(AGENPARL) - Roma, 5 Ottobre 2026 - Un mondo protetto da mura, regole, silenzi e da una disciplina che per secoli ha rappresentato uno degli elementi centrali della vita religiosa. Ma che cosa accade quando l’obbedienza smette di essere una scelta spirituale e diventa progressiva rinuncia all’autonomia personale?
È la domanda al centro di “Ancelle. Le suore, l’obbedienza, gli abusi”, il nuovo libro del sociologo Marco Marzano, pubblicato da Rubbettino. Un’indagine che entra in uno degli ambienti meno raccontati della Chiesa cattolica: quello delle comunità religiose femminili.
Non un catalogo di scandali, ma un’inchiesta costruita attraverso decine di interviste in profondità a religiose cattoliche, alcune ancora appartenenti ai propri istituti e altre che li hanno lasciati, alle quali si aggiungono quasi venti colloqui con esperti e testimoni qualificati.
Il risultato è un quadro complesso nel quale si intrecciano obbedienza, rapporti gerarchici, dipendenza psicologica, abusi di potere, sessualità, discriminazioni e condizione delle religiose straniere.
Il caso Rupnik e una questione molto più ampia
Negli ultimi anni il caso dell’ex gesuita Marko Rupnik ha riportato l’attenzione pubblica sulla vulnerabilità delle religiose di fronte agli abusi spirituali, psicologici e sessuali.
Il lavoro di Marzano parte però da un campo più ampio.
La violenza, emerge dalle testimonianze raccolte nel libro, non procede necessariamente da un uomo verso una religiosa. Può svilupparsi anche all’interno delle stesse comunità femminili, nei rapporti tra superiora e subordinata, tra formatrice e novizia o tra consorelle.
È proprio questo elemento a rendere l’indagine particolarmente significativa: il centro dell’analisi non è soltanto l’autore materiale dell’abuso, ma la struttura di potere all’interno della quale determinati comportamenti possono diventare possibili, tollerati o difficili da denunciare.
Quando l’obbedienza diventa infantilizzazione
Uno dei concetti centrali di Ancelle è quello dell’infantilizzazione.
Secondo le testimonianze riportate da Marzano, donne adulte possono essere progressivamente abituate a delegare decisioni riguardanti aspetti molto concreti della propria esistenza: la gestione del denaro, gli spostamenti, gli studi, le amicizie, le cure mediche e, più in generale, l’organizzazione della vita quotidiana.
In un contesto religioso l’obbedienza possiede un significato spirituale preciso. Il problema nasce quando quella pratica, anziché convivere con la responsabilità personale, finisce per sostituirla.
La protezione può allora trasformarsi in dipendenza.
La disciplina in controllo.
E il rapporto con l’autorità può arrivare a invadere ambiti nei quali la persona adulta dovrebbe conservare una propria capacità di scelta.
Il libro richiama anche gli ammonimenti provenienti dalla stessa Chiesa contro forme di “soggezione infantile” incompatibili con la dignità della persona.
Le “eterne bambine”
Da qui nasce una delle immagini più forti dell’indagine: quella delle religiose considerate, implicitamente o esplicitamente, come “eterne bambine”.
Donne adulte che, entrando in comunità, possono trovarsi immerse in un sistema nel quale chiedere autorizzazione diventa la norma e decidere autonomamente l’eccezione.
Il nodo teologico e psicologico è particolarmente delicato quando alla volontà della superiora viene attribuito un significato religioso assoluto.
Se l’autorità umana viene percepita come interprete diretta della volontà divina, opporsi può diventare enormemente difficile. Il dissenso rischia di non essere vissuto soltanto come disobbedienza alla superiora, ma come una possibile infedeltà alla propria vocazione o persino a Dio.
È in questo spazio che, secondo l’analisi proposta da Marzano, può svilupparsi una particolare vulnerabilità all’abuso di potere.
Umiliazioni, controllo e violenza
Le testimonianze raccolte nel volume descrivono esperienze molto diverse.
Si parla di pressioni psicologiche, umiliazioni, limitazioni della libertà personale, controllo delle relazioni, interferenze nelle decisioni sanitarie e, in alcuni racconti, violenze fisiche o sessuali.
Si tratta di testimonianze individuali raccolte all’interno di un’indagine qualitativa e non di una fotografia statistica di tutte le comunità religiose femminili. Proprio per questo il punto del libro non sembra essere quello di affermare che ogni convento funzioni secondo le stesse dinamiche.
La domanda è piuttosto un’altra: perché racconti provenienti da esperienze differenti presentano, in alcuni casi, meccanismi di potere simili?
Ed è qui che l’indagine si sposta dall’episodio alla struttura.
La violenza tra donne rompe uno stereotipo
Uno degli aspetti più scomodi messi in evidenza dal volume è che la sopraffazione può svilupparsi anche tra religiose.
L’immaginario pubblico tende spesso ad associare l’abuso nella Chiesa al rapporto tra un ecclesiastico uomo e una vittima subordinata.
Ancelle mostra invece che il genere dell’autorità non elimina automaticamente il rischio di abuso.
Una superiora può esercitare un potere fortemente invasivo su una consorella. Una responsabile della formazione può controllare la vita di una novizia. Una struttura fortemente gerarchica può produrre dinamiche coercitive anche quando tutti i suoi membri sono donne.
La questione diventa allora meno semplice: non basta chiedersi chi eserciti il potere, ma come quel potere sia organizzato e quali limiti effettivi incontri.
Il nuovo volto dei conventi italiani
A questo tema si aggiunge quello della crescente presenza delle religiose straniere.
Il calo delle vocazioni in Italia e il progressivo invecchiamento delle comunità hanno modificato profondamente la composizione di molti istituti.
