(AGENPARL) - Roma, 25 Ottobre 2026 - Oggi Padre Vito Miracapillo è cittadino onorario del Brasile, ieri fu espulso dalla dittatura
Con una cerimonia emozionante, quarantasei anni dopo la sua espulsione dal Brasile per decisione del regime militare, l'Assemblea Legislativa dello Stato del Pernambuco ha concesso la cittadinanza onoraria al sacerdote italiano Vito Miracapillo.
Una storia di coraggio e di fede quella di Padre Vito, che nel 1975 scelse il nordest del Brasile come terra di missione per la sua pastorale rivolta soprattutto ai più poveri e agli oppressi. Erano gli anni della dittatura militare il cui clima è stato descritto con eloquenza dal film brasiliano candidato all'Oscar "L'Agente segreto", anch'esso ambientato a Recife negli anni '70.
Padre Miracapillo non era un rivoluzionario ma un semplice parroco di campagna che aveva scelto di stare dalla parte delle famiglie contadine sfruttate dai latifondisti di allora, padroni indiscussi non soltanto delle loro terre ma di quanti vi lavoravano in condizioni di quasi schiavitù; fu per questo motivo che alla vigilia del 7 di settembre del 1980, Festa dell'Indipendenza brasiliana, questo sacerdote timido e minuto ebbe il coraggio di disobbedire.
"Ciò che non riuscivo a sopportare – scrisse anni dopo nella sua biografia – era il carattere falso, borghese e autoritario di tali celebrazioni, la mancanza di riguardo per il popolo e per la sua realtà e l'imposizione fatta alla Chiesa di messe e orari."
La lettera con la quale il prete italiano comunicava al Sindaco la sua decisione fu semplice ma dirompente; fu soprattutto una frase a scatenare la reazione delle autorità locali fino a trasformare il "caso Miracapillo" in una notizia che divenne prima pagina di riviste e quotidiani dell'epoca: "la non effettiva indipendenza del popolo ridotto alla condizione di mendicante e non protetto nei suoi diritti."
"Come si poteva festeggiare l'indipendenza" ha detto Padre Vito nel suo commosso intervento alla cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria, "se il popolo era semplicemente passato da un padrone straniero ad uno locale che ugualmente lo opprimeva e affamava?.
Parole semplici ma dure come pietre, che sono risuonate nella sala del Parlamento del Pernambuco come un monito ai governanti e alle nazioni di oggi, spesso preoccupati più delle alchimie del potere che non della difesa degli interessi dei cittadini.
Questa storia esemplare e, come spesso accade in questi casi, poco conosciuta è oggi raccontata nel libro autobiografico "Un uomo, un prete, la missione"; un volume di cinquecento pagine che si possono leggere con grande facilità e rapidità per l'intensa e drammatica concatenazione dei fatti raccontati con passione e dovizia di particolari dal protagonista; un testo prezioso per quanti vogliono conoscere da vicino la storia di quegli anni in Brasile e America Latina e che presto sarà tradotto anche in portoghese.
La storia dell'emigrazione italiana in Brasile è segnata sicuramente dalla massa di migranti che con enormi sacrifici e in condizioni precarie lavorarono nei campi, come poi dai commercianti e artigiani che popolarono le grandi città del Paese e infine dalla leva di imprenditori che sarebbero diventati il "fiore all'occhiello" di questa grande epopea. Accanto a loro però non dobbiamo mai dimenticarci di ricordare i tanti "Padre Vito" che hanno portato in questo grande Paese la solidarietà e la generosità del popolo italiano, diventando e venendo considerati dal popolo come concittadini a pieno titolo per aver condiviso con i più umili sofferenze e speranze, lotte e conquiste.
CAMERA DEI DEPUTA
