(AGENPARL) - Roma, 23 Settembre 2026 - In questa fase delicata del percorso politico e nazionale della Libia, appare sempre più importante compiere un passo coraggioso e responsabile: scegliere un Primo Ministro libico neutrale, non schierato né con l’Est né con l’Ovest e non affiliato ad alcuna fazione politica o militare.
La Libia non ha bisogno di un governo che rappresenti una parte contro un’altra, né di riprodurre formule di spartizione del potere o di riportare al centro della scena gli stessi protagonisti politici. Ha bisogno, invece, di un governo che rappresenti tutti i libici e che sia guidato da una figura capace di dialogare con tutte le parti, rassicurare i diversi interlocutori e creare le condizioni per l’unificazione delle istituzioni statali e il superamento della divisione dell’autorità esecutiva.
La scelta di un Primo Ministro che goda di un ampio consenso sociale e politico, privo di conflitti personali o di logiche di rivalsa, potrebbe contribuire a ridurre le tensioni, ricostruire la fiducia tra i libici e creare le condizioni politiche, di sicurezza e giuridiche necessarie per lo svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari libere, trasparenti e credibili, capaci di porre fine alla fase transitoria.
Al contrario, il protrarsi della divisione istituzionale o l’imposizione di un nuovo governo attraverso logiche di predominio o di spartizione del potere rischierebbe di aumentare l’incertezza e di esporre a maggiori rischi gli interessi di tutti: non soltanto quelli del popolo libico, ma anche quelli dei Paesi coinvolti nel dossier libico e dell’intera regione.
Egitto, Turchia, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Qatar e altri Paesi hanno interessi strategici, di sicurezza, economici e politici in Libia, sebbene con priorità e approcci differenti. La tutela sostenibile di tali interessi è difficile da garantire in uno Stato diviso, caratterizzato da istituzioni parallele e da un’autorità esecutiva contestata.
Per questo motivo, la responsabilità non ricade soltanto sui libici. Essa riguarda anche la comunità internazionale e, in particolare, gli Stati che esercitano una maggiore influenza sul dossier libico. L’obiettivo dovrebbe essere quello di mettere l’interesse nazionale della Libia e gli interessi strategici condivisi al di sopra delle ambizioni individuali e degli interessi di quei gruppi che sono diventati parte dell’attuale stallo politico e che continuano a difendere posizioni di potere a scapito della costruzione dello Stato e della stabilità.
L’obiettivo non dovrebbe essere la vittoria di un Paese sull’altro, né quella di una parte libica sull’altra. La priorità dovrebbe essere far convergere gli interessi di tutti attorno a un obiettivo chiaro: una Libia unita e stabile, con istituzioni statali unificate, capace di amministrare le proprie risorse, proteggere i propri confini e costruire relazioni equilibrate con tutti i Paesi.
In questa prospettiva, la priorità dovrebbe essere sostenere un percorso chiaro verso la formazione di un governo unificato, dotato di un mandato preciso e di una durata limitata, guidato da una figura neutrale e ampiamente accettata, non schierata né con l’Est né con l’Ovest e non rappresentativa di una parte contro l’altra.
La sua missione principale dovrebbe essere quella di unificare le istituzioni dello Stato, rispondere alle necessità dei cittadini e preparare il Paese alle elezioni.
Ma neutralità non significa isolamento. Al contrario, la figura chiamata a guidare questa fase dovrebbe essere soprattutto capace di comunicare con tutti, ascoltare tutte le parti, costruire ponti tra posizioni contrapposte e mantenere aperti i canali di dialogo anche nei momenti di maggiore tensione.
È tempo che l’interesse nazionale libico, la stabilità regionale e gli interessi strategici condivisi diventino il criterio principale delle scelte politiche, mettendo al centro lo Stato e il futuro del Paese, anziché gli interessi di singoli individui o di centri di potere temporanei.
Una Libia unita non dovrebbe essere il risultato della vittoria di una parte sull’altra, ma della capacità di tutte le parti di convergere attorno allo stesso interesse nazionale. E questo richiede una leadership neutrale, ampiamente accettata, indipendente dalle contrapposizioni tra Est e Ovest e, soprattutto, capace di comunicare con tutti.

Libya: The path toward a neutral government and unified institutions
At this delicate stage in Libya’s political and national journey, it is becoming increasingly important to take a courageous and responsible step: choosing a neutral Libyan Prime Minister, aligned with neither the East nor the West and unaffiliated with any political or military faction.
Libya does not need a government that represents one side against another, nor does it need to reproduce power-sharing arrangements or bring the same political figures back to the center of the scene. Instead, it needs a government that represents all Libyans and is led by a figure capable of engaging in dialogue with all sides, reassuring the various stakeholders, and creating the conditions necessary to unify state institutions and overcome the division of executive authority.
Choosing a Prime Minister who enjoys broad social and political acceptance, who is free from personal conflicts and driven by neither revenge nor retaliation, could help reduce tensions, rebuild trust among Libyans, and create the political, security, and legal conditions necessary to hold free, transparent, and credible presidential and parliamentary elections capable of bringing the transitional phase to an end.
Conversely, the continuation of institutional division or the imposition of a new government through a logic of dominance or power-sharing could increase uncertainty and expose everyone’s interests to greater risks—not only those of the Libyan people, but also those of the countries involved in Libya and of the region as a whole.
Egypt, Türkiye, France, the United States, the United Kingdom, the United Arab Emirates, Qatar, and other countries have strategic, security, economic, and political interests in Libya, although their priorities and approaches differ. Safeguarding these interests in a sustainable manner is difficult in a divided state characterized by parallel institutions and a contested executive authority.
For this reason, responsibility does not rest solely with the Libyans. It also concerns the international community and, in particular, the states that exercise greater influence over the Libyan file. The objective should be to place Libya’s national interest and shared strategic interests above individual ambitions and the interests of groups that have become part of the current political stalemate and continue to defend positions of power at the expense of state-building and stability.
The objective should not be the victory of one country over another, nor the victory of one Libyan side over another. The priority should be to bring everyone’s interests together around a clear objective: a united and stable Libya, with unified state institutions, capable of managing its own resources, protecting its borders, and building balanced relations with all countries.
From this perspective, the priority should be to support a clear path toward the formation of a unified government with a precise mandate and a limited term, led by a neutral and broadly accepted figure who is aligned with neither the East nor the West and who does not represent one side against another.
Its primary mission should be to unify state institutions, respond to the needs of citizens, and prepare the country for elections.
But neutrality does not mean isolation. On the contrary, the person called upon to lead this phase should above all be capable of communicating with everyone, listening to all sides, building bridges between opposing positions, and keeping channels of dialogue open even during periods of heightened tension.
It is time for Libya’s national interest, regional stability, and shared strategic interests to become the principal criteria guiding political choices, placing the state and the country’s future at the center rather than the interests of individuals or temporary centers of power.
A united Libya should not be the result of one side’s victory over another, but of the ability of all sides to converge around the same national interest. This requires neutral, broadly accepted leadership, independent of the divisions between East and West and, above all, capable of communicating with everyone.

