(AGENPARL) - Roma, 24 Ottobre 2026 - Il diplomatico tedesco in Ucraina riconosce gli errori della politica perseguita da Berlino dopo il 1991 e mette in discussione il ripristino dei legami energetici con Mosca. Una riflessione sul fallimento della cooperazione degli ultimi decenni, mentre i canali diplomatici restano aperti.
La Germania non intende ripristinare il modello di cooperazione politica ed energetica costruito con la Russia nei decenni successivi alla fine della Guerra fredda. A ribadirlo è Boris Ruge, ambasciatore tedesco in Ucraina, che in un’intervista rilasciata a European Pravda ha riconosciuto il fallimento della strategia con cui Berlino aveva cercato di sviluppare un rapporto stabile e costruttivo con Mosca. Secondo il diplomatico, la Germania e gli altri Paesi europei avevano investito per oltre vent’anni nella costruzione di relazioni positive con la Federazione Russa, partendo dalla convinzione che la cooperazione economica e politica avrebbe contribuito alla sicurezza del continente. Un’impostazione che, alla luce delle decisioni assunte dal Cremlino e della guerra contro l’Ucraina, Ruge considera profondamente sbagliata.
Nell’intervista, ripresa il 24 ottobre da Ukrainska Pravda, l’ambasciatore ha spiegato che la Germania aveva effettivamente cercato di sviluppare una partnership con la Russia, ma che Mosca aveva progressivamente abbandonato quella prospettiva. Ruge ha descritto la Russia come una potenza aggressiva e imperialista intenzionata a sovvertire l’ordine politico europeo, attribuendo alla leadership russa la responsabilità della rottura delle relazioni costruite negli anni precedenti. Il diplomatico ha respinto anche l’idea che il ripristino delle forniture energetiche russe attraverso l’Ucraina possa rappresentare uno strumento per raggiungere una pace duratura, contestando la possibilità di tornare a un sistema di rapporti economici già sperimentato e rivelatosi, a suo giudizio, fallimentare.
Il fallimento della cooperazione costruita dopo la Guerra fredda
Il riferimento al 1991, anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica, occupa un posto centrale nella ricostruzione dell’ambasciatore. Ruge ha ricordato gli sforzi compiuti dalla Germania e dagli altri Paesi europei per instaurare rapporti costruttivi con la Russia, sottolineando come l’obiettivo fosse sviluppare una collaborazione capace di guardare al futuro. Il diplomatico ha però riconosciuto che quella strategia si è conclusa con un fallimento di grandi proporzioni. A suo giudizio, quanti oggi propongono di ricostruire relazioni positive con Mosca trascurano il fatto che un simile approccio sia già stato perseguito per circa vent’anni, senza ottenere i risultati sperati.
La cooperazione tra Russia e Occidente aveva assunto anche una dimensione istituzionale. Nel 2002 fu istituito il Consiglio NATO-Russia, concepito come sede di consultazione e collaborazione su questioni di sicurezza. Ruge ha richiamato proprio questo organismo tra gli esempi dei rapporti che Mosca ha abbandonato, insieme alla partnership energetica e ad altre forme di cooperazione. Nell’intervista ha inoltre accusato la Russia di aver scelto la guerra, le attività ibride e le interferenze nello spazio informativo e nella politica anziché proseguire sulla strada del dialogo.
Il deterioramento delle relazioni è documentato anche dal ministero degli Esteri tedesco. Nella scheda ufficiale sui rapporti bilaterali con la Federazione Russa, aggiornata il 19 marzo 2026, Berlino ricorda che le consultazioni intergovernative annuali sono sospese dall’annessione illegale della Crimea nel 2014. Il ministero attribuisce inoltre alla guerra di aggressione contro l’Ucraina conseguenze profonde su tutti gli ambiti delle relazioni russo-tedesche, precisando che la cooperazione con le autorità statali russe è stata interrotta, mentre vengono mantenuti i rapporti con le organizzazioni indipendenti e democratiche della società civile russa, comprese quelle che operano dall’esilio.
