(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - Il petrolio e il gas in Iraq tornano al centro degli investimenti internazionali con il Baghdad International Energy Investment Forum, previsto il 20 e 21 gennaio 2027. Baghdad punta su nuovi capitali, recupero del gas associato e infrastrutture per rafforzare la capacità produttiva ed elettrica del Paese.
L’Iraq prepara una nuova iniziativa internazionale per attrarre investimenti nei settori del petrolio e del gas, in una fase nella quale lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali dipende sempre più dalla realizzazione di infrastrutture, dall’accesso alle tecnologie e dalla capacità di trasformare i programmi industriali in impianti operativi. Il ministero del Petrolio ha annunciato oggi il completamento dei preparativi logistici e tecnici per il Baghdad International Energy Investment Forum, in programma il 20 e 21 gennaio 2027. Secondo il comunicato diffuso dall’agenzia di stampa irachena INA e ripreso dall’agenzia NINA, l’appuntamento sarà dedicato alle opportunità di investimento nella filiera degli idrocarburi e riunirà rappresentanti governativi, organizzazioni internazionali e dirigenti delle principali società energetiche. Gli inviti sono stati trasmessi agli interlocutori istituzionali e industriali, mentre non è ancora disponibile un elenco definitivo delle aziende partecipanti né un programma di accordi da sottoscrivere.
Il forum, organizzato sotto lo slogan «Verso investimenti ottimali in petrolio e gas», viene presentato dal governo iracheno come uno strumento per consolidare la posizione di Baghdad nei mercati energetici regionali e internazionali. L’obiettivo non riguarda soltanto la promozione di nuove attività estrattive, ma anche la costruzione di partenariati per lo sviluppo degli impianti, il miglioramento dell’efficienza produttiva e l’introduzione di tecnologie avanzate. La distinzione è essenziale per comprendere la portata economica dell’iniziativa. L’Iraq dispone di un patrimonio petrolifero di rilevanza mondiale ed è uno dei principali produttori dell’OPEC, ma il valore delle risorse nel sottosuolo non coincide automaticamente con la capacità di trasformarle in maggiori entrate, disponibilità di energia e sviluppo industriale. Tra l’estrazione del greggio e il suo pieno sfruttamento economico intervengono infatti la disponibilità di acqua per i giacimenti, la raccolta del gas associato, gli impianti di trattamento, le reti di trasporto e la capacità del sistema elettrico di sostenere la domanda nazionale.
L’annuncio del 28 ottobre arriva dopo settimane di attività diplomatica e industriale. Il 14 settembre, durante un incontro a Parigi con l’amministratore delegato di TotalEnergies Patrick Pouyanné, il primo ministro iracheno Ali Faleh al-Zaidi aveva già richiamato i preparativi per una conferenza internazionale sull’energia a Baghdad, collegandoli ai piani di espansione degli investimenti nel gas associato e nell’esplorazione petrolifera. In quell’occasione il governo aveva indicato anche l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva nazionale nel corso dei prossimi cinque anni. Si tratta di una prospettiva governativa, non di una produzione già raggiunta, che dovrà comunque confrontarsi con gli equilibri dell’OPEC, le condizioni del mercato internazionale e soprattutto con la disponibilità delle infrastrutture necessarie. È proprio su queste ultime che si concentrano alcuni degli sviluppi più recenti del settore energetico iracheno.
Il recupero del gas: impianti al 96% e nuovi investimenti nella produzione elettrica
Uno dei principali settori nei quali Baghdad intende attirare capitali è quello del gas associato all’estrazione petrolifera. Nei giacimenti iracheni, come in numerose altre aree produttive, il greggio viene estratto insieme a quantità significative di gas naturale. Quando mancano le infrastrutture per raccoglierlo e trattarlo, una parte di questa risorsa viene bruciata direttamente nei siti produttivi attraverso il gas flaring. La pratica comporta emissioni in atmosfera, ma soprattutto determina la perdita di un combustibile che potrebbe essere impiegato per alimentare le centrali elettriche o sostenere altre attività industriali. Per l’Iraq il problema assume una particolare rilevanza economica: il Paese dispone di risorse energetiche abbondanti, ma continua a dipendere anche da forniture estere per soddisfare il proprio fabbisogno elettrico. Recuperare il gas oggi disperso significa quindi intervenire contemporaneamente sui costi degli approvvigionamenti, sulla sicurezza energetica e sulla produttività dell’industria nazionale.
