(AGENPARL) - Roma, 5 Novembre 2026 - La Russia potrebbe avviare una nuova fase di cooperazione con l’Organizzazione degli Stati Turchi (OTS), l’organismo che riunisce Turchia, Azerbaijan, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Uzbekistan e che negli ultimi anni ha assunto un ruolo crescente nei collegamenti economici e diplomatici tra Europa e Asia. L’iniziativa è stata avanzata dal presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev durante il tredicesimo vertice dell’organizzazione, svoltosi ad Ankara il 30 ottobre, e prevede due possibili modalità di coinvolgimento di Mosca: la partecipazione al formato OTS Plus, destinato alla cooperazione con partner esterni, oppure il riconoscimento dello status di osservatore. La proposta, accolta con interesse dal Cremlino, ha aperto un confronto sulle regole istituzionali dell’organizzazione e sulle conseguenze che un rapporto più stretto con la Federazione Russa potrebbe produrre negli equilibri regionali. Non si tratta di un’adesione già concordata e, al termine del vertice, non è stata annunciata alcuna decisione sulla partecipazione russa.
La questione assume particolare rilevanza perché coinvolge un’area nella quale si intrecciano gli interessi strategici della Russia, l’influenza crescente della Turchia e la volontà delle repubbliche centroasiatiche di rafforzare la propria autonomia economica e diplomatica. L’Organizzazione degli Stati Turchi, nata da un processo di cooperazione avviato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si è progressivamente trasformata in una piattaforma che affianca alla dimensione linguistica e culturale progetti relativi a infrastrutture, commercio, energia, investimenti e tecnologie digitali. L’eventuale coinvolgimento di Mosca potrebbe ampliare le occasioni di dialogo con un importante partner economico della regione, ma solleva anche interrogativi sulla capacità degli Stati membri di mantenere il controllo delle proprie priorità. Al centro del confronto figurano soprattutto le rotte commerciali eurasiatiche, il ruolo del Corridoio di Mezzo e la possibilità di costruire rapporti con grandi potenze esterne senza modificare l’identità e il funzionamento dell’organizzazione.
La proposta di Tokayev e il significato dell’apertura alla Russia
Nel discorso pronunciato ad Ankara, pubblicato sul sito ufficiale della presidenza kazaka, Tokayev ha sottolineato i legami storici e culturali tra la Russia e il mondo turcofono, ricordando la presenza di numerose popolazioni di origine turca all’interno della Federazione Russa. Il presidente ha indicato la cooperazione con Mosca come una possibile opportunità per rafforzare il peso internazionale dell’OTS, invitando gli altri membri a considerare positivamente la partecipazione russa attraverso strumenti già previsti o discussi nell’ambito dell’organizzazione. Tra gli elementi richiamati figura anche il progetto culturale russo dedicato all’Altai, territorio che occupa un posto significativo nella storia delle popolazioni turche e che rappresenta un possibile terreno di collaborazione culturale. La proposta non introduce quindi un negoziato per l’adesione a pieno titolo della Russia, ma prospetta un rapporto istituzionale che dovrebbe essere definito attraverso il consenso dei Paesi interessati.
L’iniziativa si inserisce in una strategia diplomatica coerente con la posizione internazionale del Kazakhstan. Astana mantiene stretti rapporti economici, politici e infrastrutturali con Mosca, con la quale condivide una lunghissima frontiera terrestre, ma ha contemporaneamente sviluppato relazioni con la Turchia, l’Azerbaijan, la Cina, l’Unione europea e gli altri Paesi dell’Asia centrale. Questa politica di diversificazione consente al governo kazako di perseguire differenti opportunità commerciali e diplomatiche senza concentrare tutte le proprie relazioni su un unico partner. L’apertura proposta da Tokayev può essere letta anche in questa prospettiva: favorire il dialogo tra la Russia e un’organizzazione in espansione, riducendo il rischio che il rafforzamento dei legami tra gli Stati turchi venga percepito come una contrapposizione agli interessi russi. Si tratta tuttavia di una possibile interpretazione politica, distinta dalle motivazioni esplicitamente indicate dal presidente nel suo intervento.
