con il sistema del dipartimento ecumenico, vedrebbe inevitabilmente nascere, in pochi anni, con la progressiva desertificazione – sino “sic stantibus rebus” alla possibile scomparsa – della componente medica, aziende o dipartimenti esclusivamente infermieristici, giustamente diretti da dirigenti infermieristici, con collaboratori medici al più molto rari e poco presenti (ma speriamo almeno ben pagati a gettone !), registrando al contempo,  non senza amarezza, il più unanime e totale disinteresse della rinomata coorte, proprio in onore alla concezione stessa di Sistema, ad assicurare, finalmente, dignità e tutela alle migliaia di autisti – soccorritori.In generale, quindi, il dibattito verte e si sviluppa su due modellazioni.Quella targata SIS 118, con modello di Sistema 118 di tipo franco tedesco, inquadrato quale dipartimento autonomo del territorio, declinato a livello provinciale e regionale, con medici ed infermieri dedicati e di alta competenza diagnostica e terapeutica,  disposti capillarmente sul territorio, soprattutto costituenti terza colonna di contatto fra ospedale e assistenza medica di territorio clinica ed insieme digitalizzata.Quella targata Aaroi-Emac, Acemc, Aniarti, Cosmeu, Siaarti, Siems, Siiet e Simeu, che insiste su un modello di Sistema ospedalecentrico con Dipartimento unico 118 – Pronto Soccorso e 118 “de facto” demedicalizzato visti i numeri degli specialisti disponibili nei prossimi anni.Il primo modello medicalizzato, a forte integrazione con la componente infermieristica ed autista-soccorritore, e con presenza tempo dipendente e capillare sui territori, ha grandiosamente mostrato e dimostrato allo stress test del COVID 19 la propria efficacia ed efficienza, mentre il secondo demedicalizzato, ha generato numerosissime criticità, che sarebbe molto utile approfondire nelle sedi scientifiche, con numeri ed evidenze, vista l’altisonante fiducia che viene, ancora e addirittura, in questo riposta.La SIS 118 chiarisce, ancora una volta, che l’unica vera alleanza è quella a favore dei pazienti.Dati alla mano. Su questa alleanza noi siamo, piaccia o meno, “la prima linea della prima linea”.E su questa alleanza noi ci confrontiamo con chiunque a viso aperto.Non invidio i politici che in questo delicato momento  dovranno decidere se potenziare o smobilitare il 118 nazionale,  proprio alla possibile vigilia di una seconda ondata pandemica che richiederebbe invece la più doverosa e urgente sostanza di supporto e di sviluppo del Sistema di Emergenza Territoriale del Paese, che rimane nei fatti, aldila’ degli smodati appetiti dell’ultima ora, da una parte il Sistema salvavita dei cittadini che risponde, arriva e fa la differenza, sempre e comunque, e dall’altra il grande dimenticato della Sanità nazionale.”