(AGENPARL) - Roma, 1 Ottobre 2026 - Salvaguardare la filiera, riequilibrare i rapporti economici lungo la catena produttiva e tutelare competenze e capacità produttiva sono i punti al centro del Piano strategico che CNA Federmoda ha presentato alle istituzioni nel corso dell’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera sul settore tessile. Un piano che mette al centro le condizioni di chi produce ogni giorno e che, secondo CNA Federmoda Milano, assume particolare rilevanza in un territorio come quello milanese, dove la moda rappresenta uno degli asset distintivi dell’economia e dell’identità produttiva.
Il comparto nazionale conta oltre 83mila imprese e 456mila addetti, con il 96% delle aziende costituito da micro e piccole imprese. Tra il 2009 e il 2025 sono state perse oltre 30mila imprese, pari a una riduzione del 26,5%: non solo un dato numerico, ma il rischio di disperdere competenze e capacità produttiva che rappresentano una parte essenziale del Made in Italy. La fotografia nazionale trova una corrispondenza anche a Milano. Nel 2025 la provincia ha registrato 56,1 miliardi di euro di export complessivo; la moda rappresenta circa un quinto dei flussi di export, ma le esportazioni del comparto hanno registrato una contrazione del 7,7%.
“Proteggere la filiera significa proteggere il futuro stesso della moda sul territorio – sottolinea Nicoletta Fasani, presidente di CNA Federmoda Milano -. Milano ha un ruolo internazionale nella moda, ma questo sistema vive anche grazie a una rete di micro e piccole imprese, artigiani, laboratori e professionisti che ogni giorno trasformano creatività e design in prodotto. La perdita di oltre 30mila imprese ci dice che non possiamo dare per scontata la tenuta di questa rete: difenderla significa preservare competenze e capacità produttiva e, con esse, una parte fondamentale del nostro Made in Italy”.
Il Piano strategico di CNA Federmoda si articola attorno a tre pilastri: valore economico, valore sociale e valore ambientale, strettamente connessi tra loro.
Il primo pilastro è il valore economico. La priorità è il riconoscimento del giusto prezzo delle lavorazioni e la costruzione di rapporti contrattuali più equilibrati, secondo un principio di responsabilità condivisa lungo la filiera. Tra gli strumenti proposti figurano comitati distrettuali di filiera, una certificazione unica della moda, una Carta della filiera equa e un Osservatorio sul costo delle commesse, per rendere più trasparenti le condizioni economiche della produzione.
“Il giusto prezzo è una questione centrale – prosegue Fasani -. Alle micro e piccole aziende viene chiesto di garantire qualità, flessibilità, puntualità, sostenibilità e capacità di innovazione, mentre aumentano costi e adempimenti. Servono rapporti più equilibrati e un riconoscimento adeguato del valore delle lavorazioni, perché senza una base produttiva solida anche il sistema moda milanese rischia di indebolirsi”.
Il secondo pilastro è il valore sociale, a partire dalla tutela dell’occupazione e dalla necessità di rendere attrattivi i mestieri della moda. La difficoltà nel reperire alcune professionalità rischia di impoverire un patrimonio di competenze distintivo del Made in Italy. In questo quadro si inserisce l’Academy CNA Federmoda, pensata per rafforzare il rapporto tra formazione, imprese e mercato del lavoro e favorire la trasmissione delle competenze alle nuove generazioni.
Il terzo pilastro riguarda il valore ambientale, con la necessità di accompagnare la transizione verso modelli produttivi più sostenibili e trasformare sostenibilità e digitalizzazione in fattori di competitività. CNA Federmoda sostiene gli obiettivi europei in materia di ecodesign, economia circolare e Digital Product Passport, chiedendo però che la transizione non penalizzi le imprese di minori dimensioni. Il Digital Product Passport è una delle principali novità con cui le imprese sono chiamate a confrontarsi. Fasani ha intrapreso questo percorso nella propria esperienza imprenditoriale già nel novembre 2023, a dimostrazione che la digitalizzazione della filiera è una strada percorribile, ma che richiede strumenti adeguati rivolti alle microimprese.
Per questo CNA Federmoda chiede fondi dedicati, bandi accessibili e supporto tecnico, oltre a strumenti che rendano concretamente fruibili i fondi europei e nazionali per la transizione. Su questo fronte CNA Milano è già impegnata nell’accompagnamento delle imprese: da tre anni organizza webinar gratuiti sulla strategia europea per i prodotti tessili, per informare e formare gli associati e ridurre la distanza tra le nuove regole europee e la realtà quotidiana delle imprese. CNA Federmoda ritiene inoltre necessari controlli efficaci sui prodotti extra-UE, per garantire condizioni di concorrenza equilibrate, e chiede che le associazioni rappresentative del settore siano coinvolte fin dalla fase di definizione delle regole.
“La sostenibilità e il Digital Product Passport sono la chiave del futuro, ma la transizione deve essere alla portata di tutti – conclude Fasani -. Come imprenditrice ho intrapreso il percorso del DPP già nel novembre 2023 e so che è una strada percorribile, ma la digitalizzazione non deve diventare un ulteriore fattore di penalizzazione per i più piccoli. Come CNA Milano siamo in prima linea da tre anni per accompagnare le imprese sulle nuove regole europee. Le istituzioni ascoltino i territori: difendere la filiera significa dare strumenti reali a chi produce ogni giorno”.