La risposta di Mosca e le condizioni indicate dalla Turchia
Il Cremlino ha reagito favorevolmente all’ipotesi di una partecipazione russa alle attività dell’organizzazione. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha richiamato la presenza di numerose comunità turcofone nella Federazione Russa, osservando che un rapporto con l’OTS sarebbe comprensibile alla luce dei legami storici e culturali esistenti. Mosca ha però precisato di non aver ricevuto un invito ufficiale. Questa distinzione conferma che il confronto si trova ancora in una fase preliminare e che l’interesse manifestato dalla parte russa non equivale all’avvio di una procedura di ammissione. L’eventuale partecipazione riguarderebbe inoltre la Federazione Russa nel suo complesso e non singole repubbliche che riconoscono lingue turcofone nei rispettivi ordinamenti.
Dalla Turchia è arrivato un richiamo alle regole dell’organizzazione. Kürşad Zorlu, vicepresidente del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), la formazione politica del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha definito la questione delicata e ha sottolineato che un’eventuale richiesta russa dovrebbe essere valutata tenendo conto degli obiettivi dell’OTS e degli interessi comuni degli Stati membri. Secondo quanto riportato il 4 novembre dal quotidiano turco Hürriyet Daily News, Zorlu ha richiamato il requisito linguistico previsto per lo status di osservatore: il Paese interessato dovrebbe riconoscere una lingua turca o affine come lingua statale o ufficiale sull’intero territorio nazionale, non soltanto in alcune regioni. La Russia presenta una situazione particolare, perché diverse sue repubbliche riconoscono lingue turcofone accanto al russo, ma tali riconoscimenti non si estendono all’intera Federazione.
L’ostacolo non riguarda necessariamente ogni forma di cooperazione. Il formato OTS Plus consentirebbe infatti di sviluppare rapporti con partner esterni attraverso incontri e iniziative concordati, senza attribuire automaticamente uno status istituzionale permanente. Zorlu ha precisato che le attività di alto livello previste da questo meccanismo richiedono l’approvazione unanime dei membri. La distinzione tra osservatore e partner esterno è quindi essenziale: nel primo caso si tratterebbe di definire una presenza più stabile nell’organizzazione, mentre nel secondo sarebbe possibile individuare settori specifici nei quali sviluppare il dialogo. Le dichiarazioni dell’esponente dell’AKP indicano i criteri che Ankara considera rilevanti, ma non costituiscono una decisione formale sull’eventuale richiesta russa.
Il peso economico dell’OTS e la strategia di integrazione regionale
Il vertice di Ankara ha confermato che l’integrazione tra gli Stati turchi non si limita alla valorizzazione di una storia e di una cultura condivise. I leader hanno discusso commercio, investimenti, infrastrutture, energia, trasformazione digitale e cooperazione istituzionale, nel quadro della visione Turkic World 2040. Tokayev ha sollecitato un’accelerazione nell’adozione della strategia dell’organizzazione per il periodo 2027-2031, chiedendo che la programmazione si concentri su progetti concreti e risultati economici misurabili. Ha inoltre indicato il Fondo di investimento turco e la Camera di commercio e industria del mondo turco come strumenti da valorizzare per rafforzare l’integrazione produttiva e finanziaria. Il riferimento alla strategia quinquennale è contenuto nel discorso ufficiale della presidenza kazaka e riguarda una proposta di accelerazione del processo di adozione, non la conferma che ogni misura prevista sia già stata attuata.
La dimensione economica emerge anche dai dati presentati da Tokayev. Secondo il presidente, nel 2026 gli scambi commerciali del Kazakhstan con gli altri Stati membri dell’OTS si sono avvicinati a 10 miliardi di dollari, registrando una crescita del 40% rispetto all’anno precedente. Si tratta di cifre riferite dal capo dello Stato kazako durante il vertice, che evidenziano l’importanza attribuita da Astana al mercato regionale. L’aumento degli scambi, insieme agli investimenti nei collegamenti logistici e nelle infrastrutture digitali, contribuisce a spiegare perché l’organizzazione sia diventata un interlocutore rilevante anche per Paesi esterni al mondo turcofono. Per la Russia, un dialogo più strutturato potrebbe offrire ulteriori occasioni di confronto con economie che continuano a occupare una posizione strategica nelle reti commerciali eurasiatiche.