Religiose provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina e dall’Europa orientale costituiscono ormai una componente sempre più importante della vita consacrata nel Paese.
Ma, stando alle testimonianze raccolte nel libro, l’integrazione può essere accompagnata da profonde disuguaglianze.
Le suore straniere e i lavori più umili
Marzano riferisce racconti nei quali alle religiose straniere sarebbero riservati più frequentemente lavori domestici e assistenziali: cucina, lavanderia, pulizie e cura delle consorelle anziane.
In alcune comunità descritte dalle intervistate si creerebbe così una divisione informale: da una parte religiose italiane più anziane con funzioni direttive o destinatarie di assistenza, dall’altra consorelle straniere impiegate prevalentemente nelle attività materiali e di cura.
Il libro utilizza, sulla base di queste testimonianze, l’espressione particolarmente forte di “inferiorizzazione semi-coloniale”.
Una definizione che non pretende di descrivere indistintamente tutti gli istituti religiosi, ma che vuole evidenziare il rischio di rapporti diseguali fondati contemporaneamente su gerarchia religiosa, provenienza geografica e dipendenza economica.
Il controllo dell’autonomia
Un elemento particolarmente delicato riguarda la possibilità, per una religiosa, di costruirsi strumenti di autonomia al di fuori della comunità.
Secondo alcuni racconti contenuti nel volume, l’accesso a studi e qualifiche professionali potrebbe essere ostacolato quando queste competenze rischiano di rendere una religiosa più indipendente.
In altri casi emerge il tema del controllo dei documenti personali.
Per una donna proveniente da un altro Paese, la dipendenza dall’istituto può assumere quindi una dimensione ancora più profonda: non soltanto spirituale o economica, ma anche amministrativa e professionale.
Più difficile è immaginare un’alternativa fuori dalla comunità, maggiore può diventare il costo personale della decisione di andarsene.
Il razzismo dentro le comunità
Nelle testimonianze compare inoltre esplicitamente il tema del razzismo.
Il libro riporta giudizi e stereotipi rivolti in particolare alle religiose africane e latinoamericane: generalizzazioni sulla loro cultura, sul loro atteggiamento verso il lavoro o perfino sulle motivazioni della loro vocazione.
Marzano sostiene che, in alcuni dei casi studiati, la diffidenza nei confronti delle religiose immigrate arrivi ad assumere apertamente «le sembianze del razzismo».
È uno degli aspetti più destabilizzanti dell’inchiesta, proprio perché riguarda comunità fondate, almeno idealmente, sulla fraternità e sull’uguaglianza spirituale.
La crisi delle vocazioni cambia gli equilibri
Dietro questi fenomeni esiste anche un cambiamento demografico profondo.
La drastica diminuzione delle vocazioni religiose nei Paesi europei ha prodotto comunità sempre più anziane e dipendenti dall’arrivo di nuove consacrate provenienti dal resto del mondo.
La presenza delle religiose straniere diventa quindi, in molti casi, essenziale per garantire la continuità degli istituti.
Questo introduce una contraddizione che l’inchiesta porta alla luce: donne indispensabili alla sopravvivenza di una comunità possono, nello stesso tempo, trovarsi nelle posizioni meno prestigiose e più dipendenti della sua gerarchia interna.
Non solo vittime e carnefici: il problema del sistema
La forza del lavoro di Marzano sta soprattutto nel tentativo di superare la spiegazione fondata esclusivamente sulle personalità individuali.
Naturalmente ogni abuso possiede un autore e responsabilità specifiche.
Ma se forme analoghe di controllo, dipendenza e sopraffazione emergono in contesti differenti, la domanda sociologica diventa inevitabile.
Quali caratteristiche dell’organizzazione possono favorirle?
La forte verticalità dell’autorità?
La difficoltà di rivolgersi a organismi indipendenti?
L’idea spirituale dell’obbedienza?
La dipendenza economica?
L’isolamento dal mondo esterno?
La convinzione che il conflitto interno debba rimanere dentro la comunità?
È nell’intreccio di questi elementi che Ancelle cerca le proprie risposte.
Un libro sul potere prima ancora che sugli abusi
L’inchiesta finisce così per andare oltre il mondo conventuale.
Il vero oggetto del libro è il potere: come nasce, come viene giustificato, come si interiorizza e che cosa accade quando chi lo esercita incontra pochissimi contrappesi.
L’obbedienza religiosa può essere liberamente scelta e vissuta come parte di una vocazione autentica. Ma proprio per questo la distinzione tra obbedienza e soggezione diventa fondamentale.
Una scelta spirituale conserva significato soltanto finché rimane realmente una scelta.
Quando la capacità di decidere viene progressivamente erosa, il confine tra formazione e controllo diventa molto più difficile da individuare.
Ed è su quel confine che Marco Marzano concentra la propria indagine.
Marco Marzano
Marco Marzano è sociologo e docente universitario, studioso dei fenomeni religiosi contemporanei e delle dinamiche di potere nelle organizzazioni.
Insegna Sociologia all’Università di Bergamo e ha dedicato numerosi lavori alla Chiesa cattolica, al clero e alle trasformazioni del mondo religioso.
Tra le sue opere più note figura “La casta dei casti. I preti, il sesso, l’amore”, pubblicato nel 2021, un’indagine sul clero cattolico e sul rapporto tra celibato, affettività e struttura ecclesiastica.
Con Ancelle, lo sguardo si sposta sulle donne consacrate.
E la domanda conclusiva diventa forse quella più difficile: quando un abuso non è soltanto il comportamento deviato di un individuo, ma il prodotto possibile di un sistema, quanto è sufficiente punire chi ha abusato senza modificare il sistema stesso?
