(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - L’Italia è una penisola che ha nel mare una delle sue principali matrici geografiche, economiche e culturali. Eppure, per lungo tempo, le coste sono rimaste ai margini della narrazione storica nazionale, considerate più come confini che come territori complessi. È proprio da questa lacuna che prende avvio Storia delle coste italiane. Un margine infranto, pubblicato da Rubbettino e firmato da Augusto Ciuffetti e Rossano Pazzagli. Il volume ricostruisce, in una prospettiva di lungo periodo, il progressivo spostamento dell’Italia verso il mare: dalle bonifiche e dalle prime infrastrutture ottocentesche allo sviluppo industriale, dall’affermazione del turismo di massa alla cementificazione, fino all’emergere delle grandi questioni ambientali contemporanee.
Le coste, nella lettura proposta dagli autori, non sono semplicemente una linea che separa terra e acqua. Sono territori vivi e fragili, nei quali si intrecciano paesaggio, economie, comunità, infrastrutture, città e campagne. Un “margine” che nel corso del Novecento è diventato sempre più centrale nello sviluppo del Paese, ma che proprio per questo è stato sottoposto a trasformazioni profonde, spesso capaci di spezzare antichi equilibri e relazioni con l’entroterra.
Augusto Ciuffetti è professore di Storia economica e di Storia sociale e delle pubbliche amministrazioni presso la Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche. Ha insegnato anche Storia dell’Adriatico e del Mediterraneo all’Università degli Studi di Macerata. È past president di RESpro – Rete di storici per i paesaggi della produzione, membro dell’Accademia Fulginia e socio onorario della Fondazione Fedrigoni di Fabriano.
Rossano Pazzagli è professore di Storia del territorio e dell’ambiente all’Università degli Studi del Molise, dove insegna anche Storia del turismo. È direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino. Studioso delle campagne e del mondo rurale, fa parte dell’Accademia dei Georgofili e della Società dei Territorialisti.
Con Ciuffetti e Pazzagli abbiamo ripercorso le principali trasformazioni che hanno ridisegnato i litorali italiani negli ultimi due secoli, cercando di capire quando e perché il margine costiero sia diventato uno dei centri dello sviluppo nazionale e quale lezione questa storia possa offrire oggi, di fronte alla necessità di ricostruire nuovi equilibri tra ambiente, economia, città, campagne e aree interne.
Insieme sono autori di Storia delle coste italiane. Un margine infranto, edito da Rubbettino, un volume che propone una lettura di lungo periodo delle trasformazioni dei litorali italiani e del loro ruolo nella costruzione economica, sociale, ambientale e culturale dell’Italia contemporanea.
Domanda. Nel libro definite la costa non come una semplice linea di confine tra terra e mare, ma come un territorio complesso, fatto di relazioni economiche, sociali e ambientali. In che modo questa prospettiva cambia il nostro modo di leggere la storia dell’Italia contemporanea?
PAZZAGLI – Si, la costa non è un semplice perimetro, ma un ecosistema complesso e fragile, elemento cruciale e per molti aspetti fondativo dell’identità italiana, una componente territoriale che per lunghezza e rilevanza non è possibile trascurare. Per questo abbiamo voluto farne la storia, con un intento non tanto descrittivo quanto interpretativo, per vedere come abbiamo trattato i nostri litorali, come abbiamo affrontato il tema delle relazioni tra le coste e l’entroterra e come esse siano diventate parte preponderante della questione ambientale. Così, nella storia delle coste italiane negli ultimi due secoli possiamo trovare una chiave per capire la trasformazione dell’intero Paese e il suo sviluppo squilibrato: da quando le zone costiere erano considerate marginali, malsane o poco sicure, alle bonifiche, alle infrastrutture e alle industrie che hanno avvicinato progressivamente le popolazioni al mare, fino alla forte accelerazione della seconda metà del ‘900 con lo sviluppo turistico e la massiccia urbanizzazione dei litorali, che ha determinato fenomeni speculari come l’abbandono delle aree interne e, appunto, l’intensificazione urbanistica e produttiva delle coste. Uno squilibrio da correggere.
Domanda. Parlate di un’Italia che, tra Ottocento e Novecento, è progressivamente “scivolata verso il mare”: turismo, industria, infrastrutture, urbanizzazione e crescita demografica hanno trasformato profondamente i litorali. Qual è stato, secondo voi, il passaggio decisivo che ha portato il “margine” costiero a diventare uno dei centri dello sviluppo del Paese?
CIUFFETTI – Sono due le fasi nella storia contemporanea del nostro Paese che hanno trasformato la linea di costa: il primo decollo industriale che si colloca tra la fine dell’Ottocento e l’età giolittiana, il quale ha comportato una prima “occupazione” delle coste sia sotto il profilo economico, sia dal punto di vista turistico; il secondo decollo industriale noto come “miracolo economico” degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Mentre il primo ha riguardato soprattutto il Settentrione ed è stato veicolato dalla costruzione di infrastrutture (strade, ferrovie, porti) e dall’espansione delle città portuali, il secondo è stato più incisivo e profondo e ha davvero modificato le coste italiane. Gli anni Sessanta, ma anche Settanta, sono quelli dello sviluppo del turismo di massa, delle speculazioni edilizie, della cementificazione delle coste (non solo con l’espansione delle città, ma anche con l’ampliamento della rete autostradale) e della costruzione di grandi poli industriali che ha riguardato anche il Meridione. È in questa fase che la costa è diventato il nuovo centro dello sviluppo del Paese, ma anche lo spazio del degrado ambientale, dell’inquinamento, della perdita di un immenso patrimonio naturale e della definitiva omologazione culturale.
Domanda. Il sottotitolo del libro è Un margine infranto e richiama le fratture prodotte dalla cementificazione, dallo sviluppo squilibrato e dalla perdita dei tradizionali rapporti tra coste ed entroterra. Quale lezione può offrire la storia delle coste italiane alle politiche di tutela, pianificazione e adattamento ambientale del presente?
CIUFFETTI – PAZZAGLI Innanzitutto, quella di rimettere al centro il territorio, partendo dalla sua dimensione visibile costituita dal paesaggio, frutto dell’incontro tra uomo e natura. Tra industria e turismo, quello delle coste italiane è stato in massima parte uno sviluppo deterritorializzato, cioè privato di ogni specificità o legame territoriale, teso a soddisfare esigenze e appetiti esogeni, piuttosto che i bisogni delle comunità locali, a privilegiare gli obiettivi della crescita economica anziché il benessere e l’equilibrio delle rispettive realtà e degli abitanti. Un margine che in vari modi è stato infranto con una moltitudine di attività e interventi e che ora richiede una nuova attenzione. Insomma, non una linea ma un territorio che deve essere governato tenendo insieme ambiente, economia, mare, città e campagne. La ricostruzione di relazioni economiche, sociali e culturali tra le zone costiere e l’entroterra appare un obiettivo primario per sperimentare altri modelli di sviluppo e stili di vita. La storia delle coste, con i tanti esempi descritti nel libro, ci consegna in definitiva la necessità di rivedere radicalmente il modello economico per andare verso una effettiva sostenibilità. In definitiva serve una nuova visione di Paese, tornando ad utilizzare gli strumenti di un’effettiva programmazione, di una reale pianificazione. Si tratta di ristabilire nuovi equilibri territoria
