(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - La crisi nel Corno d’Africa entra in una fase più delicata. Le relazioni tra Etiopia ed Eritrea sono precipitate fino alla rottura diplomatica, mentre nelle ultime ore si è aperto un ulteriore fronte tra Addis Abeba e Il Cairo. Di fronte all’escalation, l’Unione Africana ha chiesto ai tre Paesi di esercitare la massima moderazione e di evitare azioni o dichiarazioni capaci di aggravare ulteriormente la situazione.
Il deterioramento dei rapporti tra Etiopia ed Eritrea è arrivato dopo la decisione di Addis Abeba di chiudere la propria ambasciata ad Asmara e dichiarare persona non grata dieci diplomatici eritrei, accusandoli di attività considerate una minaccia per la sicurezza nazionale. L’Eritrea ha risposto annunciando la rottura di tutte le relazioni diplomatiche con l’Etiopia.
La crisi si inserisce in un quadro regionale già particolarmente complesso. Nel nord dell’Etiopia sono ripresi i combattimenti nella regione del Tigray, mentre il governo di Addis Abeba accusa Eritrea, Egitto e Sudan di sostenere, in forme diverse, le forze che si oppongono al governo federale. Le accuse sono state respinte dai Paesi chiamati in causa.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche lo scontro diplomatico con l’Egitto. L’Etiopia ha dichiarato persona non grata un diplomatico egiziano e gli ha ordinato di lasciare il Paese entro 48 ore. Il Cairo ha risposto con un provvedimento analogo nei confronti di un funzionario dell’ambasciata etiope.
Non è un dettaglio secondario. Etiopia ed Egitto sono da tempo divisi dalla questione della Grande diga etiope sul Nilo, mentre per Addis Abeba l’accesso al Mar Rosso rappresenta una questione strategica di lungo periodo.
È proprio questo il tema che avevamo già seguito nei giorni scorsi, quando l’Etiopia aveva portato alle Nazioni Unite la questione dell’accesso al mare, sostenendo la necessità di trovare una soluzione diplomatica. Da allora il quadro regionale è però diventato molto più teso, con la crisi diplomatica con l’Eritrea che si è trasformata in una rottura formale.
L’Unione Africana ha scelto per ora la strada della diplomazia. La Commissione dell’organizzazione continentale ha invitato Etiopia, Eritrea ed Egitto a mantenere aperti i canali di comunicazione e ad affrontare le rispettive controversie attraverso i canali diplomatici e il dialogo pacifico. Ha inoltre dichiarato la propria disponibilità a sostenere eventuali iniziative di distensione.
Il problema è che le diverse crisi regionali tendono ormai a sovrapporsi. La questione dell’accesso etiope al mare si intreccia con i rapporti con l’Eritrea, la disputa sulle acque del Nilo con l’Egitto e il conflitto interno nel Tigray con gli equilibri militari e politici dei Paesi vicini.
È quindi ancora presto per parlare di un conflitto regionale già consolidato. Ma la combinazione di rotture diplomatiche, combattimenti nel nord dell’Etiopia e rivalità tra Stati rende il Corno d’Africa uno dei principali punti di attenzione della geopolitica africana.
Per l’Unione Africana, il primo obiettivo è impedire che le tensioni superino il livello diplomatico e militare attualmente osservato. La richiesta di moderazione arriva proprio nel momento in cui le crisi bilaterali stanno iniziando a convergere in un unico problema regionale.
Ed è questo il passaggio da seguire nelle prossime ore e nei prossimi giorni: capire se la diplomazia riuscirà a mantenere aperti i canali tra Addis Abeba, Asmara e Il Cairo, oppure se la crescente sovrapposizione delle crisi finirà per rendere ancora più difficile una soluzione negoziata.