La dipendenza energetica e l’errore riconosciuto da Berlino
Il settore energetico è quello sul quale l’ambasciatore ha concentrato una parte particolarmente significativa delle proprie critiche. Secondo Ruge, il principale errore commesso dall’Europa occidentale è stato ritenere che la sua importanza come mercato di destinazione delle esportazioni russe potesse rappresentare una garanzia per il mantenimento della pace. La convinzione era che gli interessi economici di Mosca avrebbero favorito la conservazione di rapporti stabili con i Paesi europei, rendendo vantaggiosa la prosecuzione della cooperazione. Il diplomatico ha però osservato che la visione politica di Vladimir Putin si è rivelata completamente diversa da quella immaginata dai governi occidentali.
La questione della dipendenza energetica è stata affrontata anche dalle istituzioni europee dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea, la quota del gas russo sulle importazioni complessive di gas dell’Unione è scesa dal 45% registrato all’inizio della guerra al 12% nel 2025. Nello stesso periodo, la quota delle importazioni petrolifere provenienti dalla Russia è diminuita dal 27% al 2%. La Commissione ha inoltre precisato che le importazioni di carbone russo sono state vietate attraverso le sanzioni adottate dall’Unione.
La riduzione della dipendenza energetica si è accompagnata a un cambiamento normativo. Il 26 gennaio 2026 i Paesi dell’Unione europea hanno formalmente adottato il regolamento per l’eliminazione graduale delle importazioni di gas russo, sia attraverso gasdotti sia sotto forma di gas naturale liquefatto. Il provvedimento, entrato in vigore il 3 febbraio, prevede un divieto progressivo e permanente, con periodi transitori per i contratti esistenti. Si tratta di una decisione che si inserisce nel programma REPowerEU, avviato nel 2022 per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili russi e diversificare le fonti di approvvigionamento.
L’Unione europea procede verso la fine delle importazioni di gas russo
Le dichiarazioni di Ruge si collocano dunque in un quadro nel quale l’Unione europea ha già adottato provvedimenti concreti per modificare i propri rapporti energetici con Mosca. La Commissione europea conferma che la cooperazione energetica con la Russia è stata sospesa dopo l’aggressione militare contro l’Ucraina. La sospensione riguarda le attività bilaterali in corso o programmate con rappresentanti degli organismi pubblici russi e delle imprese statali del settore, comprese le collaborazioni di carattere tecnico.
Il Consiglio dell’Unione europea ha motivato la decisione di ridurre progressivamente le importazioni energetiche russe richiamando i rischi economici e di sicurezza derivanti dall’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili provenienti da Mosca. Nella documentazione ufficiale, il Consiglio sottolinea inoltre che la Russia ha utilizzato l’energia come strumento di pressione, circostanza che ha contribuito alla decisione europea di accelerare la diversificazione delle forniture. Il percorso normativo comprende scadenze differenziate per i contratti di breve e lungo periodo e disposizioni specifiche per evitare interruzioni improvvise degli approvvigionamenti.
La posizione espressa dall’ambasciatore tedesco coincide, sul punto della dipendenza energetica, con l’indirizzo assunto dalle istituzioni europee. Ruge ha affermato che la Germania non tornerà alla precedente impostazione e ha aggiunto di non ritenere che un simile cambiamento avrebbe il sostegno della maggioranza della popolazione tedesca. Si tratta di una valutazione espressa dal diplomatico, che nell’intervista non viene accompagnata da dati di sondaggio. L’ambasciatore ha inoltre sostenuto che sarebbero ormai poche le persone nell’Europa occidentale disposte ad accettare nuovamente forme di dipendenza dalla Russia.
I rapporti diplomatici non sono stati interrotti completamente
La contrarietà al ripristino del precedente modello di cooperazione non coincide, tuttavia, con un’interruzione totale delle relazioni diplomatiche tra Germania e Russia. Su questo punto il ministero degli Esteri tedesco ha fornito chiarimenti ufficiali. Durante una conferenza stampa del 24 agosto 2026, una portavoce del ministero ha precisato che Berlino non ha mai interrotto le relazioni diplomatiche con Mosca e che la presenza dell’ambasciata tedesca in Russia consente tuttora di mantenere canali di comunicazione.