Un aggiornamento significativo è arrivato il 22 ottobre 2026 dal ministero iracheno del Petrolio. Il viceministro competente per il gas, Ezzat Saber Ismail, ha comunicato che il progetto accelerato di recupero del gas del giacimento di Artawi, nella regione meridionale di Bassora, ha raggiunto il 96% di completamento. L’impianto, denominato ArtawiGas25 o AG25, è progettato per trattare 50 milioni di piedi cubi standard di gas grezzo al giorno e ottenere oltre 40 milioni di piedi cubi di gas secco, destinato a contribuire all’alimentazione delle centrali elettriche. La percentuale comunicata riguarda lo stato di avanzamento dei lavori: il ministero ha indicato un prossimo ingresso nella fase produttiva, senza dichiarare che l’impianto abbia già raggiunto la piena operatività commerciale. È una distinzione importante, perché soltanto l’effettiva entrata in funzione consentirà di misurare i volumi recuperati e il loro contributo al sistema energetico.
ArtawiGas25 fa parte del più ampio Gas Growth Integrated Project, sviluppato da TotalEnergies con partner iracheni e internazionali. Il programma comprende il recupero del gas associato, interventi sul giacimento petrolifero di Ratawi, produzione elettrica da fonte solare e infrastrutture per il trattamento dell’acqua destinata alle attività petrolifere. L’investimento complessivo originariamente annunciato per il progetto integrato è di circa 10 miliardi di dollari, una cifra che costituisce il quadro finanziario del programma e non un nuovo stanziamento deciso nell’ottobre 2026. La notizia attuale è invece l’avanzamento delle opere. Il ministero ha comunicato che il più grande impianto di trattamento del gas, indicato con la sigla GMP, ha raggiunto il 36% di realizzazione. La prima fase è progettata per recuperare 300 milioni di piedi cubi standard di gas grezzo al giorno dai giacimenti di Majnoon, West Qurna 2 e Artawi; una seconda fase dovrebbe aggiungere una capacità analoga. L’entità dei volumi previsti mostra il potenziale industriale del programma, ma anche la distanza che separa le capacità progettate dalla produzione effettivamente disponibile.
Gli aggiornamenti di ottobre rendono il caso TotalEnergies particolarmente pertinente rispetto al forum di gennaio. Non siamo di fronte soltanto alla presentazione di un grande investimento passato, bensì alla verifica concreta del suo avanzamento, dei tempi di costruzione e della capacità di trasformare il gas precedentemente bruciato in combustibile utilizzabile. Per le compagnie internazionali e per i fornitori di tecnologie, il recupero del gas apre inoltre opportunità lungo un’intera filiera: sistemi di raccolta, compressione, trattamento, tubazioni, automazione industriale, manutenzione e collegamento alle centrali elettriche. Il valore economico di questi interventi dipende tuttavia dalla continuità dei finanziamenti, dalla disponibilità delle infrastrutture complementari e dal rispetto delle scadenze contrattuali, elementi sui quali le autorità irachene hanno richiamato espressamente l’attenzione durante le recenti visite ai cantieri.
Petrolio e infrastrutture idriche: il nuovo memorandum con ExxonMobil
Accanto al recupero del gas, un secondo ambito strategico riguarda l’acqua necessaria a sostenere la produzione dei grandi giacimenti petroliferi del sud. L’estrazione di greggio richiede infatti, in determinate condizioni geologiche, l’iniezione di acqua nei giacimenti per mantenere la pressione e favorire il recupero degli idrocarburi. L’aumento della capacità estrattiva non dipende quindi soltanto dalla perforazione di nuovi pozzi, ma anche dalla realizzazione di grandi impianti di trattamento e trasporto dell’acqua, con investimenti che coinvolgono ingegneria, costruzioni, energia e logistica. In un Paese che deve affrontare anche problemi di disponibilità delle risorse idriche, l’utilizzo di acqua marina trattata per le attività petrolifere assume un’importanza particolare.
Proprio su questo fronte, il 21 ottobre 2026, Basra Oil Company ed ExxonMobil hanno firmato un memorandum d’intesa relativo alla seconda fase di un progetto per la fornitura di acqua marina ai giacimenti della regione di Bassora. Secondo il monitoraggio pubblicato il 27 ottobre dall’Enlil Center, l’iniziativa riguarda una capacità potenziale fino a 2,5 milioni di barili d’acqua al giorno e si aggiunge al programma infrastrutturale collegato a TotalEnergies, per il quale viene indicata una capacità progettuale di 5 milioni di barili giornalieri. La notizia è rilevante perché individua un’altra area nella quale Baghdad sta cercando di rafforzare le condizioni tecniche per lo sviluppo della produzione petrolifera. Va però precisato che quello sottoscritto con ExxonMobil è, allo stato delle informazioni disponibili, un memorandum d’intesa, non un contratto definitivo di costruzione: non sono stati resi pubblici termini finanziari o un calendario vincolante di realizzazione.