Il Corridoio di Mezzo al centro degli equilibri tra Mosca, Ankara e Astana
Uno dei principali elementi economici della vicenda è il Corridoio di Mezzo, noto anche come Trans-Caspian International Transport Route, che collega l’Asia centrale ai mercati europei attraverso il Mar Caspio, l’Azerbaijan, la Georgia e la Turchia. La rotta rappresenta un’alternativa ai collegamenti terrestri che attraversano la Federazione Russa e ha acquisito maggiore importanza nelle strategie di diversificazione logistica dei Paesi della regione. Il suo sviluppo richiede investimenti coordinati in porti, ferrovie, collegamenti stradali, terminal intermodali e procedure doganali. Per Kazakhstan e Azerbaijan, che svolgono un ruolo fondamentale nei traffici attraverso il Caspio, l’efficienza di questa rete può contribuire a rafforzare la posizione nei commerci tra Cina, Asia centrale ed Europa.
Nel suo intervento ad Ankara, Tokayev ha fornito dati specifici sull’andamento dei trasporti. Secondo le cifre presentate dal presidente kazako, nei primi nove mesi del 2026 il volume delle merci movimentate lungo il Corridoio di Mezzo è aumentato del 30%, mentre il traffico di transito è cresciuto del 90%. Il trasporto ferroviario di merci tra il Kazakhstan e gli altri Stati membri dell’OTS è aumentato del 10%, avvicinandosi a 40 milioni di tonnellate, mentre quello stradale ha registrato una crescita del 20%, raggiungendo 6,5 milioni di tonnellate. Tokayev ha indicato la modernizzazione delle infrastrutture logistiche e portuali come una priorità, precisando tuttavia che il Kazakhstan considera importanti anche altri itinerari, tra cui il Corridoio Nord-Sud e le rotte collegate alla Belt and Road Initiative cinese. L’obiettivo dichiarato non è quindi sostituire integralmente un sistema di trasporto con un altro, ma ampliare le possibilità di collegamento del Paese.
Questa diversificazione rappresenta un elemento centrale per valutare le possibili conseguenze di un rapporto più stretto tra Mosca e l’OTS. La Russia conserva un ruolo importante nelle infrastrutture e nei collegamenti commerciali dell’Eurasia, mentre il Corridoio di Mezzo offre agli Stati partecipanti un’ulteriore possibilità di accesso ai mercati internazionali. Un’eventuale presenza russa nelle attività dell’organizzazione potrebbe favorire il coordinamento su progetti di interesse comune, ma potrebbe anche rendere più sensibili le discussioni su infrastrutture che modificano i flussi commerciali tradizionali. Non vi sono elementi per sostenere che Mosca intenda ostacolare attraverso l’OTS lo sviluppo della rotta transcaspica; il punto politico riguarda piuttosto la capacità dei membri di continuare a decidere autonomamente quali investimenti promuovere e quali partner coinvolgere.
Il ruolo della Turchia e le differenti priorità degli Stati membri
La Turchia rappresenta il principale collegamento dell’organizzazione con l’Europa e uno degli attori più attivi nella promozione dell’integrazione turcofona. Ankara ha assunto la presidenza di turno dell’OTS al termine del vertice del 30 ottobre, subentrando all’Azerbaijan, e ha posto particolare attenzione ai collegamenti commerciali, alle tecnologie digitali e alla cooperazione economica. Il presidente Erdogan ha richiamato il valore strategico del Corridoio transcaspico e l’esigenza di sviluppare strumenti comuni per facilitare gli scambi. La posizione turca nei confronti della Russia deve tuttavia confrontarsi con un rapporto bilaterale complesso, caratterizzato da importanti interessi economici ed energetici, ma anche da divergenze su diverse questioni internazionali. Per Ankara, l’eventuale apertura dell’OTS a Mosca richiederebbe quindi una valutazione sia delle opportunità di collaborazione sia delle conseguenze istituzionali.