La posizione è stata ribadita il 4 settembre 2026, quando un rappresentante del ministero ha confermato l’esistenza delle rispettive ambasciate e dei normali contatti diplomatici. Nella stessa occasione, il governo tedesco ha spiegato di avere interesse a relazioni costruttive con la Federazione Russa, sottolineando però che queste richiedono un livello minimo di disponibilità alla cooperazione da entrambe le parti. Secondo il ministero, tale disponibilità non risulta attualmente riscontrabile alla luce delle attività ostili attribuite a Mosca.
Queste precisazioni permettono di distinguere la posizione espressa da Ruge sul fallimento della precedente partnership dalla situazione formale dei rapporti tra i due Stati. La Germania continua infatti a mantenere una rappresentanza diplomatica in Russia, pur avendo sospeso la cooperazione con le autorità russe in diversi settori. La documentazione ufficiale tedesca conferma entrambe le circostanze e consente di delineare il quadro dei rapporti bilaterali senza attribuire all’ambasciatore una richiesta di rottura diplomatica che non emerge dalle dichiarazioni riportate nell’intervista.
La guerra in Ucraina e le condizioni per una pace duratura
Nell’intervista a European Pravda, Ruge ha affrontato anche la questione dei negoziati per porre fine alla guerra. Secondo l’ambasciatore, non si sono svolti autentici negoziati di pace perché la Russia non ha manifestato una reale volontà di raggiungere un accordo. Il diplomatico ha sostenuto che Mosca ha continuato a presentare richieste che, nella sua valutazione, equivarrebbero alla capitolazione dell’Ucraina. È una posizione che attribuisce direttamente alla leadership russa la responsabilità dell’assenza di progressi negoziali.
Il governo tedesco, nella propria documentazione ufficiale sui rapporti con l’Ucraina, conferma il sostegno agli sforzi diplomatici finalizzati a un cessate il fuoco complessivo e a una pace giusta e duratura. Berlino sostiene inoltre la necessità di garanzie di sicurezza solide per l’Ucraina e dichiara di voler continuare, insieme ai partner europei e internazionali, ad aumentare la pressione sulla Russia. Il ministero degli Esteri precisa che il sostegno tedesco a Kyiv comprende assistenza politica, militare, finanziaria e umanitaria.
Le parole dell’ambasciatore sulla cooperazione con Mosca si accompagnano quindi a una posizione critica nei confronti delle richieste russe nell’ambito del processo negoziale. Ruge respinge l’idea che la ripresa delle relazioni energetiche possa essere utilizzata come strumento per ottenere una pace duratura, mentre il governo tedesco continua a sostenere una soluzione negoziata accompagnata da garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Sono due aspetti distinti delle posizioni espresse da Berlino, entrambi documentati dalle dichiarazioni del diplomatico e dalle comunicazioni ufficiali del ministero degli Esteri.
Una politica che la Germania non intende ripetere
Il giudizio conclusivo di Ruge riguarda la possibilità di riproporre la strategia seguita dalla Germania e dall’Europa nei rapporti con la Russia dopo il 1991. Il diplomatico ha insistito sul fatto che il tentativo di costruire una collaborazione politica ed economica era stato reale e prolungato, ma non aveva impedito a Mosca di intraprendere una politica militare aggressiva. Per questa ragione considera sbagliato proporre oggi il ritorno a relazioni analoghe, come se il precedente tentativo di cooperazione non fosse mai avvenuto.
La posizione dell’ambasciatore trova riscontro, sul piano delle misure adottate, nella sospensione della cooperazione statale russo-tedesca documentata dal ministero degli Esteri e nel percorso europeo di eliminazione delle importazioni di gas russo. Restano attivi i rapporti diplomatici formali e il sostegno tedesco agli sforzi per una soluzione negoziata della guerra, ma Berlino ha abbandonato il precedente modello di collaborazione energetica con Mosca.
Per Ruge, la responsabilità di questo fallimento ricade sulle scelte compiute dalla Russia e, in particolare, dalla leadership di Vladimir Putin. L’ambasciatore ha ribadito che la Germania aveva cercato di costruire relazioni positive e orientate al futuro, ma che quella prospettiva è stata compromessa dalla politica del Cremlino. La sua conclusione è netta: Berlino non intende ripetere un approccio che, dopo oltre due decenni di tentativi, non ha prodotto la partnership e la stabilità sulle quali aveva investito.