Il collegamento tra acqua, petrolio e gas mostra perché il forum del gennaio 2027 debba essere letto come un appuntamento sull’intero sistema industriale dell’energia irachena. I nuovi investimenti possono riguardare giacimenti e concessioni, ma anche opere senza le quali la capacità produttiva rimane limitata: infrastrutture idriche, impianti di separazione e trattamento, gasdotti, centrali elettriche e servizi tecnologici. Si tratta di interventi che richiedono ingenti capitali iniziali e tempi di realizzazione pluriennali, con effetti economici differenti rispetto alla semplice espansione delle attività estrattive. Per le imprese straniere, le opportunità non si esauriscono dunque nella partecipazione diretta alla produzione di idrocarburi: una parte importante del mercato riguarda la progettazione e la fornitura degli impianti necessari a rendere utilizzabili le risorse.
Resta inoltre il problema delle condizioni nelle quali questi investimenti vengono realizzati. Le compagnie internazionali devono valutare la stabilità degli accordi, le modalità di remunerazione, la certezza dei pagamenti, i tempi autorizzativi, la sicurezza delle infrastrutture e la disponibilità di reti di trasporto e servizi. Anche il rapporto tra il governo federale di Baghdad e le autorità della regione del Kurdistan continua a rappresentare un elemento rilevante per il quadro petrolifero nazionale. L’interesse degli operatori esteri è quindi legato non soltanto alle dimensioni delle riserve irachene, ma anche alla possibilità di sviluppare progetti economicamente sostenibili e di portarli a termine secondo programmi verificabili. Il forum potrà offrire una sede di confronto su questi aspetti, ma non costituisce di per sé la garanzia di nuovi investimenti.
Il forum del 2027 e le prospettive per le imprese internazionali
Il ministero del Petrolio presenta il Baghdad International Energy Investment Forum come una piattaforma per favorire accordi, partenariati e trasferimento di competenze tecnologiche. L’obiettivo è rafforzare il ruolo della capitale irachena come luogo di incontro tra governo, produttori, investitori e imprese specializzate, valorizzando un mercato che comprende sia lo sviluppo degli idrocarburi sia le infrastrutture indispensabili al loro utilizzo. Le comunicazioni diffuse il 28 ottobre indicano che i preparativi organizzativi sono stati completati e che sono stati inviati gli inviti ufficiali, ma non forniscono ancora dati su contratti previsti, finanziamenti già impegnati o investimenti che saranno annunciati durante le due giornate. Anche la definizione dell’evento come il più grande appuntamento del settore, utilizzata dalle fonti irachene, va quindi considerata una presentazione degli organizzatori e non una dimensione già misurabile attraverso il numero dei partecipanti o il valore degli accordi.
Sul piano economico, il forum arriva mentre il governo cerca di perseguire obiettivi che richiedono interventi coordinati. Aumentare la capacità petrolifera comporta la necessità di disporre di acqua, impianti e sistemi di esportazione adeguati; recuperare il gas associato richiede reti di raccolta e trattamento; migliorare l’approvvigionamento elettrico implica la disponibilità di combustibile e investimenti nelle centrali e nella distribuzione. Questi settori sono collegati tra loro e il ritardo di un’infrastruttura può limitare il rendimento economico di altri investimenti già realizzati. Il caso di Artawi, con un impianto prossimo al completamento e un secondo ancora nelle fasi intermedie di costruzione, rende evidente la necessità di valutare separatamente i diversi segmenti dei programmi industriali.
Anche per le imprese europee e italiane, le prospettive riguardano un mercato articolato, nel quale possono trovare spazio operatori dell’ingegneria, della meccanica, dell’impiantistica, dei sistemi elettrici e delle tecnologie ambientali. La presenza di grandi gruppi internazionali nei progetti iracheni può generare opportunità per fornitori e imprese specializzate, ma l’accesso effettivo alle commesse dipenderà dalle procedure contrattuali e dagli sviluppi dei singoli programmi. L’interesse industriale va quindi distinto dalla partecipazione ufficiale al forum: al momento, il comunicato ministeriale non permette di attribuire a specifiche aziende una presenza confermata all’evento del 20 e 21 gennaio.
Il risultato dell’appuntamento di Baghdad potrà essere valutato soprattutto attraverso gli accordi che verranno eventualmente annunciati e il loro successivo avanzamento. Gli aggiornamenti di ottobre mostrano che alcuni programmi energetici sono già entrati in una fase industriale concreta, mentre altri si trovano ancora allo stadio di memorandum, progettazione o costruzione. Per l’Iraq, la capacità di attrarre nuovi capitali sarà importante; altrettanto decisiva sarà la possibilità di tradurre gli investimenti in maggiori quantità di gas recuperato, infrastrutture funzionanti, energia disponibile per il mercato interno e condizioni tecniche adeguate allo sviluppo della produzione petrolifera. È su questi risultati, più che sulle dimensioni dichiarate del forum, che si misurerà la ricaduta economica dell’iniziativa annunciata oggi dal ministero del Petrolio.