Anche gli altri Stati membri presentano interessi differenti. Il Kazakhstan attribuisce particolare importanza alla diversificazione dei corridoi commerciali e al mantenimento di rapporti costruttivi con la Russia. L’Azerbaijan è un nodo fondamentale dei collegamenti tra il Caspio, il Caucaso e la Turchia e considera l’organizzazione uno strumento per rafforzare le proprie relazioni economiche e diplomatiche. L’Uzbekistan punta ad ampliare la cooperazione regionale e i rapporti con partner esterni, mentre il Kyrgyzstan mantiene significativi legami economici con Mosca. Queste differenze non implicano necessariamente posizioni contrapposte sulla proposta di Tokayev, ma spiegano perché una decisione sulla partecipazione russa non possa essere considerata automatica. Al vertice di Ankara, l’Azerbaijan è stato rappresentato dal ministro degli Esteri Jeyhun Bayramov, mentre gli altri Paesi hanno partecipato attraverso i rispettivi rappresentanti istituzionali.
La dimensione culturale costituisce un ulteriore terreno di possibile cooperazione. All’interno della Federazione Russa vivono comunità turcofone con tradizioni linguistiche e storiche legate a quelle delle popolazioni dell’Asia centrale e del Caucaso. Un rafforzamento degli scambi accademici, culturali e linguistici potrebbe offrire occasioni di collaborazione anche senza modificare la composizione dell’OTS. Questa prospettiva è distinta dall’attribuzione di uno status formale alla Russia e potrebbe consentire di sviluppare iniziative circoscritte, lasciando agli Stati membri il controllo delle decisioni istituzionali. La possibilità di separare i rapporti culturali dalle questioni politiche più delicate rappresenta uno degli aspetti da considerare nel futuro confronto tra Ankara, Astana e Mosca.
Le prospettive dell’organizzazione dopo il vertice di Ankara
Il tredicesimo vertice si è concluso con l’adozione della Dichiarazione di Ankara e di documenti destinati a orientare le attività dell’organizzazione. Tokayev ha inoltre richiamato l’esigenza di rendere più efficiente il funzionamento dell’OTS, osservando che le sue attività si estendono ormai a numerosi settori e che alcune competenze rischiano di sovrapporsi. Il presidente kazako ha proposto di concentrare gli sforzi sulle priorità principali e di rafforzare il coordinamento istituzionale, ribadendo che l’organizzazione non è un’alleanza militare e non deve trasformarsi in tale. Quest’ultima precisazione è particolarmente significativa perché colloca l’integrazione turcofona in una dimensione prevalentemente politica, economica e culturale, senza attribuirle automaticamente una funzione di sicurezza collettiva.
La proposta relativa alla Russia apre dunque un confronto sul futuro dell’organizzazione e sul suo rapporto con le principali potenze eurasiatiche. La partecipazione attraverso OTS Plus consentirebbe forme di cooperazione limitate e concordate, mentre lo status di osservatore comporterebbe una relazione istituzionale più stabile e dovrebbe confrontarsi con i requisiti richiamati dalla parte turca. L’eventuale adesione a pieno titolo resta un’ipotesi distinta, non contenuta nella proposta formulata da Tokayev. Il confronto dovrà inoltre tenere conto della volontà degli Stati membri di sviluppare infrastrutture e relazioni commerciali diversificate, preservando la propria capacità di scelta in un contesto internazionale caratterizzato da forti interdipendenze economiche.
Per il momento, il dato politico è circoscritto ma significativo: il presidente del Kazakhstan ha proposto un’apertura alla Russia, il Cremlino ha manifestato interesse e dalla Turchia è arrivato un richiamo alle procedure e al consenso degli Stati membri. Nessuna partecipazione russa è stata formalmente approvata. Il valore della notizia risiede nel dibattito che essa ha avviato sul futuro dell’integrazione turcofona, sul ruolo della Russia nello spazio eurasiatico e sulle prospettive dei collegamenti economici tra Asia centrale, Caucaso ed Europa. Le prossime decisioni dell’Organizzazione degli Stati Turchi chiariranno se l’iniziativa di Tokayev rimarrà una proposta diplomatica oppure si tradurrà in un meccanismo concreto di cooperazione con Mosca.
